Pubblichiamo da Marco Divincenzo - Partito Animalista Italiano Trieste
Nel corso della storia la vita dell'essere umano ha cominciato a cambiare radicalmente con la costruzione di insediamenti sempre più grandi, che permisero di sviluppare la società, i commerci, l'arte, l'urbanistica, la scienza. Mi vengono in mente le potenti polis greche, vere e proprie città stato dell'antichità, le città romane, egiziane e sumere, nonostante le imponenti e meravigliose opere architettoniche esse impattavano in maniera marginale sulla natura e sull'ambiente circostante rispetto a quello che stiamo facendo noi oggi con la costruzione di metropoli e megalopoli, città sempre più grandi la cui espansione sembra irrefrenabile. Ci siamo sviluppati enormemente dalla rivoluzione industriale in poi, senza mai pensare ad un connubio con ciò che ci circonda, non abbiamo sposato uno sviluppo sostenibile dalla seconda metà del '700.
Ogni tanto mi chiedo quale mondo lasceremo ai nostri figli e nipoti, vedo una crisi climatica incombente, eventi meteorologici estremi,inquinamento di vario genere ovunque, si parla tanto che bisogna salvare il pianeta ma al momento ci sono solo tante chiacchiere e pochi fatti concreti, qualcosa si muove ma è troppo poco e forse troppo tardi.
Per combattere la crisi climatica dovuta al riscaldamento globale uno dei passi fondamentali da fare è quello di preservare le foreste, i boschi, il verde pubblico. I nostri polmoni verdi che attraverso il processo di fotosintesi assorbono la CO2 e rilasciano ossigeno, senza di loro abbiamo già perso in partenza questa battaglia. Partendo da questo concetto mi fa un'enorme tristezza sapere che un'area verde come la pineta di Cattinara rischia di essere rasa al suolo perché non sono state trovate delle alternative al progetto originario dell'ampliamento del nosocomio e della costruzione della nuova sede dell'Irccs Burlo Garofolo. Non dico che l'uomo non deve progredire o non portare dei miglioramenti a strutture ospedaliere importantissime conosciute a livello mondiale, ma bisognerebbe farlo preoccupandosi di preservare ciò che la natura ci offre. La mutua convivenza tra uomo e natura non può più essere ignorata ed è alla base del nostro futuro. La pineta di Cattinara è una piccola oasi, una delle poche rimaste in zona, la gente può rilassarsi respirando aria pulita tra gli alberi, è facilmente accessibile anche per persone con problemi di mobilità, anziani e bambini piccoli. Eliminare 296 della pineta e 77 del parcheggio dipendenti (373 in tutto) equivarrebbe a mettere in difficoltà anche la fauna selvatica della zona, scoiattoli e vari tipi di uccelli in primis che trovano rifugio e nutrimento, la loro casa verrebbe distrutta.
Il disboscamento nei pressi di via Valdoni bassa è già cominciato, ne hanno pagato le spese numerose specie di uccelli che stanno nidificando. Mi preme sottolineare che c'è una direttiva europea n. 2009/147/CE per la conservazione degli uccelli selvatici, all'art.5 vieta “di distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi, le uova e di asportare i nidi”. L'art. 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio inserisce i boschi tra i beni paesaggistici tutelati per legge, inoltre per l'art. 20 dello stesso Codice “i beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”.
Attualmente la Regione sta finanziando l'ammodernamento e l'ampliamento della sede storica del “Burlo” in via dell'Istria. Non riesco a comprendere l'urgenza di costruire un'altra struttura di 5 piani con 728 posti macchina suddivisi in due piani sotterranei quando il “Burlo” originario sarà ancora operativo dopo i lavori.
Per l'art.136 del Codice la pineta di Cattinara rientra nei canoni di bene paesaggistico: “le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica, o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali”, “i parchi”, “i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale”, “le bellezze panoramiche”.
Anche nel caso in cui venga piantato qualche albero giovane al posto dell'intera pineta attorno alle nuove strutture, essa non può essere rimpiazzata. Gli alberelli impiegherebbero tantissimo tempo per raggiungere le stesse dimensioni e di conseguenza le stesse funzioni ecologiche dei pini che attualmente la popolano, quelli che verrebbero piantati su un sottile strato di terreno artificiale soprastante strutture sotterranee non potrebbero non potrebbero mai crescere più di tanto.
In conclusione spero che Regione, Asugi, “Burlo”, Comune e Anas rivedano le proprie decisioni cercando delle soluzioni alternative che vadano bene per lo sviluppo urbanistico ed al tempo stesso salvaguardino l'esistenza importantissima della pineta di Cattinara. Il verde storico è l'unico futuro possibile, bisogna dargli l'importanza che merita.