Trieste, Michele Boldrin scuote politica: «ORA! ci sarà a Comunali 2027, città torni punto di riferimento» (VIDEO)

ORA! sarà presente alle elezioni comunali di Trieste del 2027. E per Michele Boldrin il capoluogo giuliano ha davanti una possibilità enorme: trasformare ricerca, scienza, università e Porto Vecchio in motori di innovazione, imprese e lavoro qualificato. Ma per riuscirci, sostiene Boldrin, servirà una classe dirigente profondamente diversa, capace di capire il mondo che cambia e di smettere di costruire l’identità della città guardando soltanto al passato.
È un’intervista ampia e senza mezze misure quella concessa da Michele Boldrin a Trieste Cafe. Quindici minuti nei quali l’economista e figura di primo piano di ORA! affronta politica nazionale e locale, legge elettorale, Meloni e Schlein, crescita del movimento, intelligenza artificiale, futuro economico dell’Italia e soprattutto Trieste.
E proprio sul capoluogo giuliano arriva una delle dichiarazioni politicamente più rilevanti: ORA! intende essere presente alle prossime Comunali e sta lavorando a una collaborazione con altre forze dell’area di centro.
Il nuovo libro? «È ancora in fieri»
L’intervista parte dal nuovo libro di Boldrin. Ma la prima risposta chiarisce subito un punto.
«Un nuovo libro non c’è. Il nuovo libro è in fieri perché, preso dagli impegni, non l’abbiamo mai finito. Però lo finiamo di sicuro per l’anno che viene».
Il messaggio che dovrebbe attraversarlo, però, è già chiarissimo.
Boldrin richiama una celebre espressione di Alberto Forchielli, con il quale aveva dato vita a DRIN, esperienza dalla quale sarebbe poi maturato il percorso che ha portato a ORA!: bisogna muoversi.
La ragione è nel giudizio estremamente severo che Boldrin dà della situazione italiana.
«La situazione, anche se sembra tranquilla, la situazione economica e sociale italiana è, io credo, pessima».
E l’allarme riguarda soprattutto il futuro.
«I prossimi vent’anni per l’Italia saranno difficili»
Boldrin individua nei giovani, e più in generale in chi ha davanti ancora decenni di vita lavorativa, la fascia che rischia di pagare maggiormente l’immobilismo del Paese.
«Ci aspettano anni pesanti con i cambiamenti che vengono, specialmente per i più giovani».
Quando parla di giovani, precisa, non si riferisce soltanto ai ventenni.
«Più giovani vuol dire chiunque abbia venti-trent’anni davanti di vita, perché i prossimi vent’anni per l’Italia saranno difficili».
Il problema, secondo Boldrin, è una politica che da troppo tempo avrebbe smesso di occuparsi seriamente del futuro.
«La politica italiana ormai da decenni sembra ignorare il futuro».
Ed è proprio per tentare di dare «una sveglia», sostiene, che è nata ORA!.
Legge elettorale, attacco durissimo: «Una truffa al quadrato»
Il tono sale quando il confronto si sposta sulla legge elettorale.
Boldrin non indica un modello unico ideale, ma chiede un sistema sostanzialmente proporzionale, con soglie e capace di rispettare la pluralità della società italiana.
Poi attacca duramente l’ipotesi in discussione e, in particolare, l’aumento delle firme richieste alle liste che non sono già rappresentate in Parlamento.
Secondo Boldrin, una simile impostazione avrebbe l’effetto di blindare il sistema.
«Chi è dentro, chi è fuori», sintetizza.
Il leader di ORA! vede dietro questo meccanismo un tentativo di ridurre la politica italiana a uno scontro tra due grandi campi contrapposti, modello che considera inadatto a un Paese molto più eterogeneo.
«Dover ridurre la politica italiana a far finta che siamo l’America, in cui c’è lo scontro tutti da un lato, tutti dall’altro, con i capetti simbolici che guidano le armate, le tribù che lottano, a mio avviso è dannosissimo».
