Rotta Balcanica: «Arrivano i rinforzi, ascoltati gli appelli del SAP»

Rotta Balcanica: «Arrivano i rinforzi, ascoltati gli appelli del SAP»
Riceviamo da Lorenzo Tamaro - Segretario Provinciale SAP
 
Apprendiamo con soddisfazione che i numerosi appelli lanciati dal SAP sono stati finalmente ascoltati: ci sarà un invio nei prossimi giorni di uomini provenienti da altre provincie, aggregati a Trieste a supporto del personale locale impegnato a contrastare l'immigrazione clandestina proveniente dalla “Rotta Balcanica”.
 
Forse si comincia a prendere in seria considerazione la portata di quella che è ed è divenuta in questi ultimi anni questa problematica, una vera e propria emergenza, oggi aggravata dalla pandemia Covid-19 e che deve necessariamente essere trattata diversamente da quanto fatto fin’ora.
 
L'aumento di personale, per ora solo aggregato da altre provincie d'Italia, che va a sanare provvisoriamente solo l'organico della Polizia di Frontiera previsto per un lavoro “ordinario” e non certamente quello “straordinario” dettato dal Coronavirus e dall'immigrazione clandestina, deve rappresentare un punto di partenza e non di arrivo.
 
Sulla questione va programmato per il futuro un apparato diverso, non una “pezza da mettere sulla falla” in un territorio come quello del capoluogo giuliano che vede l'ingresso illegale  da parte di migliaia di persone di varie etnie.
 
Il SAP quindi auspica che si preveda per il futuro, un progetto che diventi strutturale e non solo temporaneo, affinchè si possa gestire il fenomeno migratorio a lungo termine, con la giusta considerazione degli sviluppi operativi e burocratici che una situazione come questa impone.
 
La buona notizia dell'invio di uomini deve necessariamente però essere accompagnata a breve termine da progetti che prevedano anche strutture logistiche adeguate e mezzi idonei per il territorio e la tipologia di servizio.
 
Il tutto per garantire sia agli operatori di Polizia che agli stessi migranti, sicurezza e dignità.
 
Non da ultimo si pensi a redigere un protocollo sanitario ad hoc, prevedendo prima della trattazione di qualsiasi atto, una quarantena preventiva al fine di poter escludere qualsiasi contagio per il personale delle forze dell'ordine ma anche per tutto l'apparato che interessa l'accoglienza e la comunità.