Emergenza anziani a Trieste: l'inchiesta di Azione

Liste d'attesa che superano i due mesi (77 giorni di media) e oltre 300 persone in coda per un posto letto. È la fotografia del welfare triestino scattata dal partito Azione al termine di un'indagine partita nella primavera del 2025 attraverso questionari nei rioni (Borgo San Sergio, Roiano, Piazza Foraggi, San Giacomo, Via delle Torri) e lo studio dei dati ufficiali.
Il report, siglato da Daniela Rossetti (Azione Trieste), Gaetano De Caro (Azione FVG) e dall'infermiera ASUGI Loredana Sardi, evidenzia forti criticità soprattutto nel settore privato: il 70% degli intervistati giudica insufficiente il numero di operatori, il 35% contesta la qualità del cibo e il 20% l'igiene.
Dagli elenchi regionali aggiornati al 23 giugno 2026 emerge un'anomalia tutta triestina: la provincia ospita 70 strutture (il 42% del totale del Friuli-Venezia Giulia), ma appena 2.800 posti letto (il 25% regionale). Con una media di soli 40 posti a struttura (contro i 90 di Udine) e ben 45 case sotto i 30 posti letto, molte realtà faticano a garantire standard elevati, come la presenza dell'infermiere notturno.
Azione denuncia inoltre il "calvario legale" per i malati di Alzheimer: a causa di rimpalli burocratici tra strutture e Servizio Sanitario, molte residenze rifiutano i pazienti, lasciando il carico assistenziale sulle famiglie.
In una città dove gli over 65 sono il 28% della popolazione, Azione propone:
Meno frammentazione: Disincentivare le micro-strutture a favore di residenze più grandi e con più servizi.
Più controlli: Ispezioni a sorpresa di Azienda Sanitaria, NAS e Ispettorato del Lavoro, e istituzione di un Garante Provinciale dell'Anziano.
Alternative: Sostegno ai progetti di co-housing e alla domiciliarità innovativa, che a Trieste conta già una decina di alloggi autogestiti con successo.
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