“Vestirsi tutti al contrario per Carnevale”: la proposta dei giovani che vuole ribaltare Trieste
Un carnevale che non punta su effetti speciali, ma su un gesto semplice, condiviso e immediatamente riconoscibile. È la proposta lanciata da un gruppo di giovani triestini, che immaginano per la città un Carnevale “al contrario”, basato interamente su un’unica regola: vestirsi al contrario.
Giacche, cappotti e cappelli rovesciati
L’idea è tanto essenziale quanto d’impatto. Giacche indossate al rovescio, cappotti girati, cappelli messi dove non dovrebbero stare, cravatte sulla schiena, scritte sui vestiti da leggere allo specchio. Ognuno può interpretare il “contrario” a modo proprio, usando ciò che già ha nell’armadio, senza bisogno di costumi elaborati.
Il momento simbolico: la città che si ferma
Nel progetto dei giovani c’è anche un momento condiviso, pensato per creare un forte impatto visivo. A un’ora stabilita, le persone presenti in diversi punti della città si fermano per un minuto, si voltano di spalle e restano immobili. Un gesto silenzioso e collettivo, seguito dalla ripresa normale della vita cittadina, come se nulla fosse successo.
Una Trieste ribaltata, dal centro ai rioni
La proposta immagina una partecipazione diffusa, che coinvolga il centro e i quartieri. Piazza Unità, viale XX Settembre, Cavana, ma anche San Giacomo, Roiano, Borgo San Sergio, Opicina. L’effetto è quello di una città intera che, per qualche ora, sembra guardarsi allo specchio… al contrario.
Ironia e morbin come linguaggio comune
I promotori insistono su un punto: non è una protesta né una provocazione politica diretta. È un gioco collettivo, ironico, profondamente triestino. Un modo per prendersi un po’ in giro e per guardare la realtà da un’altra angolazione, senza rabbia e senza slogan gridati.
Un’idea pensata per essere condivisa
Vestiti al contrario, persone di schiena, piccoli gesti sincronizzati: il format si presta naturalmente a foto, video e dirette social. Un linguaggio visivo immediato, capace di parlare soprattutto ai più giovani, ma comprensibile a tutti.
Una proposta aperta alla città
Il “Carnevale al contrario” viene presentato come un’idea aperta, adattabile, replicabile. Non un evento chiuso, ma una proposta che può crescere con il contributo di chi vorrà partecipare, aggiungendo creatività personale senza perdere il filo conduttore.
Quando basta girare la prospettiva
Secondo il gruppo di giovani, a volte non serve inventare qualcosa di complicato per creare un momento collettivo significativo. Basta girare la prospettiva. O, in questo caso, girare i vestiti.