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Cronaca

“Lilly non voleva dormire con Seba”: a Quarto Grado parla l’albergatrice mai ascoltata

Luca Marsi ·
“Lilly non voleva dormire con Seba”: a Quarto Grado parla l’albergatrice mai ascoltata

Una nuova figura si affaccia nel complesso giallo legato alla scomparsa e alla morte di Liliana Resinovich, e lo fa sotto i riflettori della trasmissione Quarto Grado, condotta da Gianluigi Nuzzi su Retequattro. Protagonista della puntata, andata in onda venerdì sera, è una testimone ritenuta fondamentale dalla famiglia della vittima: si tratta di Giasmina Zikovic, albergatrice, già intervistata dal programma a dicembre, ma mai formalmente ascoltata dagli inquirenti.

Una memoria rimasta inascoltata

Come ricostruito da Nuzzi in apertura del blocco dedicato al caso Resinovich, l’avvocato Nicola Cozza, legale di Silvia, cugina di Liliana, ha depositato alla procura una memoria con le dichiarazioni della testimone, chiedendo che venga formalmente convocata. Tuttavia, da quanto emerso in trasmissione, nessuna convocazione è mai arrivata, né prima né dopo il deposito.

Zikovic aveva già descritto pubblicamente scene di tensione e disagio tra Liliana e il marito Sebastiano Visintin, che secondo la testimone si sarebbero manifestate chiaramente nel luglio del 2021, pochi mesi prima della scomparsa. In particolare, la donna racconta un episodio in cui Visintin avrebbe lanciato uno zaino o una valigia verso la moglie, episodio che – a suo dire – l’aveva molto colpita.

Liliana voleva dormire da sola

Non solo. L’albergatrice avrebbe anche riferito di una richiesta esplicita di Liliana di non dormire più con Sebastiano, chiedendo un letto separato. “Liliana remissiva, Sebastiano aggressivo”: è così che la testimone descrive il quadro dei rapporti fra i due, fornendo un’ulteriore tessera di un mosaico ancora irrisolto.

L’appello dell’avvocato Cozza: “Valutate l’attendibilità”

Durante la trasmissione, l’avvocato Cozza ha chiarito: “Noi forniamo elementi, poi è la procura che deve valutarli. Ma chiediamo almeno che vengano presi in considerazione, che sia ascoltata questa donna per verificare l’attendibilità delle sue parole”. Una richiesta reiterata, accompagnata da un invito a rileggere con attenzione ogni dettaglio dell’inchiesta, soprattutto alla luce della consulenza tecnica firmata dalla professoressa Cristina Cattaneo.

Una figura ignorata dagli inquirenti

Il caso assume così contorni ancora più intricati: una testimone esiste, è nota, è stata pubblicamente intervistata, ha fornito un racconto articolato, eppure non è mai stata ufficialmente ascoltata. Un elemento che alimenta nuovi interrogativi sullo stato dell’indagine e sulla volontà – o meno – di approfondire ogni possibile scenario.

Il servizio si chiude con una riflessione aperta del conduttore: “Magari Sebastiano davvero è vittima”. Ma per arrivare alla verità – lo ribadisce la trasmissione – tutti devono essere ascoltati, nessuno escluso.

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