Reati contro il patrimonio, doppio arresto a Gorizia

Reati contro il patrimonio, doppio arresto a Gorizia

Chiuso il cerchio sulla complessa attività d’indagine finalizzata a smantellare un sodalizio criminale di cittadini cinesi dediti a reati contro il patrimonio. Nella giornata di giovedì 4 luglio 2019, in Torino e Gorizia, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Gorizia, al termine di complesse e articolate indagini, condotte in area geografica centro – nord Italia, davano esecuzione a nr. 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal GIP del tribunale di Venezia, su richiesta di quella stessa Procura, nei confronti nei confronti di due soggetti di nazionalità cinese :

  1. JIN JIAN JUN, nato il 28 dicembre 1977, senza fissa dimora, di fatto dimorante in Torino alla via Valprato nr. 3;
  2. HONG WEN WU, nato il 01 maggio 1989, senza fissa dimora, attualmente detenuto per altra causa presso la casa circondariale di Gorizia;
resisi responsabili di numerosi furti e rapine ai danni di propri connazionali. I provvedimenti sono scaturiti a seguito di approfondimenti investigativi, condotti dai militari nel contesto dell’indagine convenzionalmente denominata “Crimini d’Oriente” e che, nel periodo agosto – ottobre 2018, aveva già portato all’arresto di ulteriori nr. 6 cittadini cinesi, membri dello stesso sodalizio criminale, che nell’ambito del periodo oggetto d’indagine, avevano portato a termine nr. 3 rapine (tra cui una in San Pier d’Isonzo – GO e una a Venezia Mestre) in appartamento e nr. 8 furti ai danni di propri connazionali. I due soggetti arrestati hanno avuto un ruolo di primo piano nel contesto della rapina effettuata presso un affittacamere di Mestre, ove erano alloggiati numerosi cittadini cinesi, tra cui anche i basisti del sodalizio criminale già tratti in arresto nell’agosto dello scorso anno. La pericolosità sociale dei soggetti veniva evidenziata dal loro modus operandi: gli indagati, infatti, nel corso dei loro raid criminali, si avvalevano dell’uso di armi da fuoco e da taglio (coltelli a lama lunga, accette e machete) e non esitavano ad usare violenza sulle vittime, che venivano imbavagliate e legate con fascette di plastica del tipo “lega tubi”. L’indagine si è rivelata, inoltre, particolarmente complessa in considerazione della ritrosia delle vittime, tipica dell’ambiente cinese, a denunciare alle FF.PP. le rapine e i furti patiti, per il timore di subire gravi ritorsioni. I soggetti facevano parte di una vasta comunità cinese con appoggi logistici in Padova nei pressi della Stazione e in Prato. I prevenuti, al termine delle formalità di rito, venivano associati presso le case circondariali di Torino e Gorizia a disposizione dell’autorità giudiziaria veneziana.