venerdì 7 agosto 2026
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Politica

"Infortuni sul lavoro: la strage continua, come fermarla?"

Luca Marsi·
Pubblichiamo da Walter Zalukar Consigliere Regionale FVG – Gruppo Misto
 
Sei morti in successione negli ultimi giorni hanno tristemente riportato a galla la questione dei decessi sul lavoro.
 
 
Nonostante le riforme che dal 1978 a oggi si sono susseguite nel tentativo di porre un argine a questa strage,  i decessi non accennano a diminuire.
 
Nel quadro della sicurezza sul lavoro, accanto agli esiti mortali vi sono la moltitudine degli infortuni, la via crucis delle eterne cause di risarcimento, il rimpallo di responsabilità…fino alla prossima riforma fatta sull’onda emotiva, peraltro mai risolutiva.
 
Ad ogni buon conto è evidente che il sistema della sicurezza sul lavoro non funziona: in primis è affidato ai dipartimenti di prevenzione delle Aziende sanitarie, che negli anni sono stati depauperati di risorse umane e finanziarie; in secondo luogo, anche in questo caso, ci si trova di fronte ad una forte disomogeneità territoriale dovuta ai venti servizi sanitari di cui è composta l’Italia; in terzo luogo non sembra che il sistema dei controlli funzioni come di deve.  Non da ultimo i protocolli aziendali sono infarciti di burocrazia e di attestazioni spesso più formali che sostanziali; questo alimenta il germe dello “scaricabarile” che nel nostro paese è sempre latente.
 
C’è senza dubbio la necessità di maggior coordinamento tra gli enti che, a diverso titolo, sono responsabili della sicurezza e si ravvisa altresì la necessità che la raccolta e l’elaborazione dei dati – che sono complessi - convergano in un unico ente capace di operare una sintesi a supporto delle azioni da intraprendere (altrimenti sono dati in libertà). Sopra ogni cosa sarebbe doveroso investire più risorse nei dipartimenti di prevenzione e nell’attività di sorveglianza e controllo; dotare questi uffici di uomini, mezzi e formazione.
 
Certo, è anche vero che il sistema giudiziario non ha aiutato: si pensi da un lato alla lentezza dei processi e dall’altro alla sostanziale impunità di quelli, come nel caso Tyssen, che pur sono stati riconosciuti colpevoli.
 
Nonostante il quadro non esaltante, ritengo che la politica non possa esimersi da un cambio di passo.

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