E arriva a definire l’ipotesi di riforma «pericolosa, antidemocratica» e, a suo giudizio, anche «anticostituzionale».
La conclusione è una delle frasi più forti dell’intervista: «Questa è una truffa al quadrato».
Meloni e Schlein? «Due bandierine di colore diverso»
Alla domanda se Giorgia Meloni ed Elly Schlein rappresentino davvero due alternative politiche sostanziali, Boldrin risponde senza esitazioni.
«In realtà sono molto simili».
Il riferimento non è naturalmente alle identità politiche, ma alle politiche economiche e sociali che, secondo Boldrin, non affronterebbero le questioni strutturali del Paese.
Il leader di ORA! mette sul tavolo scuola, mercato del lavoro, mercato finanziario e giustizia.
«Fare nulla, fare mille promesse retoriche e non cambiare nulla», è la sua sintesi.
Secondo Boldrin, la scuola avrebbe «un disperato bisogno di riforma», mentre anche la giustizia richiederebbe un intervento molto più ampio rispetto al solo dibattito sugli organi di autogoverno della magistratura.
Salari, giovani che se ne vanno e un Paese che «sta regredendo»
L’analisi diventa soprattutto economica.
Boldrin parla di un’Italia bloccata da rendite e privilegi di gruppi che, a suo giudizio, ostacolano la crescita. E mette al centro una questione che riguarda direttamente anche Trieste: la perdita di giovani e lavoratori qualificati.
«La gioventù, e non solo la gioventù, anche i quarantenni che scappano perché non riescono a realizzarsi in questo Paese rappresenta una perdita enorme».
Poi affronta il tema dei salari.
«Tutti dicono che i salari non crescono. Anzi calano. E per forza, ma continueranno a calare».
Il rischio, secondo Boldrin, è quello di produrre una fascia sempre più ampia di persone costrette a vivere arrangiandosi, nonostante le potenzialità economiche e umane dell’Italia.
Il turismo non basta: «I salari sono bassi»
Nel ragionamento entra anche il turismo, uno dei grandi temi della trasformazione recente di Trieste.
Boldrin ne mette in evidenza un limite strutturale.
«Tutti i giorni pubblicano il dato delle persone che si lamentano: il turismo paga salari bassi. E ciò lo so».
Secondo l’economista, la ricchezza generata dal turismo tende a concentrarsi maggiormente in chi possiede beni e proprietà di particolare valore, mentre buona parte dell’occupazione resta caratterizzata da retribuzioni contenute.
Per questo, nella sua visione, il turismo non può rappresentare da solo la risposta ai problemi di crescita economica di un territorio.
«Meloni e Schlein non propongono il cambiamento»
Il giudizio sui due principali schieramenti ritorna quindi in maniera ancora più netta.
«Meloni e Schlein non propongono il cambiamento, semplicemente alzano due bandierine di colore diverso».
Boldrin descrive il confronto politico italiano come eccessivamente concentrato sullo scontro identitario.
«Si urlano addosso: comunista, fascista, democratico, antidemocratico. Una battaglia ideologica priva di senso».
La sua ricetta è una rottura con gli equilibri costruiti negli ultimi decenni.
«Per quarant’anni non abbiamo fatto riforme. Stiamo regredendo. Cambiamo politica, partiti e dirigenza politica».
ORA! vuole crescere: «In meno di un anno siamo all’1,2%»
Boldrin rivendica quindi il percorso della sua formazione politica.
«ORA! nasce spontaneamente ed è cresciuta così rapidamente. In meno di un anno dalla nascita del partito siamo nei sondaggi all’1,2».
Si tratta di un dato citato dallo stesso Boldrin nel corso dell’intervista e non accompagnato, nel dialogo, dall’indicazione della fonte del sondaggio.
Il leader lamenta inoltre una scarsissima attenzione da parte dei grandi mezzi d’informazione.
«La televisione ci ignora, i grandi giornali fanno finta che non ci siamo».
Parallelamente, sostiene che gli eventi organizzati dal movimento riescano a richiamare numerose persone, soprattutto giovani, e parla anche di interesse da parte degli italiani che vivono all’estero.
