Salvatore Porro: «Deroga al coprifuoco per andare a pregare in Chiesa»
Pubblichiamo da Salvatore Porro Presidente del Movimento Cattolico per la Famiglia e la Vita
Al Prefetto dott. Michele Di Bari
Capo del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione Ministero Interno
OGGETTO: DPCM 3.11.2020 – problemi connessi al culto cattolico.
Signor Direttore,
in qualità di Presidente del Movimento
Cattolico per la Famiglia e la Vita, mi rivolgo a Lei per rappresentare un problema derivante dalle norme anticontagio introdotte con il DPCM 3.11.2020, che dispone il divieto di uscire dalla propria abitazione nella fascia oraria 22.00-5.00.
Il medesimo decreto ha lasciato inalterata la celebrazione del culto cattolico che continua a svolgersi secondo le modalità concordate fra lo Stato e la CEI.
In Italia, in una cinquantina ci cappelle di limitate dimensioni, si effettua l’Adorazione perpetua del Ss. Sacramento, da parte dei fedeli su base volontaria, quotidianamente ed ininterrottamente per tutta la giornata; tali cappelle costituiscono il cuore della Comunità locale, in parrocchia, e sono sostenute da fedeli, uomini e donne volontari con turni settimanali di 1 ora per ciascun aderente: sono sempre aperte, giorno e notte, con la presenza costante di almeno due adoratori, con il Santissimo sacramento esposto solennemente e l’adorazione silenziosa.
Poiché il DPCM in parola prevede tuttavia che il divieto di uscire di casa possa essere derogato per esigenze lavorative, motivi di salute o situazioni di necessità, la prego di voler esaminare l’opportunità di comprendere in questa ultima categoria anche le necessità di spostamento dall’abitazione alla cappella per i turni di adorazione notturna da parte dei volontari, dando disposizioni in tal senso alle forze dell’ordine incaricate dei controlli.
Ad ulteriore sostegno
della presente richiesta osservo che l’Adorazione Perpetua non può considerarsi un trascurabile elemento complementare del culto, ma per un cattolico fervente rappresenta un’esigenza spirituale primaria; e che tale forma di devozione in nulla può costituire, per le modalità in cui è svolta, un pericolo di contagio, unica ragione che può consentire una limitazione delle libertà individuali costituzionalmente riconosciute.
Grato per l’attenzione che vorrà
riservare a questa richiesta ed in attesa di cortese risposta, porgo distinti saluti.
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