"A Trieste fotografia impietosa sulla chiusura dei negozi, negli ultimi 10 anni persi una media di 50 all’anno"
"Adesso Trieste interviene sulla questione delle chiusure dei negozi a Trieste, dopo le notizie emerse dalla stampa sulle recenti chiusure. Un trend che non è certo una novità per il capoluogo della regione, ma tristemente in linea con gli ultimi 10 anni, dove si sono persi una media di 50 negozi all’anno.
«È da tempo che seguiamo il tema, e abbiamo proposto di inserire nella programmazione del Comune il sostegno ai negozi di vicinato attraverso un sistema di finanziamenti a supporto di operazioni quali il rinnovo delle strutture o l’adozione di modelli di business innovativi. Questo in cambio della garanzia dell’erogazione, accanto all’attività strettamente commerciale, di servizi a bassa soglia per la collettività - dichiara Riccardo Laterza, capogruppo di Adesso Trieste in Consiglio Comunale - Abbiamo preso spunto dall’esperienza di successo “Un negozio non è solo un negozio”, promossa dal Comune di Bari. Purtroppo però la maggioranza ha scelto di bocciare il nostro emendamento su un tema così fondamentale per il benessere economico e sociale della cittadinanza».
Stessa sorte è toccata all’analoga iniziativa portata avanti a livello regionale da Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia, con un emendamento e poi un ordine del giorno alla manovra di assestamento dello scorso dicembre. «Dalle iniziative di successo bisogna saper imparare e così anche in Regione avevamo proposto un sistema di finanziamento a fondo perduto, dedicato specialmente ai negozi di periferia e delle aree interne, per riconoscere la loro funzione per il benessere della collettività - dichiara Massolino - Spiace constatare che anche in questo caso, dopo un’iniziale apertura, sia stato invece immotivatamente bocciato il nostro ordine del giorno. Un territorio sempre più povero, privo di servizi fondamentali anche nell’ottica del modello ormai universalmente riconosciuto come funzionale per dei centri urbani sani: la città dei 15 minuti. Serve invertire la rotta prima di ritrovarsi con interi territori costituiti da quartieri dormitorio o aree spopolate»."
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