L’obiettivo dichiarato è crescere sulla base delle proposte.
Tagliare bonus e sussidi, poi ridurre le tasse
Sul piano economico Boldrin rivendica una linea politicamente non semplice.
«Abbiamo avuto il coraggio di dire: c’è da tagliare tutta una serie di sussidi, tutta una serie di bonus e c’è da tagliare le tasse dopo aver tagliato le spese».
Quanto alle alleanze, ORA! non chiude la porta alle forze che condividano gli stessi obiettivi.
Boldrin cita alcuni partiti del cosiddetto centro, osservando che diverse di queste formazioni provengono politicamente dall’area del Partito Democratico.
«Noi siamo apertissimi al confronto. Ci alleiamo con tutti quelli che vogliono fare le stesse cose».
Non pone quindi un veto nominale, ma una discriminante programmatica.
Il confronto con Vannacci: Boldrin attacca la «politica spettacolo»
Uno dei passaggi più accesi nasce dal confronto tra ORA! e Futuro Nazionale, guidato dal generale Roberto Vannacci.
Alla domanda se il maggiore consenso attribuito a una politica più aggressiva e basata sugli slogan possa indicare una preferenza degli italiani per quel tipo di comunicazione, Boldrin risponde distinguendo innanzitutto le condizioni di partenza.
A suo giudizio Vannacci avrebbe beneficiato della precedente esposizione ottenuta attraverso la Lega.
E respinge con forza l’idea che il generale sia escluso dai media.
«Mi sembra una bugia. Veramente è dappertutto».
Da qui in avanti le valutazioni diventano fortemente polemiche e sono integralmente riconducibili a Boldrin.
L’economista accusa Vannacci di rappresentare una sintesi di alcune tendenze che, a suo giudizio, una parte della destra italiana avrebbe coltivato negli ultimi quindici anni, citando nazionalismo, immigrazione, razzismo e maschilismo.
Si tratta, evidentemente, di valutazioni politiche personali di Boldrin, espresse nel corso dell’intervista e non di giudizi fatti propri dalla testata.
Secondo Boldrin, il successo di Vannacci sarebbe legato anche alla capacità di raccogliere elettorato precedentemente distribuito tra le altre forze della destra e di sintetizzarne alcuni messaggi in una figura fortemente riconoscibile.
«Non promettiamo il paradiso in terra»
Boldrin rivendica una differenza di metodo.
«Noi chiediamo alla gente di ragionare e non promettiamo il paradiso in terra. Non promettiamo la soluzione facile».
Sul tema dell’immigrazione, distingue inoltre il problema dell’ordine pubblico dalle questioni economiche strutturali.
A suo giudizio, gli stranieri irregolari che commettono reati dovrebbero essere rimpatriati o comunque posti in condizioni di non nuocere. Ma, sottolinea, risolvere questa questione non avrebbe alcuna capacità di affrontare problemi come produttività, salari, scuola, università e innovazione tecnologica.
«Non crea di sicuro salari alti, non ci rende protagonisti mondiali dell’intelligenza artificiale, non migliora la scuola, non porta le nostre università in cima al mondo».
La battuta: «Non sono abbronzato, non esibisco i muscoli»
Il confronto sul diverso stile politico porta Boldrin anche all’ironia.
Parlando della comunicazione spettacolare, osserva che probabilmente il sistema mediatico ha trovato «un intrattenitore più bravo di Boldrin».
Poi scherza su se stesso:
«Non sono abbronzato. Non esibisco i muscoli. Non ho le collanine».
Per tornare subito al punto politico:
«La situazione è seria. Bisognerebbe provare a mettersi assieme e fare delle cose serie».
Intelligenza artificiale: «Il problema è che noi non ci siamo»
Dalla politica si passa all’intelligenza artificiale.
Boldrin riconosce rischi e opportunità, ma aggiunge immediatamente una terza preoccupazione: la debolezza dell’Italia nel settore.
