sabato 13 giugno 2026
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L'Ariston celebra Bela Tarr con quattro film. Ecco il programma

Luca Marsi·
L'Ariston celebra Bela Tarr con quattro film. Ecco il programma

ll Cinema Ariston celebra un grande maestro del cinema scomparso tre mesi fa, il regista ungherese Bela Tarr, con un retrospettiva-evento dal titolo "Il tempo della fine" che, da domani al 21 aprile, propone 4 film capolavori. Una iniziativa della Cappella Underground con il Trieste Film Festival. Per gli organizzatori si tratta di 4 "opere radicali che hanno ridefinito il linguaggio cinematografico", presentate in versione originale con sottotitoli in italiano e restaurate in 4K. Béla Tarr (Pécs, 1955), dopo gli esordi nel cinema realistico, sviluppò uno stile unico, in bianco e nero, dal ritmo dilatato e lunghi piani sequenza: un "cinema contemplativo e metafisico", e collaborò più volte con lo scrittore László Krasznahorkai, Premio Nobel per la Letteratura 2025.  Apre la rassegna, domani (h.20.30), Perdizione (1988), melodramma noir sullo sfondo del crollo comunista. Il film sarà preceduto (h.19.00), nello Spazio Underground, da un podcast dedicato al cinema di Tarr. Martedì 14 aprile (h.20.30), con Le armonie di Werckmeister (2000), è considerato l'apice del sodalizio con Krasznahorkai, il film racconta l'arrivo di un circo misterioso in una cittadina della provincia ungherese, composto soltanto da una gigante balena e un enigmatico Principe: "una parabola sulla resistenza della bellezza di fronte alla brutalità cieca degli uomini". Sabato 18 aprile (h.10.30) sarà la volta di Sátántangó (1994), l'opera più monumentale e titanica di Tarr: dodici capitoli della durata di 7 ore (proiezione con due pause). E' la storia della cooperativa agricola in cui Irimiás, un manigoldo creduto morto, torna per manipolare i contadini alternando paura e speranza; è un'analisi spietata del potere e della necessità umana di credere ai falsi profeti. Martedì 21 aprile (h.20.30) chiuderà la rassegna Il cavallo di Torino (2011), Orso d'argento e Premio FIPRESCI al Festival di Berlino, parabola sulla miseria dell'esistenza e testamento cinematografico di Tarr.

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