Pubblichiamo da Paolo Radivo - Portavoce del Comitato spontaneo per la Pineta di Cattinara
Il Ministero della Cultura ha risposto venerdì 17 febbraio 2023 ai numerosi appelli, comunicati e dossier che il Comitato spontaneo per la Pineta di Cattinara gli trasmette ormai da mesi sperando in una sua azione a tutela dei beni paesaggistici nel comprensorio ospedaliero di Cattinara, come la legge gli consentirebbe e anzi gli imporrebbe.
Il Direttore generale Archeologia, Belle arti e paesaggio Luigi La Rocca ci ha scritto di condividere sia il parere favorevole senza prescrizioni espresso il 17 luglio 2014 dalla Soprintendenza ABAP del Friuli Venezia Giulia circa il progetto di ristrutturazione e ampliamento dell’ospedale di Cattinara, che avallava tra l’altro la distruzione della pineta definendo quegli alberi marginali, ininfluenti, già alterati e vetusti, sia la decisione dell’attuale Soprintendente di non apporre per la pineta i provvedimenti di tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio richiesti dal Comitato.
Questa la risposta che a nome del Comitato ho spedito via pec al Ministero della Cultura:
Trieste, 17 febbraio 2023
Al Ministero della Cultura - Direzione generale - Servizio V
Illustri,
Vi ringraziamo per aver finalmente risposto ai numerosi appelli, comunicati e dossier che Vi trasmettiamo ormai da mesi nella speranza di una Vostra azione a tutela dei beni paesaggistici nel comprensorio ospedaliero di Cattinara. Ma purtroppo la Vostra lettera ignora le dettagliate argomentazioni che Vi abbiamo sottoposto per iscritto.
Siamo delusi per questo atteggiamento pilatesco sia della Soprintendenza ABAP del Friuli Venezia Giulia sia del Ministero della Cultura circa il prezioso patrimonio vegetale che, sebbene in teoria protetto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, è stato, sta venendo o sta per essere distrutto. In particolare la pineta, che dovrebbe venir eliminata nel giugno 2023.
Dunque rinunciate a tutelare beni di valore che la legge Vi chiede di salvaguardare? E omettete di agire sostenendo che sarebbero marginali, ininfluenti, già alterati e vetusti? Ossia sminuendoli? Avallate cioè l’implacabile condanna a morte di centinaia di alberi e di quanto resta della natura nel martoriato rione di Cattinara? Autorizzate insomma un disastro ambientale, paesaggistico e idrogeologico?
Eppure la pineta di Cattinara è un bosco in base all’art. 6 della Legge regionale 9/2007 del Friuli Venezia Giulia (“Norme in materia di Risorse Forestali”). Secondo il Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42), costituirebbe perciò un bene paesaggistico come bosco (art. 142, primo comma, lettera g), oltre che come bellezza naturale, memoria storica, parco e belvedere (art. 136). Poiché, ai sensi dell’art. 20, primo comma, «i beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione», questa pineta dovrebbe restare integra.
Stiamo parlando del principale polmone verde del settore settentrionale del polo ospedaliero di Cattinara. Conta 5.800 mq, di cui quasi 5.300 boscati (circa il 90%) nonostante i tagli e le mancate sostituzioni degli ultimi anni. I pini neri austriaci, ovvero il 90% circa degli alberi, hanno diametri fra i 20 e i 40 cm, in media di 30 cm, e sono quasi tutti molto alti. Erano la specie pioniera piantata a fine ’800. Gli alberi rimanenti sono roverelle con diametri dai 20 ai 30 cm, ornielli, olmi, acacie, biancospini, bagolari, aceri minori, un sorbo e un evonimo. Le roverelle hanno attecchito nelle zone perimetrali e in una interna. Dunque la boscaglia carsica si sta riformando naturalmente.
Con i suoi circa 370 alberi residui, la pineta di Cattinara è un piccolo ecosistema naturale fortemente connotato, un organismo ultracentenario da preservare come inscindibile unità vivente. Svolge un rilevante servizio ecosistemico gratuito. Infatti produce ossigeno e terpeni, cattura anidride carbonica e altri inquinanti gassosi, riduce il particolato atmosferico, trattiene e smaltisce nel terreno l’acqua meteorica, attenua i rumori, funge da ombrello ai passanti in caso di pioggia e addolcisce il microclima, d’inverno smorzando il vento e attenuando il freddo, d’estate garantendo ombra e fresco.
Questo boschetto svolge altresì una insostituibile funzione sociale e ricreativa offrendo quiete, raccoglimento, serenità, benessere, sicurezza, tepore e/o refrigerio non solo ai residenti come verde di vicinato, ma anche ai dipendenti dell’ospedale e a tutti i suoi frequentatori. E’ facilmente accessibile e fruibile anche a persone con mobilità ridotta.
