"L’acqua ed i servizi essenziali non sono in vendita"
“Ieri, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, AcegasApsAmga attraverso la stampa ha raccontato la propria gestione del servizio idrico in città. Molto però è stato omesso, come ad esempio le tariffe esorbitanti applicate a Trieste”.
Adesso Trieste con i suoi portavoce Giulia Massolino e Riccardo Laterza intervengono per commentare la gestione del servizio idrico in città, proponendo la pubblicizzazione della gestione.
“Il Protocollo d’Intesa siglato nel 2013 tra l’Azienda e i comuni di Padova e Trieste è stato completamente disatteso in merito al radicamento territoriale dell’azienda con la perdita di posti di lavoro (da 1000 dipendenti ora la società ne conta meno di 700), di impoverimento del know-how attraverso l’aumento delle esternalizzazioni e di mancati investimenti diretti al rifacimento della rete idrica”.
Trieste, infatti, disperde ben il 40,7% dell’acqua potabile immessa in rete a fronte di una media regionale che si assesta sotto al 30% e a una media nazionale del 36%. Una famiglia triestina con un consumo stimato di 150mc/anno paga per il servizio idrico 398 euro rispetto ai 289 euro della media regionale. Perché si è arrivati ad una situazione simile?
“Affidando la gestione di servizi pubblici essenziali a una Spa si persegue la logica del profitto attraverso il taglio dei costi e degli investimenti. Inoltre il Comune di Trieste, in qualità di socio di Hera Holding, ha l’interesse che quest’ultima faccia utili anziché, come indicato nel Protocollo, reinvestire in servizi utili alla cittadinanza: l’attuale Giunta, come la precedente, ha utilizzato gli introiti per iniziative più spendibili dal punto di vista elettorale o per ingrossare i fondi per le opere di manutenzione ordinaria come le asfaltature”.
Secondo Adesso Trieste la gestione dell’acqua, bene comune per eccellenza, deve tornare a essere pubblica. I cittadini stessi si erano espressi in questa direzione al referendum del 2011 (il 95% votò in favore della ripubblicizzazione dell’acqua, venendo però ignorati dalle giunte Cosolini e Dipiazza).
“La partecipazione pubblica al servizio può essere assicurata attraverso l’introduzione nei Cda aziendali del Consiglio del Lavoro (formula in uso in altri paesi) che valuti strategie, decisioni, condizioni e organizzazione del lavoro, impatto delle innovazioni tecnologiche su lavoro e retribuzioni. Nei Consigli (che sarebbero quindi anche “della cittadinanza”) si siederebbero anche rappresentanti di consumatrici e consumatori e di persone interessate dall’impatto ambientale delle decisioni”.
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