giovedì 28 maggio 2026
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Trieste Estate, “archeologia di sera 2023" al museo Winckelmann tutti i martedì di agosto a ingresso libero

Luca Marsi ·
Il Museo d’Antichità “J.J. Winckelmann”, nell'ambito del cartellone di Trieste Estate, propone la rassegna “Archeologia di Sera 2023”. Presentata oggi presso il Giardino del Capitano dall’Assessore alle Politiche della Cultura e del Turismo, Gior- gio Rossi alla presenza della conservatrice del Museo, Marzia Vidulli Torlo, del Pre- sidente e curatore artistico Massimo Favento e del Vicepresidente dell’Associazione Lumen Harmonicum, Marco Favento con il pianista Corrado Gulin, la nona edizione della rassegna si svolgerà nelle sere dei martedì di agosto nel giardino del museo. In attesa di Nova Gorica e Gorizia capitale europea della Cultura 2025, il tema prescelto è: “Archeologia senza confini”. Il punto di partenza, come illustrato dai relatori nel corso della conferenza stampa, sarà costituito dai ricchi reperti del museo delle collezioni preistorica e protostorica provenienti dal territorio: Carso triestino e isontino, Istria e in particolare dalla necropoli di Santa Lucia di Tolmino. Accanto alla presentazione e all’inquadramento dei materiali sarà l’occasione di vedere tre documentari didattici realizzati in questi anni; tre diversi modi di proporre al pubblico un tema coinvolgente. Gli interventi musicali, che chiuderanno le serate, sono stati affidati al Gruppo Strumentale - Associazione Lumen Harmonicum di Trieste. Molti dei brani saranno eseguiti su versioni elaborate da manoscritti originali d’archivio, frutto dell’attività di ricerca e di sperimentazione musicale degli interpreti: Lucia Premerl soprano, Marco Favento violino, Massimo Favento violoncello, Corrado Gulin pianoforte. Inoltre verrà presentata la prima assoluta di "Visioni Naturalistiche" del compositore triestino Guido Pipolo, un ciclo di Sei Momenti per violino, violoncello e pianoforte scritto apposta per Archeologia di Sera 2023. “La rassegna che presentiamo oggi - ha esordito l’Assessore Rossi - ha la particolarità di abbinare la storia e i reperti conservati all’interno di questo straordinario museo con eventi culturali e concerti che riscontreranno certamente l’interesse del pubblico. Il programma di Archeologia di sera va a integrare la già ricchissima offerta 2023 di Trieste Estate, rivolgendosi agli appassionati di archeologia, ma non solo – facendo seguire infatti a una prima parte storica un momento musicale - e a quanti amano frequentare lo splendido Giardino del museo. Saranno cinque serate interessantissime che vedranno sposarsi la frescura del sito e la storia attraverso un tema, quello dell’Archeologia senza confini, che si sviluppa in un mondo sempre più positivamente contaminato dalla presenza di tutte le molteplici culture che appartengono a questo contesto territoriale”. “Siamo giunti già alla nona edizione di un evento salutato sempre da un grande successo di pubblico – ha spiegato la conservatrice Vidulli – e rappresenta il momento in cui possiamo utilizzare questo splendido giardino al centro della città dov’è particolarmente gradevole tenere conferenze ed eventi musicali. Dopo il tema dell’Egitto, anche quest’anno, con l’argomento dei castellieri e l’archeologia legata al nostro territorio, contiamo di avere un ottimo riscontro”. Il percorso archeologico nella preistoria tra Carso triestino e sloveno - ha illustrato poi nel dettaglio la conservatrice del Museo, Marzia Vidulli Torlo - inizierà l’1 agosto con la proiezione del filmato “Il museo delle sorprese. Viaggio nella preistoria con Carlo Marchesetti”. Un video realizzato da SCICC – Centro Interdipartimentale per la Scienza e la Tecnologia applicate ai Beni Culturali dell’Università degli Studi di Trieste – insieme a Comune di Trieste, Servizio Musei e Biblioteche, partner del Progetto “Grotte fra scienza, ricerca e narrazione” finanziato da Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, LR 16/2014, avviso tematico ESOF2020. Non si poteva iniziare se non da colui che viene unanimemente considerato il padre della ricerca archeologica nel nostro comune territorio, Carlo Marchesetti, infatti egli pose le basi e, come dice lui stesso, svelò le origini delle nostre terre e sui suoi scritti ancor’oggi ci confrontiamo. A seguire verrà approfondito il tema: Esporre le grotte ieri e oggi, dall’arrivo delle collezioni pre-protostoriche al museo ai nuovi progetti di allestimento. Il viaggio continuerà martedì 8 agosto con: “Castellieri del Carso: villaggi protostorici tra Adriatico ed Europa centro-orientale. Alla riscoperta delle fortezze protostoriche”. Un incontro per conoscere i risultati della revisione complessiva degli scavi nei castellieri del Carso, compiuta da Paolo Paronuzzi, geo-archeologo, professore di Geologia applicata all’Università degli studi di Udine. Apprezzato divulgatore si occupa di problematiche geoarcheologiche e stratigrafiche partecipando a molte campagne di scavo in siti preistorici in grotta e in quelli protostorici fortificati su altura, i castellieri. Nella serata di Ferragosto verrà proiettato quindi il filmato ”Hema. Una storia di castellieri”. Creato per avvicinare alla comprensione del nostro passato attraverso le emozioni, il film permette di riscoprire nei siti e nei reperti archeologici locali le testimonianze materiali di vite reali.Realizzato per l’associazione Argo-Medi@ Story da Francesca Mucignato e Paolo Forti, sarà proiettato nella versione italiana con sottotitoli in sloveno. Il tema della quarta serata sarà la fine della lunga vita degli abitati protostorici e l’arrivo degli eserciti romani con la proiezione del filmato: “I Castellieri fortezze adriatiche. La conquista romana dell’Istria”. Il documentario indaga il periodo precedente alle guerre istriche, dal punto di vista delle genti che abitavano il litorale sui castellieri nel II secolo a.C. ripercorrendo la vicenda a partire dalla fondazione della colonia romana di Aquileia, passando per le foci del Timavo e la Val Rosandra, fino a Nesazio presso Pola, ultimo insediamento degli Istri. Diretto dal documentarista Marco Calabrese, è presentato dal giornalista Nicolò Giraldi, con la partecipazione di Paolo Paronuzzi (Università di Udine) e Robert Matijasic (Università di Pola). L’ultima serata verrà dedicata infine a “La necropoli di Santa Lucia di Tolmino: la referenziazione delle planimetrie di Carlo Marchesetti”. La collaborazione con l’Università di Trieste, grazie a tirocini e tesi di laurea in paletnologia con relatori Manuela Montagnari Kokelj e Andrea Favretto, ha visto la creazione da parte di Giuseppina Derossi di un GIS e di una mappa digitale collegata a Database contenenti le informazioni sui tipi di sepolture e loro corredi. Si tratta del risultato della schedatura realizzata negli anni di riordino dei materiali a cura di Susanna Moser, nell’ambito di due assegni di ricerca dell’Università di Trieste finanziati dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Questa metodologia applicata ai dati di scavo delle dodici campagne archeologiche di Marchesetti, tra 1884 e il 1902, per la messa in luce di un totale di 4000 tombe, permette di ristudiare il sito di Santa Lucia di Tolmino nella sua globalità. Partendo nuovamente dai diari di Marchesetti, le mappe cartacee originali sono state inserite in una Mappa digitale su un GIS capace di mettere in correlazione i tipi di sepolture (tipologia costruttiva e profondità) con i dati sul genere del proprietario, accanto a un approfondimento sui corredi con i riferimenti di ogni reperto catalogato. Si potrà quindi per la prima volta indagare nella totalità lo sviluppo e la crescita/distribuzione della necropoli, studiare la cronologia e le usanze di questo importante popolo dell’età del Ferro vissuto sulle sponde dell’Isonzo.

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