«C’è da preoccuparsi che non ci siamo noi, che non abbiamo aziende che lo facciano».
Secondo Boldrin, una larga parte dei lavoratori italiani non possiede ancora competenze adeguate né nella creazione né nell’utilizzo avanzato delle nuove tecnologie.
Il vero problema diventa quindi costruire un sistema di istruzione e formazione in grado di accompagnare il cambiamento.
«Bisogna avere scuola, università, formazione continua che permetta a noi, ai lavoratori, agli italiani di utilizzarla e farla propria».
Il legame personale con Trieste e l’ICTP
Ed è proprio parlando di innovazione che l’intervista entra profondamente nel terreno triestino.
Boldrin racconta di avere un rapporto con Trieste che risale alla fine degli anni Novanta.
«Ho un legame con Trieste, al di là di essere veneto e di avere avuto amici qua, che risale alla fine degli anni ’90».
Ricorda in particolare l’esperienza all’ICTP, dove per diversi anni partecipò alla direzione di una scuola di economia matematica rivolta ai fisici insieme a un collega di origine brasiliana.
È da questa conoscenza diretta del sistema scientifico triestino che nasce una delle critiche più forti dell’intervista.
«Trieste non sfrutta abbastanza le sue grandi scuole internazionali»
Secondo Boldrin, la città possiede istituzioni scientifiche di livello internazionale, ma non sarebbe riuscita a integrarle sufficientemente nella propria struttura economica.
Parla di «incapacità dell’élite triestina di andare un po’ oltre» e di trasformare queste grandi realtà in una componente realmente propulsiva per la città.
L’obiettivo, nella sua visione, dovrebbe essere mettere ricerca e innovazione al centro della strategia economica.
«Il futuro, ma davvero il futuro che è oggi, che è domani, della ricchezza, della produzione, del lavoro, sta nell’utilizzo della scienza, dell’innovazione, della ricerca».
Non basta quindi avere eccellenze scientifiche sul territorio.
Bisogna «farle vivere in città».
Imprese, incubatori e spazi: la ricetta per Trieste
Boldrin immagina un rapporto molto più intenso tra istituzioni scientifiche, Comune, Regione e sistema produttivo.
«Occorre che nascano aziende, incubatori, occorre offrirgli spazi».
Il ruolo delle amministrazioni dovrebbe essere, nella sua visione, quello di creare condizioni favorevoli, mettere a disposizione risorse e assistere la nascita di nuove attività legate alla conoscenza.
E qui entra in scena uno dei luoghi simbolo del futuro di Trieste.
Porto Vecchio come grande campus dell’innovazione
Per Boldrin, Porto Vecchio potrebbe rappresentare uno degli spazi nei quali costruire questa nuova economia.
«Prima lei mi parlava di Porto Vecchio. Queste aree potrebbero essere un campus potenziale di innovazione dove le cose crescono».
Una visione molto precisa: non soltanto turismo, residenze o recupero immobiliare, ma spazi nei quali far incontrare ricerca, impresa e lavoro qualificato.
Boldrin sottolinea però che simili trasformazioni richiedono pazienza e disponibilità ad assumersi rischi.
L’esempio americano: «25 mila posti di lavoro di alto livello»
Per spiegare che cosa intende, Boldrin porta l’esperienza dell’università statunitense nella quale ha lavorato.
Racconta di una prestigiosa scuola di medicina, legata anche alla storia di Rita Levi Montalcini e capace di vantare numerosi premi Nobel, ma inizialmente molto concentrata sulla ricerca accademica.
Circa vent’anni fa, spiega, l’università decise consapevolmente di trasformare parte della ricerca in attività economica.
Il risultato, secondo il suo racconto, fu la crescita di un intero ecosistema.
«Ha generato nell’arco di vent’anni 25.000 posti di lavoro di alto livello».
Il punto non è replicare meccanicamente quel modello, ma dimostrare che la ricerca può diventare sviluppo economico.
«Non è che succedono solo in America. Può succedere anche a Trieste».
