Trieste, Fornasir rilancia: «La solidarietà sotto sfratto». Dambrosi solleva il caso delle cure all’aperto

L’assistenza ai migranti in piazza Libertà a Trieste accende il confronto sui social tra Lorena Fornasir, responsabile di Linea d’Ombra, e Roberta Dambrosi, consigliera della V Circoscrizione. Al centro dei due interventi ci sono le condizioni in cui viene prestato aiuto alle persone e le immagini pubblicate dall’associazione.
Fornasir denuncia quelli che considera ostacoli alla solidarietà e invita a sottoscrivere un appello rivolto al questore e al prefetto. Dambrosi interviene sulla fotografia di una persona con un dispositivo per la raccolta delle urine, sollevando interrogativi sull’adeguatezza degli spazi per determinati trattamenti e sulla riservatezza delle persone assistite.
Fornasir: «La solidarietà sotto sfratto»
Nel post riferito al 24 e 25 ottobre, Fornasir affida a poche righe una critica netta: «La solidarietà sotto sfratto. Lo svago, lo spritz, le attività commerciali valgono più delle vite migranti».
La responsabile di Linea d’Ombra invita quindi a continuare a firmare la petizione indirizzata al questore e al prefetto di Trieste, accompagnando il messaggio con un richiamo a sostenere l’associazione.
Le immagini allegate al post riportano ulteriori contestazioni alle limitazioni dell’attività di assistenza. Una, in particolare, presenta il caso di un giovane indicato come palestinese, arrivato alle 21 con un catetere, e contiene la scritta: «A Trieste è vietato curare i migranti dopo le 8 di sera». È la denuncia formulata nel materiale condiviso da Fornasir: nello screenshot non sono disponibili elementi sufficienti per verificare autonomamente la portata delle disposizioni richiamate.
Dambrosi pone il tema delle cure e della privacy
Sul caso interviene Roberta Dambrosi, che concentra la propria osservazione sulla fotografia del dispositivo sanitario. La consigliera sostiene che il sacchetto le sembri cambiato di recente e contesta l’ipotesi che la persona sia appena arrivata dopo un percorso nei boschi nelle condizioni evocate nel suo commento.
Si tratta di una valutazione espressa da Dambrosi sulla base dell’immagine, dalla quale non è possibile ricostruire le condizioni cliniche della persona né gli interventi eventualmente ricevuti.
La consigliera si domanda poi se la richiesta sia quella di cambiare un catetere all’aperto, in piazza. «Credo che certi trattamenti abbiano bisogno di ambienti sterili e soprattutto di privacy che non credo si trovino in Piazza della Libertà», scrive.
Due posizioni a confronto sull’assistenza
Nella parte conclusiva del suo intervento, Dambrosi mette in discussione anche le modalità di comunicazione del caso, chiedendosi se la ricerca di visibilità possa andare a scapito della tutela e del rispetto della persona assistita.
Il confronto porta così sullo stesso piano pubblico due questioni affrontate da prospettive diverse: la possibilità di prestare assistenza, rivendicata da Fornasir attraverso l’appello, e le condizioni e la riservatezza degli interventi, richiamate da Dambrosi.
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