Martedì 23 marzo il movimento Futura ha tenuto una conferenza stampa dal titolo “Scuola, disagi delle famiglie e problemi con la dad" alla quale sono intervenuti il candidato sindaco del Movimento, Franco Bandelli, il coordinatore provinciale, Michele Sacellini, il consigliere comunale Roberto de Gioia, le psicologhe Francesca Borgheggiano e Rina Anna Rusconi e le esponenti del movimento. Francesca Benericetti e Sabrina Iogna Prat.
“Sabato scorso – è stato riferito dagli esponenti del movimento presenti nel corso della conferenza stampa - abbiamo assistito alla mobilitazione in numerosissime piazze italiane contro la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado con la presenza di genitori, professori e ragazzi, piccoli e grandi. Il sostegno del Movimento Futura è totale rispetto alla necessità di riaprire il mondo della scuola”.
“La scuola di per sé presenta già numerosi problemi irrisolti da lunga data che si assommano di anno in anno, la Dad è stata portata avanti per troppi mesi rispetto al resto d’Europa e ora vi si ricorre di nuovo come se non ci fossero altre soluzioni.
Noi del movimento Futura - ha spiegato la psicologa Anna Rina Rusconi - abbiamo già indicato di recente una strada percorribile, ovverosia quella di dimezzare le classi. Facendolo realmente però, cioè con un 50% di presenze a scuola e il restante collegato da casa, alternando ovviamente i gruppi di ragazzi tra casa e scuola. Questo però non può essere valido per i più piccoli, anche se dai nidi alle materne alle elementari e medie inferiori il disagio per i bambini è ormai “assordante” quanto quello delle famiglie. Penso sia inutile – ha aggiunto Rusconi - ribadire i motivi per cui non sia un metodo percorribile: i danni prodotti dalla Dad non saranno facilmente riparabili, se non con grande impegno e tanto tempo e probabilmente non in tutti i casi.
Chiudere le scuole vuol dire: danni psicologici da isolamento e blocco della crescita emotiva, intellettiva e sociale. Un aspetto sociale di cui tutti, scolari e studenti, hanno necessità, in quanto la scuola è il primo banco di prova esterno al nucleo familiare che permette crescita e interazione equilibrata. Alle famiglie che lavorano non resta quindi che scegliere il danno minore: lasciare i figli a casa da soli, a meno di supporti parentali non sempre possibili, incollati per ore davanti a un computer o lavorare in smart working, quando possibile. Con i figli in Dad e non sempre in stanze diverse è un caos assoluto: quali possono essere la resa lavorativa e di apprendimento? La didattica tramite computer è ovviamente scadente perché è risaputo quanto la presenza e la possibilità di interagire con l’insegnante sia parte integrante dell’istruzione, dell’apprendimento e della crescita culturale e individuale. Tutto ciò – ha proseguito Rusconi - alimenta un fenomeno già preoccupante a livello mondiale conosciuto come la “sindrome di Hikikomori o della capanna”, cioè quel rinchiudersi dei giovani al mondo per vivere solo ed esclusivamente con un’interazione tramite computer, senza mai uscire dalla propria stanza. E’ inutile dire che non tutti hanno i mezzi informatici adeguati per poter studiare a distanza, ecco che quindi assistiamo a un’ulteriore crescita della disparità sociale tra classi più o meno abbienti. Questa politica dissennata nei confronti dei giovani e dell’istruzione va combattuta con ogni mezzo, soprattutto per attenuare l’aggressività e l’autolesionismo - sempre più in crescita tra gli adolescenti - e i disagi, registrati in tutto il mondo da eminenti psicologi, sofferti da tutti e in modo particolare dai più piccoli. Uno degli slogan delle piazze di domenica scorsa che ci sembra riassumere in poche parole il concetto è stato: rispetto per il lavoro, per la vita, per la scuola e per la Costituzione. Come si fa a non essere d’accordo?” ha concluso Rusconi.
La psicologa Francesca Borgheggiano ha sottolineato l’importanza dell’aspetto emotivo nell’apprendimento e di come una didattica di questo tipo privi i ragazzi di una parte fondamentale della crescita. Le emozioni contribuiscono ai successi nell’apprendimento, all’interiorizzazione di saperi e significati.
