“Abbiamo vissuto fame e torture, ora futuro è incerto”: Aranza racconta il Venezuela a Trieste Cafe (VIDEO)

“Abbiamo vissuto fame e torture, ora futuro è incerto”: Aranza racconta il Venezuela a Trieste Cafe (VIDEO)

“Venezuela, ed ora cosa succede?”: la diretta condotta da Martina Lucia Marsi con Aranza Leon ha trasformato un tema internazionale in un racconto crudo, personale e politico. La conversazione parte dall’evento che, secondo quanto riferito in trasmissione, ha scosso il Paese e la comunità venezuelana nel mondo: la cattura di Nicolás Maduro e della moglie da parte degli Stati Uniti. Da lì, la domanda centrale diventa immediata: cosa sta vivendo davvero la popolazione, e cosa può succedere adesso.

“Liberarci da 26 anni di dittatura”: il sentimento di chi è scappato
Aranza Leon descrive un sentimento complesso, ma netto nella sua origine: “liberarci da 26 anni di dittatura”. Nel suo racconto il Venezuela è un Paese dove “si muore di fame”, dove mancano medicine e servizi essenziali. La notizia, dice, è arrivata in modo improvviso, “veloce”, ma la normalità resta lontana. La situazione è ancora instabile e, secondo quanto riferito, in questi giorni sarebbero stati arrestati anche dei giornalisti.

Informazione sotto pressione e paura diffusa
La conduttrice sottolinea il valore della libertà di stampa, ricordando che colpire un giornalista significa colpire l’informazione libera. Aranza, dal canto suo, ribadisce che il quadro resta segnato da repressione e controllo, con una dinamica che nel suo racconto non si limita alla politica ma invade la vita quotidiana.

“Non era un presidente legittimo”: elezioni contestate e accuse durissime
Nel confronto, Aranza afferma che non ci sarebbe stata una violazione del diritto internazionale “perché lui non è stato eletto democraticamente”. Porta l’attenzione sulle elezioni del luglio 2025, sostenendo che il mondo avrebbe visto irregolarità e che situazioni analoghe si sarebbero ripetute in passato. Le sue parole sono durissime: definisce Maduro “illegittimo”, “autoproclamato” e lo associa a un quadro criminale e repressivo.

Fame, povertà e numeri che diventano esperienza personale
La parte più potente della diretta è quando i dati si trasformano in vissuto. Aranza racconta di essere in Italia da sette anni, scappata nel 2018, e descrive cosa significhi vivere la crisi: “so cosa è passare fame”, “dormire fuori dai supermercati per trovare da mangiare”. Parla di un salario “di 3 al mese” mentre “una confezione di uova costa 10”. Nel suo racconto, un Paese “ricchissimo” sarebbe precipitato in un livello di povertà altissimo, con una quota significativa definita “povertà estrema”.

Prigionieri politici, torture e diaspora: “otto milioni nel mondo”
Aranza sostiene che dal 2014 ad oggi ci sarebbero stati migliaia di prigionieri politici e vittime di torture, e che circa otto milioni di venezuelani vivrebbero all’estero. Cita proteste e arresti, e parla di un’emergenza sanitaria profonda, con una larga parte della popolazione che avrebbe bisogno di assistenza medica.

Narcotraffico e “cartel de Los Soles”: le accuse sullo sfondo
La diretta affronta anche il tema del narcotraffico. Aranza parla del cosiddetto “cartel de Los Soles” e di accuse che coinvolgerebbero Maduro e Diosdado Cabello, sostenendo che il Venezuela sarebbe un territorio di transito e che il controllo sarebbe nelle mani del potere.

Petrolio e potenze straniere: “il popolo non l’ha mai visto”
Spazio poi alla questione petrolifera. La conduttrice richiama un discorso attribuito a Donald Trump sul petrolio venezuelano. Aranza risponde con una lettura storica: sostiene che già prima di Chávez l’influenza statunitense fosse forte, e che il popolo “non ha mai visto” davvero i benefici del petrolio. Critica la nazionalizzazione, descrivendola come fase in cui “tutto si è distrutto”, e cita anche Russia, Cina, Iran e Cuba, parlando del petrolio usato come moneta di scambio per “armi e assistenza”.

La speranza e il costo umano: famiglie spezzate e ritorno impossibile
Il finale è quello che resta addosso. Aranza dice di sperare in un Venezuela “come prima”, ma ammette che il futuro è incerto. Racconta perdite personali, la lontananza dalla madre da sette anni, i nipoti mai conosciuti. E spiega perché oggi non potrebbe tornare: teme di essere identificata come rientrata dall’estero, parla di controlli del telefono e arresti se si trovano contenuti contro il governo. Arriva a definire il Venezuela “uno Stato fallito”, senza sovranità e senza elezioni libere.

“Viva la libertà e la democrazia”: la chiusura della diretta
La diretta si chiude con un ringraziamento reciproco e un messaggio che Aranza pronuncia come dichiarazione identitaria: “Vivo Venezuela, vivo l’Italia e soprattutto viva la libertà e la democrazia”. Una frase che sintetizza il senso dell’intervista: non solo cronaca internazionale, ma vita reale, memoria, paura e speranza.

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