Biblioteca al Salone degli Incanti, Pd: “Progetto già definito, con 600 posti lettura e spazi da capitale”

Una grande biblioteca pubblica nel Salone degli Incanti, affacciata sul mare, capace di diventare insieme luogo di studio, spazio civico e simbolo internazionale della città. Un’idea che in queste settimane torna nel dibattito triestino e che appare, per molti, non solo condivisibile ma anche urgente. Ma c’è un elemento che cambia radicalmente la prospettiva: quel progetto, sostengono dal Forum Cultura del Partito Democratico di Trieste, esiste già ed è già stato completato anni fa.
Il punto, dunque, non sarebbe immaginare da zero una nuova trasformazione dell’ex Pescheria, bensì recuperare un percorso progettuale già impostato, già studiato nei dettagli, già dotato di analisi economiche e di un impianto culturale coerente. Un dossier che oggi, secondo il PD, sarebbe ancora nelle disponibilità dell’amministrazione comunale.
Un progetto nato per risolvere l’emergenza biblioteca Hortis
La proposta risale all’amministrazione Cosolini e prende forma nel 2015, quando l’assessorato alla cultura, guidato allora da Paolo Tassinari, avvia un programma con un obiettivo preciso: superare le criticità strutturali e funzionali della Biblioteca Civica Attilio Hortis, che già allora presentava problemi importanti e che oggi è ancora segnata dall’inagibilità.
L’idea era ambiziosa e, al tempo stesso, estremamente concreta: creare un nuovo spazio culturale capace di rispondere alle esigenze quotidiane di cittadini e studenti, offrendo servizi moderni, aree wi-fi, spazi di consultazione, luoghi per incontri e scambio di idee. Non la classica biblioteca intesa come semplice sala studio, ma una piazza coperta, uno spazio pubblico vivo, così come la vecchia Pescheria lo era stata in passato dal punto di vista commerciale.
Lo studio di fattibilità e il coinvolgimento di professionisti qualificati
Per lo studio di fattibilità, l’incarico viene affidato in base a un’analisi di mercato a un gruppo di professionisti specializzati nel settore culturale e progettuale: MAP Studio Magnani Pelzel di Venezia, la triestina MHK Consulting e Antonella Agnoli, studiosa e figura di riferimento internazionale nel mondo delle biblioteche.
All’interno di un progetto culturale organico, lo studio arriva a proporre diverse soluzioni per gli spazi dell’ex Pescheria, definendone requisiti, tempistiche, aspetti economici. Un lavoro strutturato, che avrebbe permesso di ottenere un parere preventivo favorevole della Soprintendenza per l’ampliamento degli spazi di studio tramite la realizzazione di due balconate e, contemporaneamente, avviare i procedimenti necessari per reperire copertura finanziaria attraverso l’Agenzia nazionale per lo sviluppo.
Il progetto accantonato nel 2016, ma mai cancellato
Nonostante il livello di elaborazione e il potenziale culturale, il progetto viene scartato nel 2016 con decisione dall’assessore Giorgio Rossi, subentrato in quell’anno. Tuttavia, sottolinea il Forum Cultura del PD, il progetto non sarebbe mai scomparso: resterebbe ancora nelle mani dell’amministrazione comunale, pronto a essere ripreso qualora si decidesse di rilanciarlo.
Tra gli aspetti più suggestivi del piano, anche la possibilità di un collegamento pubblico con l’Aquario, che nel frattempo è diventato anch’esso inagibile. Una visione integrata, pensata per creare un grande polo culturale e turistico di attrazione, con standard paragonabili alle esperienze europee più avanzate.
Numeri e ambizioni: 600 posti lettura e 3.000 metri quadrati di cultura
I numeri descritti nel progetto sono di quelli che fanno rumore: 600 posti lettura, 400 posti liberi aggiuntivi, 1.200 metri di scaffali aperti, su una superficie complessiva di quasi 3.000 metri quadrati. Una mediateca sul mare che potrebbe diventare non soltanto un servizio per la città, ma un luogo simbolo, un biglietto da visita internazionale, un punto di riferimento per studenti, famiglie, turisti e per chiunque viva lo spazio pubblico come opportunità di crescita culturale.
Il messaggio politico è chiaro: se oggi Trieste discute del futuro del Salone degli Incanti, non può farlo ignorando che esiste già un progetto strutturato. La domanda, ora, è una sola: Trieste vuole davvero questa biblioteca? E soprattutto, vuole finalmente ripartire da ciò che è già pronto?
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