Operazione "Ghost Factory": 29 denunciati di cui 3 arrestati e tabacco per oltre 18 milioni di euro (VIDEO)
Ventinove persone denunciate, di cui tre tratte in arresto, indagati a vario titolo per reati di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando, contraffazione e all’immigrazione clandestina. A finire in manette un imprenditore e il suo collaboratore (entrambi collegati alla società di capitali con funzione logistica nel capoluogo giuliano) e un autista arrestato in flagranza. Uno è residente a Trieste e un altro in provincia di Udine, entrambi con precedenti. E' solo una parte del bilancio dell'operazione "Ghost Factory" che ha portato allo smantellamento di un'organizzazione criminale, composta da persone di nazionalità straniera e italiana, che aveva realizzato nelle province di Udine e Trieste una rete produttiva e logistica di sigarette prodotte in Friuli e commercializzate in vari paesi del Nord Europa con un volume d'affari di 89 milioni di euro. Tutti i dettagli sono stati illustrati questa mattina presso il comando regionale della Guardia di Finanza dal Procuratore capo Patrizia Castaldini affiancata dal comandante provinciale della Gdf Stefano Commentucci (vedi intervista) e da quello regionale Fabrizio Nieddu.
Questi i numeri conclusivi: sequestro di oltre 77 tonnellate di prodotto tra sigarette (Marlboro Rosse, Marlboro Gold e L&M) e tabacco trinciato il cui valore complessivo ammontava a oltre 18 milioni di euro e con diritti di confine evasi per svariati milioni di euro: sequestro di macchinari industriali installati nella linea produttiva illecita (compreso il generatore da 60mila euro donato alla Protezione civile regionale) per un valore di mercato pari a 1,5 milioni di euro. Ed ancora il sequestro di due articolati del valore complessivo di oltre 200 mila euro, il sequestro di 7 milioni di pezzi di materiale accessorio per la produzione di sigarette (cartoncini, filtrini, packaging, bobine). Il materiale sequestrato risulta essere stato successivamente distrutto ad esclusione di quello riutilizzabile in attività legali.
In siffatto modello di business criminale concentrare la produzione delle sigarette in Friuli Venezia Giulia, dove sono presenti importanti reti viarie e autostradali, assumeva una valenza strategica grazie alla prossimità ai mercati di sbocco delle sigarette che garantiva all’organizzazione la riduzione degli oneri di trasporto e dei rischi connessi ai controlli alle frontiere ai quali, invece, sarebbero stati esposti su tragitti più lunghi. L’attività investigativa ha permesso di acclarare che la fabbrica aveva operato per circa cinque mesi, producendo circa 137 milioni di sigarette (6,85 milioni di pacchetti) che venivano successivamente posti in vendita mediante un’articolata rete di distribuzione in altri mercati europei garantendo un elevato livello di profitti illeciti a causa degli elevati prezzi di vendita praticati all’estero (il costo di un pacchetto di sigarette tipo Marlboro è di 17,80 euro nel Regno Unito, 13 euro in Francia e 8 euro in Germania, contro i soli 6 euro di media di un pacchetto venduto in Italia). I costi di produzione nell’opificio clandestino ammontavano a poche decine di centesimi di euro a pacchetto.
La struttura, al fine di non palesarne l’operatività illecita, era stata strumentalmente munita di materiali fonoassorbenti e isolanti, di specifici pannelli installati su tutte le porte e le finestre nonché di sofisticati sistemi di sorveglianza a circuito chiuso (CCTV) per rilevare eventuali azioni di vigilanza poste in essere da parte delle forze dell’ordine. Sempre per non disvelarne l’operatività, l’apparato produttivo non era collegato alla ordinaria rete elettrica ma utilizzava un’alimentazione autonoma tramite un poderoso generatore industriale, alimentato a gasolio, con una potenza superiore a 150 KVa.
All’atto dell’intervento, l’opificio clandestino era in piena attività e i militari hanno sorpreso a lavorare nella linea produttiva ventuno soggetti, di nazionalità straniera (Ucraina e Moldava), risultati privi di titoli legali per l’ingresso e l’esercizio di attività lavorative nel territorio nazionale. Erano stati contattati via internet per lavorare come operai edili ma una volta giunti in Italia sono stati privati di documenti, cellulari e pure i vestiti sono stati sostituiti. Tutti uomini di età compresa tra i 20 e i 35 anni. Tale manovalanza veniva impiegata nell’opificio con ritmi e condizioni di lavoro proibitivi peraltro alloggiando - con divieto assoluto di uscire - in appositi spazi ricavati all’interno dello stesso opificio destinati a “dormitorio” dalle carenti condizioni igieniche. Sempre al momento del blitz, è stata inoltre rilevata presso le strutture di Gonars e Remanzacco la presenza di due autoarticolati proprio mentre avvenivano le operazioni di carico e scarico delle sigarette.
Le indagini hanno trovato sviluppo in due progressive fasi: inizialmente veniva individuata nella provincia di Udine una struttura produttiva e di distribuzione occulta di noti marchi (Marlboro Gold, Marlboro Rosse e L&M) che trovava sviluppo nei seguenti tre siti: • stabilimento produttivo (in Gonars – UD) costituito da un capannone industriale di circa 2.156 mq, dove era stato predisposto un impianto manifatturiero; • magazzino/deposito (ubicato nel comune di Remanzacco – UD) costituito da un capannone industriale di circa 780 mq destinato a “deposito temporaneo” delle sigarette in precedenza confezionate presso l’opificio di Gonars. Il deposito veniva altresì utilizzato, sempre temporaneamente, quale iniziale magazzino del tabacco trinciato destinato alla lavorazione; • area di exchange parking (ubicata nel comune di Buttrio – UD) degli autoveicoli incaricati del trasporto delle sigarette, ove venivano lasciati i rimorchi (privi di motrice) da dove venivano poi “agganciati” a vettori e quindi trasportati presso il deposito di Remanzacco per essere caricati e quindi “riconsegnati” a ulteriori motrici. Tale modus operandi (peraltro posto in essere sistematicamente nel periodo notturno) precludeva, in occasione degli ordinari controlli del territorio posti in essere dalle Forze di polizia, di “ricostruire” il percorso dei veicoli e la scoperta della fabbrica clandestina di sigarette ubicata a poche decine di km dal luogo dello “scambio”.