E’ un bene comune, uno spazio pubblico, un luogo di vita, in pratica la “piazza verde” di Cattinara, il suo cuore pulsante con valore storico-identitario. Per l’attiguo polo scolastico ha altresì una funzione didattica. Viene anche percorsa o abitata da vari animali.
Studi scientifici dimostrano che i boschi producono concreti effetti terapeutici sul piano sia psicologico sia fisiologico e che i pazienti ricoverati in ospedali da cui si vedono alberi guariscono più velocemente, necessitano di meno antidolorifici e godono di degenze migliori. Se non venisse distrutta, la pineta di Cattinara potrebbe forse diventare una “Stazione di terapia forestale urbana” al servizio in primo luogo dell’ospedale.
Questa “inutile strage” di alberi innocenti si potrebbe evitare se l’ospedale materno-infantile “Burlo Garofolo” rimanesse dov’è, in via dell’Istria, e lì se ne completasse l’adeguamento e l’ampliamento. O anche soltanto se il futuro autosilo del nuovo “Burlo” a Cattinara, invece che su due, si disponesse su tre piani sotterranei meno estesi, limitandosi al perimetro dell’attuale parcheggio dipendenti come previsto nel 2009.
La vegetazione sostituiva non compenserebbe affatto quella già eliminata o ancora da sradicare. Invece che di alberi d’alto fusto come gli attuali, si tratterebbe perlopiù di arbusti o alberelli, da piantare quasi sempre fuori dai contesti originari.
Non riscontrate peraltro alcun pesante impatto paesaggistico nel costruendo edificio centrale del nuovo “Burlo” alto cinque piani, a danno soprattutto dell’asilo nido comunale italiano, dell’asilo nido aziendale ASUGI, della chiesa e della scuola media slovena?
Sempre nell’ambito delle opere edili previste per la ristrutturazione e l’ampliamento del comprensorio ospedaliero di Cattinara, non avete nulla da obiettare nemmeno sul forte impatto paesaggistico del padiglione servizi aziendali C1 (quattro piani superficiali visibili da lontano più altri quattro di parcheggio seminterrato), della terza torre (ben quindici piani da affiancare agli altrettanti delle due torri esistenti) o del cosiddetto “cubone Covid” (otto piani al posto del promesso giardino compensativo)? Avete autorizzato anche questi nuovi ecomostri di cemento, del tutto evitabili se solo da Cattinara si trasferissero in siti cittadini più idonei tutto ciò che non riguarda l’ospedalità, riutilizzando per le degenze gli spazi così liberati, come abbiamo invano proposto?
Non avete nulla da ridire neanche circa l’arzigogolata e inutile bretella viaria che, in base agli Accordi di programma per la ristrutturazione e l’ampliamento dell’ospedale di Cattinara, dovrebbe collegare la superstrada da Altura al polo cardiologico sopprimendo 185 alberi, 9 dei quali sono “di pregio” secondo i parametri del Comune di Trieste, mentre diversi altri insistono su aree soggette a vincolo idrico (art. 142, primo comma, lettera c del Codice dei beni culturali e del paesaggio), forestale (art. 142, primo comma, lettera g del Codice stesso) e/o antincendio (Legge 353/2000 e sue modifiche e integrazioni)?
Per giunta, da oltre un mese sta venendo deforestata e sventrata un’ampia fascia meridionale del pendio del comprensorio ASUGI di Cattinara, a ridosso di Altura, per l’«adeguamento» del depuratore delle acque reflue dell’ospedale. Eppure, secondo il Piano Regolatore Generale Comunale di Trieste, l’area intaccata è perlopiù ricompresa in vincolo paesaggistico relativo alla fascia di rispetto del rio Marcese (art. 142, primo comma, lettera c del Codice dei beni culturali e del paesaggio). Una parte si trova anche in vincolo paesaggistico relativo alle “aree percorse dal fuoco” (Legge 353/2000 e sue modifiche e integrazioni). E gli alberi appena abbattuti o ancora da estirpare rientrano tutti nella zona ufficialmente qualificata come «bosco termofilo misto a lembi prativi». Tali sbancamenti incrementeranno il ruscellamento che, in caso di piogge, dal lato meridionale della sempre più cementificata e asfaltata collina di Cattinara si riversa sulle sottostanti via Rio Storto e via Alpi Giulie, trasformandole in torrenti limacciosi. Ciò malgrado, avete dato il via libera a un simile scempio, dagli effetti idrogeologici potenzialmente rovinosi?
Quanto al «percorso partecipativo con i cittadini», è esattamente ciò che invochiamo da tempo, ma che finora tutte le istituzioni promotrici della devastazione di Cattinara in nome della salute hanno ostinatamente negato, imponendo la loro accanita volontà con piglio dittatoriale. Come fossero padrone del territorio e dei suoi abitanti.
Continuando ad auspicare un Vostro intervento a tutela del paesaggio minacciato nel comprensorio ospedaliero di Cattinara e rimanendo a disposizione per eventuali approfondimenti, Vi porgiamo i nostri più distinti saluti.