Manifestazione in Piazza della Borsa, Marchesich: “Nessuna soluzione concreta contro il degrado”
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Il tema della sicurezza urbana è condivisibile, ma la manifestazione organizzata lunedì 3 agosto in Piazza della Borsa sarebbe stata condizionata dalla ricerca di visibilità politica e priva di proposte concrete. È questa la posizione espressa da Giorgio Marchesich, presidente della Federazione del Territorio Libero, dopo il presidio al quale hanno partecipato circa 300 persone.
L’iniziativa, promossa dal Comitato per la Sicurezza di Trieste, aveva riportato al centro del dibattito cittadino le preoccupazioni legate a criminalità, violenza e degrado. Marchesich riconosce la rilevanza dell’argomento, ma contesta l’impostazione scelta dagli organizzatori e il modo in cui la mobilitazione si è sviluppata.
“Il tema è condivisibile, ma la manifestazione è stata strumentalizzata”
Secondo Marchesich, la richiesta di una maggiore attenzione alla sicurezza risponde a una preoccupazione reale e merita di essere affrontata. La sua valutazione diventa però critica nel momento in cui analizza la presenza politica e i messaggi emersi durante l’appuntamento.
«Il tema della manifestazione è sicuramente condivisibile, ma purtroppo, come sempre, è stata strumentalizzata da una certa parte politica solo per avere visibilità», afferma il presidente della Federazione del Territorio Libero.
La critica non riguarda quindi la necessità di discutere delle condizioni di sicurezza in città, ma la trasformazione del presidio, a suo giudizio, in un’occasione politica incapace di andare oltre la denuncia.
La scelta di Piazza della Borsa
Marchesich mette in discussione anche il luogo individuato per la manifestazione. A suo avviso, chi intendeva richiamare l’attenzione delle istituzioni avrebbe dovuto scegliere una delle aree maggiormente associate alle criticità denunciate.
Nella sua analisi indica Piazza Libertà, Piazza Garibaldi e Piazza Perugino come luoghi nei quali il problema avrebbe potuto essere rappresentato in maniera più diretta.
«Se si voleva attirare l’attenzione delle istituzioni italiane, complici di questo degrado sociale, la manifestazione si doveva svolgere in una piazza interessata da questo grave problema», sostiene Marchesich.
La scelta di Piazza della Borsa avrebbe quindi indebolito, secondo il suo punto di vista, il collegamento tra la protesta e i luoghi indicati come maggiormente esposti alle situazioni di degrado.
“Nessuno ha presentato soluzioni”
Il nodo principale dell’intervento riguarda l’assenza di proposte operative.
Marchesich sostiene che durante la manifestazione siano stati espressi timori, critiche e richieste di maggiore sicurezza, senza tuttavia indicare misure precise per affrontare la situazione.
«Nessuno, ripeto nessuno, ha dato delle soluzioni per uscire da questo degrado», afferma.
La manifestazione avrebbe dunque descritto un problema senza delineare un percorso concreto. Per il presidente della Federazione del Territorio Libero, una mobilitazione dedicata alla sicurezza dovrebbe essere accompagnata da indicazioni verificabili e da richieste rivolte alle istituzioni competenti.
La critica ai simboli nazionali
Marchesich contesta infine la presenza del tricolore e l’esecuzione dell’inno nazionale nel corso dell’iniziativa.
«Ovviamente la soluzione non è il tricolore e cantare l’inno degli occupatori», dichiara, utilizzando una formulazione riconducibile alla posizione politica e istituzionale sostenuta dalla Federazione del Territorio Libero.
Il passaggio introduce nel dibattito una valutazione distinta da quella degli organizzatori, spostando l’attenzione anche sul significato attribuito ai simboli utilizzati durante il presidio.
Un dibattito che continua dopo la piazza
L’intervento di Marchesich si aggiunge alle diverse reazioni politiche seguite alla manifestazione di Piazza della Borsa.
Da una parte resta la richiesta avanzata dal Comitato di interventi più incisivi contro criminalità, violenza e degrado. Dall’altra emergono critiche sull’impostazione politica, sul luogo scelto e sull’assenza di soluzioni concrete.
La posizione espressa dal presidente della Federazione del Territorio Libero riconosce dunque la centralità del problema, ma respinge la forma assunta dalla mobilitazione. Il confronto sulla sicurezza continua così anche dopo la conclusione del presidio, tra interpretazioni differenti sulle responsabilità, sulle priorità e sugli strumenti necessari per intervenire.
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