Maurizio Giudici (Federalberghi): “Giovani ci sono, ma servono spazi veri e non improvvisazione” (VIDEO)

Maurizio Giudici (Federalberghi): “Giovani ci sono, ma servono spazi veri e non improvvisazione” (VIDEO)

L’intervento è arrivato in diretta durante la trasmissione di Trieste Cafe, nel pieno di un confronto dedicato al futuro del turismo cittadino. Un passaggio che ha spostato l’attenzione dai numeri alle persone, dagli eventi alla vita quotidiana, mettendo al centro una domanda che a Trieste inizia a pesare: come far convivere crescita turistica, giovani e città reale senza trasformare lo sviluppo in un problema strutturale. È da questa cornice che si inseriscono le riflessioni emerse in diretta, tra spazi che mancano, flussi concentrati e la necessità di una regia capace di governare, e non inseguire, i cambiamenti in atto.

ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe Maurizio Giudici, presidente di Federalberghi Trieste, affrontando in modo diretto il tema del rapporto tra eventi, giovani e vivibilità urbana, all’interno di una città che sta cambiando rapidamente sotto la spinta del turismo.

Nel confronto emerso in diretta, il tema non viene trattato come una questione di ordine pubblico né come un problema generazionale, ma come un passaggio obbligato di una città che sta cambiando pelle. Trieste, secondo Giudici, non può più permettersi di ragionare per compartimenti stagni: il turismo entra a pieno titolo nella vita quotidiana e, se non viene governato, rischia di produrre tensioni invece che opportunità.

Giovani e cabina di regia: una presenza possibile, ma non improvvisata

La domanda posta in trasmissione è diretta: nella futura cabina di regia del turismo, è giusto coinvolgere giovani e giovanissimi triestini? Giudici non chiude la porta, ma neppure indulge in risposte facili. I giovani, spiega, fanno parte a pieno titolo del segmento turistico e della città, ma il loro coinvolgimento deve avvenire dentro una struttura solida, non come foglia di fico o come slogan.

Prima di tutto, sottolinea, c’è bisogno di riorganizzare l’ossatura del turismo cittadino, di gestire i flussi che già oggi arrivano in città e di costruire un sistema capace di reggere la pressione. Solo all’interno di questo quadro può trovare spazio un contributo generazionale che sia davvero efficace.

Spazi che non ci sono più e socialità che si riversa in strada

Uno dei passaggi più concreti riguarda la trasformazione urbana degli ultimi anni. Giudici osserva come molte delle storiche discoteche cittadine siano scomparse o si siano trasformate in altro, lasciando un vuoto evidente. La socialità giovanile, privata di luoghi dedicati, si è spostata verso bar e centri urbani, generando nuove difficoltà di convivenza e di gestione.

Il punto non è demonizzare i giovani né colpevolizzare chi frequenta la città di sera, ma riconoscere che mancano spazi appropriati, progettati per accogliere certe dinamiche senza scaricarle tutte sul tessuto urbano tradizionale.

Eventi e turismo: utili solo se inseriti in un progetto

Nel ragionamento di Giudici, gli eventi non sono il problema. Possono essere una risorsa, ma solo se inseriti in una visione più ampia. Un grande evento che porta migliaia di persone per una notte può riempire alberghi e locali, ma se non è accompagnato da servizi, infrastrutture e programmazione, rischia di lasciare dietro di sé solo criticità.

La domanda che emerge è sempre la stessa: quante di quelle persone torneranno? Che immagine porteranno con sé della città? Come ha reagito Trieste allo stress improvviso di flussi concentrati?

Turismo e convivenza: la città non può diventare un parco tematico

Giudici insiste su un concetto che attraversa tutta la diretta: il turista cerca un’esperienza autentica, non una città costruita solo per lui. Allo stesso tempo, i residenti hanno diritto a una città vivibile. La crescita turistica, quindi, deve trovare un equilibrio, una convivenza sostenibile tra chi arriva e chi vive quotidianamente gli spazi.

In questa prospettiva, il tema giovani non è separato dal turismo, ma ne è una componente centrale. Una città che non offre spazi adeguati ai suoi giovani rischia di perdere attrattività anche verso l’esterno.

Università, alloggi e squilibri emergenti

Nel corso della diretta viene citato anche un altro segnale di squilibrio: l’Università di Trieste registra alti tassi di occupazione per alcune facoltà, ma crescono le difficoltà nel reperire alloggi. Anche questo fenomeno, secondo Giudici, si intreccia con il turismo e con l’assenza di una programmazione che tenga insieme tutte le esigenze della città.

È uno degli effetti collaterali di una crescita rapida, che senza una regia rischia di accentuare le distorsioni.

Distribuire i flussi per evitare l’effetto imbuto

Un altro punto chiave riguarda la concentrazione. Se Trieste continua a essere raccontata e vissuta solo attraverso pochi luoghi iconici, la percezione di sovraffollamento diventa inevitabile. Piazza Unità, Miramare, alcune zone centrali finiscono per essere schiacciate da flussi che potrebbero invece essere distribuiti.

Per Giudici, parlare di eventi e giovani significa anche ripensare la geografia del turismo, allargando lo sguardo e riducendo la pressione sui punti più fragili della città.

La sfida finale: governare, non inseguire

Il senso complessivo dell’intervento è chiaro. Trieste si trova in una fase in cui non basta più reagire. Serve governare. Gli eventi, i giovani, la socialità e il turismo devono essere parte di un unico disegno, capace di tenere insieme sviluppo economico e qualità della vita.

Senza una cabina di regia e senza una visione strutturata, il rischio è che ogni tema venga affrontato separatamente, perdendo di vista il quadro generale. Ed è proprio su questo equilibrio che, secondo Giudici, si gioca il futuro del turismo cittadino.

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