Secondo Howard Gardner, psicologo e accademico statunitense, lo studente che scopre con entusiasmo un mondo nuovo ed è stimolato nella sua curiosità, apprenderà con maggior successo e con minore fatica rispetto a un compito imposto che considera privo di interesse. Se si vuole che certe conoscenze siano interiorizzate e successivamente utilizzate, è necessario – ha aggiunto Borgheggiano - immetterle in un contesto capace di suscitare emozioni. Al contrario, le esperienze prive di richiami emozionali saranno scarsamente coinvolgenti e ben presto cadranno nell’oblio, non lasciando dietro di sé nessuna rappresentazione mentale.
Esiste uno stretto rapporto che lega affettività e motivazione e apprendimento, poiché le variabili affettive e motivazionali esercitano un’azione rilevante nei processi di conoscenza, comprensione e socializzazione che avvengono nell’ambiente scolastico.
L’importanza cruciale delle emozioni nell’apprendimento è inoltre messa in evidenza dal collegamento che c’è tra le stesse emozioni e la memoria. Infatti, le emozioni giocano un importante ruolo nei processi cognitivi legati alla memoria, in quanto la forza dei ricordi dipende dal grado di attivazione emozionale indotto dall’apprendimento, per cui eventi/esperienze vissute con una partecipazione emotiva di livello medio-alto vengono catalogati nella nostra mente come “importanti” (attraverso il coinvolgimento di strutture cerebrali che fanno parte del sistema limbico, come l’amigdala e la corteccia orbito-frontale) e hanno una buona probabilità di venire successivamente ricordati.
Il gruppo-classe si configura come un fondamentale spazio di crescita in cui l’alunno-studente sperimenta le proprie competenze e sviluppa la propria identità, in un continuo scambio - sia con i pari, che con gli insegnanti - nel quale i processi emotivi e relazionali assumono un ruolo centrale.
“A scuola non ci si contagia” ha affermato il candidato sindaco Franco Bandelli. “In un recente sondaggio apparso sul Corriere della Sera, incrociando tutti i dati ufficiali del Ministero della salute e di quello dell’Istruzione appare chiaro che con 7.300.000 di studenti il contagio non si è impennato, anzi, visto che tra i giovani si è rivelata una positività intorno appena all’1%”.
Ci preme inoltre anche evidenziare i dati dello studio “Didattica a distanza, un anno dopo. Una fotografia della scuola italiana”, condotto da “Parole o_ Stili” insieme a Istituto Toniolo e con il supporto tecnico di Ipsos. Da questionario anonimo, a cui sono stati sottoposti oltre 3.500 studenti della secondaria di secondo grado e circa 2000 insegnanti di ogni ordine e grado, è emerso che:
• durante le lezioni a distanza 1 allievo su 4 ha cucinato e quasi l’88% ha mangiato, il 96% ha chattato con i compagni
• Oltre il 40% degli studenti ha percepito un peggioramento nelle proprie attività di studio e il 65% fatica a seguire le lezioni.
• Solo il 17% dei genitori ha imposto limiti di tempo nell’utilizzo dello smartphone, il 14% nell’accesso ai social e il 13% ai giochi online.
Tra le mancanze più evidenti c’è però la distanza “relazionale” con i compagni di classe e con i professori: 1 su 4 ha dichiarato di aver sofferto un peggioramento del rapporto e del dialogo con l’insegnante.
Tra i dati interessanti c’è anche il desiderio da parte di studenti e studentesse di tornare in classe (77%) seppur con la consapevolezza dell’utilità e dei vantaggi degli strumenti digitali (75%), i quali però così come sono stati usati risultano un mezzo poco efficace per invogliare allo studio (solo il 23% ne ha evidenziato i benefici).
Futura rivolge un appello a tutte le forze politiche, oltre che al neo presidente del Consiglio, Mario Draghi e a quello della Regione, Massimiliano Fedriga, affinché, tutti insieme, si applichi il buonsenso, ora più che mai necessario. La politica dei colori, che dovrebbe dare risposte non può più continuare a svilire e sottrarre futuro ai giovani e dovrebbe finalmente organizzare la scuola in modo che i bambini, i ragazzi e gli adolescenti possano proseguire la loro formazione stando “fisicamente” in classe per non perdere più di quanto non si sia già perso nel precedente e nel corrente anno. Crediamo che questo sia un dovere per tutti gli attori che concorrono a “tenere in piedi” l’imprescindibile mondo dell'istruzione.
Per il Movimento Futura
Francesca Benericetti, Francesca Borgheggiano, Sabrina Iogna Prat, Rina Anna Rusconi
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