Monumentum, arte come memoria civile: Dipiazza presente alla performance per il Giorno del Ricordo

Nel pomeriggio di ieri in Largo Panfili, alla presenza del sindaco Roberto Dipiazza, si è svolta Monumentum, una performance artistica dedicata al Giorno del Ricordo, concepita come momento pubblico di riflessione civile e di memoria collettiva.
L’iniziativa, co-organizzata dal Comune di Trieste, è stata promossa dall’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria e dal Ministero dell’Università e della Ricerca, ed è stata pensata come un’esperienza aperta alla cittadinanza, capace di affrontare attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea uno dei capitoli più drammatici della storia del Novecento.
La performance si è sviluppata come un intervento artistico ad alto valore simbolico, volto a evocare il tema della tragedia delle Foibe non attraverso una narrazione didascalica, ma mediante una costruzione visiva e corporea. Un lavoro che si inserisce nel percorso di ricerca artistica e culturale che l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, guidata dal direttore Piero Sacchetti, porta avanti da anni intrecciando formazione, sperimentazione e responsabilità civile.
Al centro dell’azione scenica vi sono esclusivamente i corpi. Corpi umani resi anonimi, privati di identità dal colore bianco, colti in una condizione di caduta, sospensione e abbandono. Una scelta precisa, che mira a restituire una dimensione universale della perdita e della violenza, sottraendola a ogni forma di rappresentazione illustrativa.
La performance, curata dal professor Marcello Francolini e dalla coreografa Vittoria Guarracino, ha visto la partecipazione degli studenti Andrea Albanese, Angela Gargano, Roberta Giamboi, Maria Guarnera, Davide La Gamba e Denise Violani. L’azione nasce da un lungo processo di ricerca gestuale, fondato su movimenti primari e archetipici legati alla percezione fisica della fossa: scavare, riempire, cadere, aggrapparsi, respirare, mantenere l’equilibrio.
Gesti essenziali, ripetuti e trasformati, che conducono lo spettatore verso un sentire profondo e primordiale. In questo percorso, il corpo diventa segno, traccia, luogo stesso della memoria. La performance non racconta una storia lineare, ma costruisce un campo emotivo e simbolico, capace di evocare una memoria complessa che non può essere ridotta a immagini o parole.
Seguendo i principi della contact improvisation, l’opera si sviluppa attraverso le relazioni tra i performer. Ne emerge una dinamica continua di sostegno, perdita ed equilibrio precario, che attraversa lo spazio e i corpi. La caduta non viene rappresentata come un evento concluso, ma come una condizione persistente, una tensione che permane nel tempo e che diventa metafora della disumanizzazione e della cancellazione subita dalle vittime prima ancora che dalle loro storie.
Monumentum si configura così come un vero e proprio atto di memoria collettiva, in cui il linguaggio del corpo assume il ruolo di strumento di testimonianza e responsabilità civile. Un invito, rivolto a tutta la cittadinanza, a fermarsi, ascoltare e riflettere, affidando all’arte il compito di custodire una memoria che continua a interrogare il presente.
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