Salario minimo e contratti stabili: «dignità del lavoro», la linea di Patuanelli contro la precarietà (VIDEO)

Stefano Patuanelli – Senatore M5S in diretta dalla pista di pattinaggio di piazza Ponterosso, intervista condotta dal direttore di Trieste Cafe.
Nel confronto dalla pista di pattinaggio di piazza Ponterosso, Stefano Patuanelli entra nel cuore delle politiche economiche italiane, partendo da ciò che, a suo giudizio, non ha funzionato.
Secondo il senatore, l’Italia ha perso un’occasione storica, soprattutto nel momento in cui disponeva di ingenti risorse legate al PNRR. Quelle risorse, afferma, avrebbero dovuto essere utilizzate per stimolare la crescita economica. Oggi il Paese appare stabile solo in superficie: il rapporto deficit-PIL sotto il 3%, l’uscita dalla procedura di infrazione e il ritorno all’avanzo primario non derivano dalla crescita, ma da tagli e maggiori entrate fiscali.
Una manovra fondata sui tagli
Patuanelli critica duramente la legge di bilancio approvata dal Parlamento, definendola basata su oltre 8 miliardi di tagli orizzontali in tre anni e su nuove imposizioni fiscali. Una manovra che, a suo giudizio, non contiene nulla che favorisca realmente la crescita economica. E senza crescita, sottolinea, il debito non è sostenibile e non si crea lavoro.
Il senatore rivendica invece l’esperienza del piano Transizione 4.0, varato quando era ministro dello Sviluppo economico. Un intervento da 27 miliardi di euro a sostegno degli investimenti delle imprese, che ha prodotto innovazione, digitalizzazione e crescita. Un piano che, secondo Patuanelli, l’attuale governo ha completamente abbandonato.
Lavoro dignitoso e salario minimo
Accanto alla crescita, il tema centrale resta la dignità del lavoro. Patuanelli ribadisce la necessità di un salario minimo orario sopra la soglia di povertà e di posti di lavoro stabili. Ricorda il decreto dignità come uno strumento che aveva limitato il lavoro precario e prodotto effetti concreti.
Smonta poi la narrazione sull’aumento dell’occupazione, spiegando che la crescita riguarda quasi esclusivamente la fascia tra i 54 e i 65 anni, mentre le altre diminuiscono. Un effetto legato all’inasprimento della riforma Fornero, non a nuove opportunità per i giovani.
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