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Trieste by night, Luca Antonini: “Non solo autoctoni, l’estate attira anche turisti” (VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste by night, Luca Antonini: “Non solo autoctoni, l’estate attira anche turisti” (VIDEO)

Nel dibattito sul turismo e sugli eventi, uno dei luoghi comuni più ricorrenti è che le serate triestine siano pensate solo per “chi vive qui” e che i turisti restino spettatori marginali, più concentrati su passeggiate e ristoranti che sulla vita notturna. Nella diretta serale di Trieste Cafe, Luca Antonini, anima di Creativa, ha invece restituito una fotografia molto più articolata e concreta, basata sull’esperienza diretta di chi organizza eventi da anni e osserva il pubblico sera dopo sera.

Antonini non costruisce narrazioni forzate e parte da un dato di realtà: “Ci sono tanti turisti”. Ma subito dopo chiarisce che il quadro va letto con equilibrio, perché la composizione del pubblico non è mai monolitica. “La realtà è che sicuramente la maggioranza del pubblico è autoctono e triestino”, afferma, mettendo in chiaro che gli eventi nascono prima di tutto per chi vive la città tutto l’anno.

Un pubblico che cambia con le stagioni

Il punto centrale del ragionamento di Antonini è che l’estate modifica profondamente la geografia delle presenze. Nei mesi caldi, Trieste non è più solo la città dei residenti, ma diventa un punto di convergenza regionale e transfrontaliero. Lo spiega con naturalezza: “D’estate la gente si sposta molto di più da Udine, da Pordenone, da Gorizia”. A questo flusso si aggiunge un altro elemento ormai strutturale: “Ma anche dalla Slovenia”.

Non si tratta quindi solo di turisti “classici” che pernottano qualche notte, ma di un pubblico misto, mobile, che arriva per una serata, per un evento specifico, per vivere un’esperienza diversa rispetto alla propria città di provenienza. Ed è proprio questo mix che, secondo Antonini, rende gli eventi uno strumento strategico: perché non intercettano un solo target, ma mettono insieme comunità diverse nello stesso spazio.

Eventi pensati per i locali, ma capaci di parlare a chi arriva

Antonini insiste su un concetto chiave: gli eventi che funzionano davvero non nascono inseguendo il turista in modo artificiale. Nascono quando sono credibili per i locali. Le serate devono prima di tutto piacere ai triestini, perché sono loro a garantire continuità, identità e passaparola. Ed è proprio questa autenticità che finisce per attrarre anche chi è in città per pochi giorni.

Nel suo racconto emerge una dinamica precisa: il turista non cerca un prodotto “per turisti”, ma vuole vivere ciò che vive chi abita quel luogo. Le serate, i format, l’atmosfera diventano così parte integrante dell’esperienza di viaggio. Non un’aggiunta, ma un tassello.

Antonini non parla di numeri gonfiati o di percentuali forzate, ma di una presenza reale e percepibile, che cresce soprattutto quando l’evento è riconoscibile, coerente e raccontato bene. È qui che il confine tra pubblico locale e pubblico esterno si assottiglia, fino quasi a sparire.

La dimensione regionale come risorsa

Un altro passaggio importante del suo intervento riguarda la dimensione regionale, spesso sottovalutata nel dibattito sul turismo. Antonini la considera invece una risorsa naturale: Trieste non vive isolata, ma dialoga con un bacino ampio che, in estate, si muove con maggiore facilità.

Chi arriva da altre province del Friuli Venezia Giulia non si percepisce come “turista”, ma come parte di un circuito di eventi e serate che rende la città più viva. E questo contribuisce a creare numeri, atmosfera e sostenibilità economica per chi organizza.

In questa logica, il pubblico delle serate non è mai statico: cambia, si rinnova, si mescola. Ed è proprio questa variabilità a rendere gli eventi un termometro interessante dello stato di salute della città.

Trieste di notte tra potenziale e limiti

Nel ragionamento di Antonini, però, c’è anche una consapevolezza chiara: il potenziale non è ancora espresso fino in fondo. Se le serate attraggono triestini, pubblico regionale e turisti, è perché c’è una domanda che chiede spazio. Ma questa domanda, spesso, si scontra con limiti strutturali e regolamentari, che l’organizzatore conosce bene.

Senza entrare in polemica diretta in questo passaggio, Antonini lascia comunque intendere che il mix di pubblico potrebbe crescere ulteriormente se la città fosse in grado di offrire più contenitori, più flessibilità e più occasioni. Perché quando l’evento funziona, il pubblico arriva. E arriva da più direzioni.

Un’identità che si costruisce sera dopo sera

L’immagine che emerge dalle parole di Antonini è quella di una Trieste notturna in evoluzione, che non può essere ridotta a una città “solo per residenti” né a una città “solo turistica”. È una città che, attraverso gli eventi, costruisce un’identità ibrida, fatta di appartenenza e apertura.

Le serate diventano così uno spazio di incontro: tra chi vive Trieste tutto l’anno e chi la scopre o la riscopre per qualche giorno. Ed è proprio in questo incontro che, secondo Antonini, si gioca una parte importante del futuro turistico e culturale della città.

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