Ciriani a Strasburgo: “Accoglienza illimitata fallita, ora una nuova stagione politica in Europa”
Tono duro e senza giri di parole quello pronunciato oggi in aula plenaria al Parlamento Europeo da Alessandro Ciriani, eurodeputato di Fratelli d’Italia – Ecr e vice-coordinatore del gruppo nella Commissione Libe, nonché relatore del dossier sulla lista Ue dei Paesi sicuri.
“i diritti dei veri profughi calpestati da un sistema al collasso”
«I diritti di chi fugge davvero da guerre e persecuzioni – ha scandito Ciriani – vengono calpestati, perché il sistema dell’accoglienza collassa sotto il peso di chi entra senza alcun titolo».
Una linea di netta contrapposizione rispetto agli anni scorsi, quando – ha ricordato l’eurodeputato – «questo Parlamento ha preferito chiudere gli occhi di fronte alla realtà, parlando di accoglienza illimitata, di porte aperte, come se i nostri Stati potessero assorbire senza conseguenze un flusso continuo di arrivi».
“il modello è fallito, serve realismo”
Secondo Ciriani, quel modello «ha fallito» e oggi anche chi negava l’evidenza è costretto ad ammettere la realtà: la migrazione «non è più un terreno di scontro ideologico, ma una questione da governare con pragmatismo».
Il clima in aula, ha osservato, appare «diverso dal passato, grazie anche alla politica apripista del governo italiano guidato da Giorgia Meloni».
quartieri a rischio e sicurezza compromessa
«I nostri sistemi sociali e di accoglienza non possono reggere una pressione di queste dimensioni – ha proseguito – e i risvolti sulla sicurezza dei cittadini sono sotto gli occhi di tutti. I fatti di cronaca parlano da soli: interi quartieri delle nostre città sono diventati zone rosse dove degrado e violenze sono all’ordine del giorno».
La svolta: rimpatri, paesi sicuri, stop all’emergenza permanente
Ciriani ha infine sottolineato come il dibattito odierno segni «una delle stagioni più decisive per l’Europa».
«Discutiamo strumenti concreti – ha concluso – come il rafforzamento dei rimpatri, l’applicazione coerente del principio di Paese terzo sicuro e la lista comune dei Paesi veramente sicuri. Non più rincorrere l’emergenza, ma governarla».
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