(SEGNALAZIONE) Il tempo libero in pensione? Meno di quando si lavorava

(SEGNALAZIONE) Il tempo libero in pensione? Meno di quando si lavorava

Questa volta il mio scritto incomincia con un' asserzione che non avrei mai creduto potesse essere vera ed è quella per cui uno che arrivasse alla famigerata età della pensione in realtà poi si lamentasse del fatto d' avere meno tempo libero di quando invece lo aveva quando lavorava. Lo so che per uno che stia ancora lavorando in questo momento sembra una cosa surreale, ma la riprova di quello che sto dicendo sta proprio nella frequenza dei miei scritti, che una volta erano quasi a cadenza settimanale e che ora invece sono diventati molto più radi. Questa annotazione me l'ha fatta qualche giorno fa un mio amico di una redazione giornalistica web che mi ha redarguito in forma più che bonaria del fatto che ultimamente gli mandavo pochissimo materiale. Da parte mia se devo essere sincero questa nota l' ho ritenuta come un complimento sia perchè voleva essere un modo per stimolarmi a scrivere più frequentemente e sia perchè a questo punto voglio pensare che i miei scritti fin qui inviati fossero da lui ritenuti degni di essere pubblicati. Ad ogni buon conto a tutti quelli che avranno il piacere di continuare a leggerli stiano tranquilli perchè non ho assolutamente smesso di scrivere e tanto meno di lottare perchè le cose migliorino, e se avrò da denunciare fatti o cose che possano ledere la nostra meravigliosa città lo farò ancora non guardando in faccia nessuno e soprattutto puntando il dito su fatti o persone indistintamente dal colore a cui queste appartengono, perchè ho sempre creduto in passato come nel presente e ancora di più nel futuro che se questa città potrà risorgere e tornare a diventare quella importante e famosa qual' era prima del grande conflitto, questo sarà merito solamente dell' amore che queste persone sapranno avere per Lei. Questi personaggi, almeno per me, sono quelli che hanno scritto e scriveranno la storia della nostra città e che non dovranno mai essere dimenticati, e lasciatemi dire che uno di questi era anche mio padre, sindacalista della Ccdl -Uil che nei momenti più bui della nostra città come quelli del famoso Piano Cipe che decretò la chiusura del Cantiere San Marco, invece di lasciare Trieste per una carriera allettante a Roma, rimase a sostenere i suoi operai e la sua città nel vano tentativo di scongiurarne la chiusura. Concludo con l'assicurare nuovamente che continuerò a “Rompere” avanti perchè voglio credere che sia giusto lamentarsi se le cose non vanno ma che bisogna anche fare qualcosa affinchè queste cambino, e lo scrivere e denunciarle penso sia comunque un' arma che alla fine possa servire a questo scopo. Fabricci Paolo