Comunali 2027, l’annuncio: «ORA! sarà presente»
Arriva quindi la domanda politica più importante per Trieste.
ORA! parteciperà alle elezioni comunali del 2027?
La risposta di Boldrin è inequivocabile:
«Assolutamente».
Il leader spiega che la formazione si è già fatta promotrice di un dialogo con altre forze politiche dell’area di centro disponibili alla collaborazione.
A livello cittadino, sostiene, ORA! dispone già di un programma specifico che dovrà essere progressivamente presentato e condiviso.
L’appello a Fabrizio Biscotti e alla struttura locale
Boldrin cita direttamente Fabrizio Biscotti, indicandolo come segretario regionale di ORA!, e lancia un messaggio alla struttura territoriale.
Il suo invito è quello di andare a confrontarsi maggiormente con le forze produttive esistenti, con le associazioni professionali, ma anche con quella parte di città che ancora non ha trovato lo spazio per esprimersi.
«Il futuro è di quelle persone che potrebbero fare le cose ma non hanno avuto ancora l’opportunità per provarci».
Una frase che sintetizza il progetto politico che Boldrin vorrebbe vedere applicato anche nel capoluogo giuliano.
«Trieste ha bisogno di una classe dirigente rinnovata»
Sul futuro amministrativo della città il giudizio è netto.
Comune e Regione, sottolinea Boldrin, dispongono anche di importanti margini di autonomia e potrebbero utilizzarli per liberare energie, sostenere innovazione e creare opportunità.
Ma serve una condizione.
«Ci vuole una classe dirigente rinnovata, una classe dirigente che capisce il mondo, sa come funziona la tecnologia».
E soprattutto una classe dirigente che non concepisca l’identità locale esclusivamente attraverso il passato.
«La nostra identità è nel costruire il futuro».
«Trieste deve ridiventare un punto di riferimento»
È probabilmente la frase più potente dell’intera parte locale dell’intervista.
Boldrin guarda alla storia della città e ne trae una lezione per il futuro.
«Trieste è un esempio perfetto, una città che era un punto di riferimento».
Ma, aggiunge, quella centralità non era un regalo.
«Non lo era perché gliel’aveva regalato il Padreterno, ma lo era perché chi viveva a Trieste faceva le cose».
La conclusione diventa quasi un manifesto:
«Bisogna fare le cose e ridiventare punto di riferimento».
E Boldrin lascia intendere che anche sul Porto di Trieste ci sarebbe molto da discutere e da fare.
Boldrin candidato sindaco a Trieste? «No»
L’intervista si chiude con una provocazione.
Dopo essere stato candidato sindaco a Venezia, potrebbe Boldrin pensare a un bis a Trieste?
La risposta è negativa.
Ricorda di essersi candidato a Venezia perché gli era stato chiesto da diversi gruppi cittadini e racconta, sorridendo, che qualcuno gli avrebbe proposto anche Padova.
«Ragazzi, no. Non è che posso. Divento la burla».
Per Trieste immagina invece una candidatura locale.
«Credo che Trieste abbia esseri umani, uomini e donne capaci di candidarsi e quindi auspico che esca una buona proposta».
Boldrin, dunque, non si candida personalmente, ma manda un messaggio politico chiarissimo: ORA! intende giocare la partita delle Comunali 2027.
E vuole farlo mettendo al centro un’idea precisa di città.
Non soltanto turismo.
Non soltanto il passato glorioso.
Ma ricerca, tecnologia, imprese, giovani, università, Porto Vecchio e lavoro qualificato.
Una Trieste che, nelle parole di Michele Boldrin, deve tornare a fare ciò che storicamente l’ha resa grande: muoversi, rischiare, innovare e costruire il futuro prima che siano gli altri a costruirlo al posto suo.
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🔥 Michele Boldrin a Trieste Cafe: «ORA! sarà presente alle Comunali 2027». Il leader di ORA! rilancia una Trieste fondata su ricerca, innovazione e imprese: «Porto Vecchio può diventare un campus dell’innovazione. La città deve tornare punto di riferimento».
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