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Elektra di Strauss chiude la stagione del Verdi con una nuova produzione di grande impatto estetico

redazione·
Elektra di Strauss chiude la stagione del Verdi  con una nuova produzione di grande impatto estetico

Dopo la fortunata operazione culturale dedicata al mito di Romeo e Giulietta da Shakespeare a Gounod, il Teatro Verdi di Trieste affronta una nuova sfida: riportare Elektra di Richard Strauss in città dopo l’ultima rappresentazione del 1978. Eseguita solo tre volte nella storia di Trieste, di cui la prima nel 1936 come quarto teatro italiano ad accogliere lo scandaloso capolavoro di Strauss e Hofmannsthal, Elektra rappresenta insieme a Salome, il culmine del cosiddetto ‘dittico espressionista’ di Strauss, ove l’eroina atride porta alle estreme conseguenze sia il tema dell’ossessione morbosa al femminile sia la sua resa in musica, dal celebre nome-motto “Agamennon” al famoso “Elektra-Akkord”. Profondamente influenzata dal milieu viennese degli Studi sull’Isteria di Freud e Breuer fino agli estremi violenti di Sesso e Carattere di Otto Weininger, Elektra respira la stessa atmosfera culturale che influenzò la letteratura triestina d’inizio secolo, vero compendio in musica di quella stagione creativa che pone ancora oggi la città fra le capitali letterarie italiane. Un appuntamento dunque imperdibile e raro, anche per lo sforzo produttivo che chiede ai teatri a causa dell’orchestra di dimensioni assai importanti e inusuali nell’opera e per l’ampissimo cast che chiede voci impeccabili anche sul testo, così da rendere piena giustizia a parole che affondano nella notte dei tempi, dalla tragedia greca fino alla modernità.

Nella nuova produzione del Verdi poi Elektra presenterà alcune sorprese decisamente nuove per il pubblico cittadino e non solo, infatti l’oceanica massa sonora disegnata da Strauss giungerà dal palco, con orchestra e direttore sempre protagonisti come un coro greco, mentre la scena vera e propria aggetterà sulla platea coinvolgendo gli spettatori nell’epica del dramma famigliare degli Atridi e sarà una classicità rovinosa ad avvolgere la sala, quasi una citazione della pittura di quel Grand Tour di cui Trieste, con la nota tragedia di Winckelmann, fu protagonista in una chiave noir che bene si addice ad Elektra. L’ambizioso progetto nasce dal Direttore Musicale Enrico Calesso ed è stato sviluppato in tutti i suoi dettagli in oltre un anno di lavoro, culminato con la scelta del regista milanese Marco Filiberti, profilo perfetto per portare sul palco del Verdi questo delicato equilibrio di citazioni e rimandi letterari, pittorici e musicali pur nell’assoluto rispetto di una classicità estetica di pura e signorile eleganza. Filiberti, noto nel mondo del cinema e della prosa per i suoi lavori sfidanti e per l’assoluta negazione di ogni compromesso, debutta dunque grazie al Verdi nel mondo dell’opera e vi è grande attesa per l’esito di questa innovativa operazione.

Ma anche l’ampio cast vocale ha richiesto un lavoro di ricerca lungo e minuzioso e vedrà nei ruoli principali star assolute del repertorio, come Okka von der Damerau, mezzosoprano conteso da direttori come Kiril Petrenko, Barenboim o Metha, che condividerà il ruolo di Clitemnestra con la serba-austriaca Sanja Anastasia. Quindi l’Elektra avrà il volto e la voce del soprano Elena Batoukova-Kerl, ben nota in città e sui palchi più prestigiosi del globo; con lei una vera esperta del ruolo e di tutto il repertorio straussiano, Diana Lamar. Per Crisotemi si avranno Simone Schneider, considerata nel mondo voce di riferimento per Strauss e Wagner, in alternanza al soprano austriaco Regina Riel, mentre Egisto sarà interpretato in tutte le recite dal berlinese Alexander Schulz. L’apparizione così invocata, temuta ed attesa di Oreste avrà la voce del basso russo Mikhail Petrenko, da sempre pupillo di direttori come Rattle, Harding, Barenboim fra i tanti, quindi del basso-baritono di lunga carriera Lars Fosser.

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