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Epifania, Crepaldi: «Umanità adora falsi idoli e li coltiva come possibile soluzione dei propri problemi»

Luca Marsi ·

Di seguito  il testo dell'omelia che l'Arcivescovo mons Crepaldi ha pronunciato ieri, domenica 6 gennaio 2019, durante la celebrazione eucaristica che ha presieduto nella cattedrale di san Giusto nell'occasione della solennità dell' Epifania del Signore. Carissimi fratelli e sorelle,

  1. La solennità dell’Epifania celebra la manifestazione di Gesù ai Magi, ideali rappresentanti, non di un singolo popolo, ma di tutti i popoli della terra. La parola epifania, infatti, deriva dal greco e significa rivelazione, manifestazione. Nella prima lettura tratta dal libro di Isaia, il profeta contempla il mondo immerso nelle tenebre in contrapposizione alla città di Gerusalemme che manifesta la gloria divina perché centro mondiale del culto divino. Nel brano della lettera agli Efesini, san Paolo ricorda la missione apostolica affidatogli da Dio a favore dei pagani, il cui fine è quello di riunire l'universo intero in Cristo. Dopo la rivelazione di Cristo non ci sono più né giudei né greci, ma membri di un medesimo corpo, la Chiesa, che sono beneficiari delle stesse promesse. Il brano del vangelo di Matteo ci parla dei Magi con queste parole: "Nato Gesù a Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: ‘Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella, e siamo venuti ad adorarlo’". Il cammino dei Magi, venuti dall'oriente, è simbolo di tutte le nazioni presenti sulla terra chiamate all’incontro con il Signore Gesù e la sua salvezza; è anche, da sempre, immagine del cammino di ogni uomo che cerca Dio con cuore sincero.
  2. Carissimi fratelli e sorelle, nell’ascoltare il brano del vangelo di Matteo si resta colpiti dal fatto che i Magi vanno da Gesù per adorarlo. C’è in questo particolare una singolare lezione di vita spirituale anche per noi. Da sempre l'umanità adora falsi idoli e li coltiva come possibile soluzione dei propri problemi esistenziali. Ancora oggi, molti adorano gli idoli del successo, del benessere, della carriera, del potere economico, militare, politico e religioso e tanto altro... I Magi invece adorano il Dio vivente che si rivela in quel Bambino - povero, umile e che giace in una mangiatoia – e che merita tutta la loro attenzione e la loro preghiera. Il vero re, la vera signoria sta proprio lì, in quell'umile Bambino che poi si troverà, a distanza di 33 anni, davanti a Ponzio Pilato il quale lo interrogherà chiedendogli se fosse Lui il Re; Gesù replicò: certo che lo sono, ma il mio regno non è di questo mondo. I Magi davanti al Re dei Giudei lo riconoscono, si prostrano e l'adorano e si accende in loro quel dono della fede che non si accenderà invece nel cuore e nella mente di Pilato. Due opposti atteggiamenti di adorazione e di rinnegamento della verità del Dio-Bambino e del Dio-Crocifisso.
  3. Carissimi fratelli e sorelle, nell’ascoltare il brano del vangelo di Matteo si resta colpiti anche dal fatto che i Magi offrirono a Gesù dei doni: oro, incenso e mirra. Per comprendere il significato di questo gesto, ascoltiamo ciò che scrisse san Leone Magno: “Se poi, desiderosi di addentrarci maggiormente nel mistero, vogliamo scoprire come tutti coloro che vengono a Cristo attraverso il cammino della fede portino quei tre tipi di doni, non è forse vero che nel cuore di chi crede rettamente si fa la stessa offerta? Dal tesoro del proprio cuore si offre l’oro, riconoscendo Cristo re dell’universo; offre la mirra chi crede che il Figlio unigenito di Dio ha assunto una vera natura umana; l’onora, in certo senso, con l’incenso, chi confessa la sua assoluta uguaglianza con la maestà del Padre” (Discorso, 36). L’evangelista Matteo ci offre anche un’ulteriore notizia: i Magi “Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (v.12). Dopo l’adorazione al Bambino Gesù, i Magi tornano nei loro lontani paesi, ma per un’altra strada. Tornano alla loro vita, nei loro paesi e tornano per trasmettere la gioia sperimentata nell’incontro con il Signore Gesù. Da lì ha inizio l’esperienza tipica della storia della cristianità, quella dei missionari presenti in tutto il mondo che annunciano il Vangelo del Signore. Lì ha inizio la nostra vocazione battesimale ad annunciare il Signore: dopo aver contemplato e adorato nel Bambino Gesù la gloria del Signore e trasformati anche noi nella stessa gloria, siamo invitati ad essere annunciatori e testimoni del Dio-con-noi.

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