giovedì 5 novembre 2026
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Politica

Porto Chiaro: «Non si vuole aprire un dignitoso dormitorio perché potrebbe risultare “attrattivo”»

redazione·
Porto Chiaro: «Non si vuole aprire un dignitoso dormitorio perché potrebbe risultare “attrattivo”»

Il Comitato Porto Chiaro chiede l’apertura urgente di un dormitorio a bassa soglia a Trieste, indicando nell’ex mercato comunale di via Flavio Gioia una possibile soluzione per offrire un riparo notturno a chi ne è privo. L’appello arriva dopo la morte di due giovani nell’incendio del Magazzino 18 del Porto Vecchio e si rivolge a Comune, Prefettura e istituzioni locali.

Il Comitato si unisce così alle richieste della società civile, delle associazioni umanitarie e dei partiti della coalizione progressista, sollecitando «con la massima urgenza la messa a disposizione di un rifugio notturno a libero accesso».

La proposta dell’ex mercato di via Flavio Gioia

Nel comunicato, Porto Chiaro sostiene che una risposta possa essere individuata a poca distanza dal luogo della tragedia: l’ex mercato comunale di via Flavio Gioia, descritto come inutilizzato da anni e già dotato delle strutture necessarie per poter diventare operativo in tempi brevi.

È la valutazione avanzata dal Comitato, che chiede alle istituzioni di rendere disponibile questo spazio oppure di individuare un’altra struttura capace di rispondere alla necessità di un’accoglienza notturna.

Al centro della richiesta c’è un luogo a libero accesso destinato alle persone senza riparo, per evitare che edifici abbandonati continuino a rappresentare una soluzione di fortuna.

La tragedia del Magazzino 18 e le fragilità senza risposta

La morte dei due giovani viene richiamata dal Comitato come motivo per una riflessione più ampia sulle condizioni di marginalità presenti in città.

Nel testo, Porto Chiaro osserva che le vittime erano «assai poco importa se italiani o stranieri, migranti, senza tetto o persone fragili» e invita a riflettere «sull’amara sovrapposizione di destini e vicende storiche e personali».

Una posizione che mette al centro la necessità di proteggere le persone esposte al rischio, qualunque sia la loro provenienza o condizione.

La memoria del Porto Vecchio

L’appello lega la richiesta di accoglienza alla storia degli edifici del Porto Vecchio. Il Comitato ricorda il passato del Magazzino 26, che aveva custodito masserizie e ricordi degli italiani che, dopo la Seconda guerra mondiale, lasciarono l’Istria e la Dalmazia, e richiama il ruolo dell’ex Silos.

Nel comunicato, il Silos viene descritto come un edificio nato come magazzino dell’Impero austroungarico, divenuto poi rifugio per persone in fuga dalle persecuzioni e successivamente campo profughi per gli esuli giuliano-dalmati. Porto Chiaro ricorda inoltre che, in tempi più recenti e fino al 2024, ha offerto un riparo precario a migliaia di migranti arrivati attraverso la rotta balcanica.

Una memoria che il Comitato propone di considerare anche nelle scelte sul futuro dell’area.

La critica al timore di un dormitorio “attrattivo”

Uno dei passaggi più critici dell’appello riguarda le ragioni che, secondo Porto Chiaro, ostacolano l’apertura di una struttura: «Ma nella nostra città non si vuole aprire un dignitoso dormitorio perché potrebbe risultare “attrattivo”».

Il Comitato esorta quindi Comune, Prefettura e istituzioni locali a rendere disponibile lo spazio di via Gioia o un’alternativa da individuare, ribadendo l’urgenza di una risposta concreta.

Un quartiere inclusivo che rispetti il passato

Porto Chiaro conferma infine l’intenzione di continuare a proporre soluzioni condivise per la rigenerazione del Porto Vecchio, con l’obiettivo di farne «un quartiere inclusivo, fucina per il futuro della città ma che rispetti e curi il proprio passato».

L’appello si chiude con il richiamo a due principi che il Comitato chiede di mantenere al centro delle scelte: «Non dimenticando mai umanità e solidarietà».

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