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Cronaca

Wartsila, Vescovo: "Come può esserci un totale disinteresse per una città nella quale finora ha fatto profitto e ha tratto prestigio?"

Luca Marsi·
Wartsila, Vescovo: "Come può esserci un totale disinteresse per una città nella quale finora ha fatto profitto e ha tratto prestigio?"

"Sul sito della Wärtsilä Italia S.p.A trovo scritto: “Wärtsilä è un leader globale nelle tecnologie
innovative e soluzioni per il ciclo di vita per i mercati marino ed energetico. Promuoviamo
l'innovazione nella tecnologia e nei servizi sostenibili per aiutare i nostri clienti a migliorare
continuamente le loro prestazioni ambientali ed economiche”. Non ho motivi per dubitare quanto
dichiarato.
Appena arrivato a Trieste, nello scorso aprile, mi hanno informato della preoccupante situazione
prospettata dalla dirigenza finlandese con la chiusura della sede di San Dorligo della Valle. Mons.
Malnati mi ha tenuto in costante aggiornamento. E ora siamo arrivati a questo Natale in un clima
di inquietante incertezza.
Come può essere che una multinazionale che si definisce leader globale nelle tecnologie innovative
dismette un patrimonio di conoscenze, una sede storica, un licenziamento di massa
sostanzialmente senza impegnarsi a cercare un futuro per i lavoratori e per questa sua sede
industriale? Come può esserci un totale disinteresse per una città nella quale finora ha fatto
profitto e ha tratto prestigio? Leggendo la cronaca dei giornali, le promesse disattese, viene una
domanda: Può un’impresa consolidata essere così mancante nei confronti dei suoi lavoratori, della
città, della sua classe politica? Non sono titolato a esprimere giudizi di politica industriale. Quello
che posso fare è richiamare la lunga tradizione della dottrina sociale della Chiesa, e in essa trovo
richiami importanti alla responsabilità sociale dell’impresa. Quello che sta avvenendo chiede di
intervenire con correzioni: “Le attuali dinamiche economiche internazionali, caratterizzate da gravi
distorsioni e disfunzioni, richiedono profondi cambiamenti anche nel modo di intendere l'impresa…
Uno dei rischi maggiori è senz'altro che l'impresa risponda quasi esclusivamente a chi in essa
investe e finisca così per ridurre la sua valenza sociale. Sempre meno le imprese, grazie alla
crescita di dimensione ed al bisogno di sempre maggiori capitali, fanno capo a un imprenditore
stabile che si senta responsabile a lungo termine, e non solo a breve, della vita e dei risultati della
sua impresa, e sempre meno dipendono da un unico territorio. Inoltre la cosiddetta
delocalizzazione dell'attività produttiva può attenuare nell'imprenditore il senso di responsabilità
nei confronti di portatori di interessi, quali i lavoratori, i fornitori, i consumatori, l'ambiente
naturale e la più ampia società circostante, a vantaggio degli azionisti, che non sono legati a uno
spazio specifico e godono quindi di una straordinaria mobilità” (Benedetto XVI, Caritas in veritate
n. 40).
Occorre istituire una responsabilità nei confronti dei tanti “portatori di interesse” che rientrano
nell’orbita delle imprese. Questo è quello che denunciamo: la mancanza di assunzione di
responsabilità vero i lavoratori, verso l’indotto, verso la città.
Papa Benedetto XVI ha affermato: “è un fatto che si va sempre più diffondendo il convincimento in
base al quale la gestione dell'impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della
stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita
dell'impresa: i lavoratori, i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di
riferimento. Negli ultimi anni si è notata la crescita di una classe cosmopolita di manager, che
spesso rispondono solo alle indicazioni degli azionisti di riferimento costituiti in genere da fondi
anonimi che stabiliscono di fatto i loro compensi. Anche oggi tuttavia vi sono molti manager che
con analisi lungimirante si rendono sempre più conto dei profondi legami che la loro impresa ha
con il territorio, o con i territori, in cui opera” (Ivi). Si tratta di riflessioni generali, di quasi 15anni

Enrico Trevisi – Vescovo di Trieste

fa. Io non ho mai incontrato la dirigenza della Wärtsilä che ha scelto la chiusura
della sede di Trieste e non mi permetto di esprimere giudizi. Forse nella logica del
promuovere il futuro dell’azienda potrebbe avere il suo senso il chiudere una sede
industriale. Ma quello che chiediamo è l’adoperarsi per dare un futuro lavorativo
dignitoso per tutti i lavoratori, compresi quelli dell’indotto. Quello che ci aspettiamo dai buoni
manager è la capacità di promuovere il bene delle città e non solo di sfruttarle per poi andarsene.
Quello che ci aspettiamo è la capacità imprenditoriale di trovare soluzioni che siano vantaggiose
per tutti i “portatori di interesse” e non solo per gli azionisti o per chi rimane in altre sedi.
Mi faccio interprete delle attese dei lavoratori, di tante famiglie e della città, che ha una sua anima
di solidarietà e di comunione, nel chiedere che le autorità politiche e imprenditoriali non si
rassegnino a veder chiudere, dismettere, licenziare, impoverire Trieste. Auguro a tutti l’estro e il
coraggio di investire per il bene comune, che è anche il bene di ciascuno."

A riferirlo Vescovo Trevisi

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