mercoledì 26 agosto 2026
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Cronaca

Visto per la prima volta alla luce l'anfibio che ama il buio, nello studio anche ricercatori triestini

Luca Marsi·
Visto per la prima volta alla luce l'anfibio che ama il buio,  nello studio anche ricercatori triestini

Per la prima volta è stato osservato alla luce del giorno lo strano anfibio che ama il buio delle acque sotterranee. La scoperta, pubblicata sulla rivista Ecology, si deve all'Università Statale di Milano, in collaborazione con la Società Adriatica di Speleologia e lo Spleovivarium di Trieste. Il proteo (Proteus anguinus), del quale i ricercatori hanno avvistato anche una larva di tre mesi, è fra gli animali più curiosi del pianeta: la sua pelle è priva di pigmentazione, gli occhi sono quasi assenti, ha un corpo anguilliforme, può vivere fino a 100 anni e digiunare per otto. E' diffuso nelle grotte della Slovenia, comprese di Postumia, e nelle acque sotterranee italiane, in particolare nelle province di Trieste e Gorizia. Finora è sempre stato considerato un anfibio esclusivamente sotterraneo, ma ha dimostrato il contrario la ricerca avviata a giugno 2020 e basata sui dati raccolti nei sopralluoghi diurni e notturni in dieci grotte e 69 sorgenti nell'area carsica, tra i comuni di Doberdò del Lago e Monfalcone (Gorizia). In 15 di queste, sono stati osservati diversi esemplari di proteo uscire dalle grotte per nutrirsi di lombrichi rimasti sommersi durante la risalita periodica della falda. Inoltre, la larva di tre mesi osservata dai ricercatori è sia l'unica mai vista fuori da una grotta e la prima in assoluto osservata in Italia, sia il proteo più piccolo mai visto in natura. "La ricerca non si ferma qui. Grazie ad un recente finanziamento Prin del Mur a partire da quest'anno i rilievi saranno estesi a tutta la comunità acquatica dalle zone sotterranee più profonde a quelle di interfaccia con l'esterno e vedranno coinvolte anche zone in cui il proteo non vive come il Salento e la provincia di Como", dice il primo autore dello studio, lo zoologo Raoul Manenti, del dipartimento di Scienze e politiche ambientali dell'Università di Milano. "Dal confronto tra le catene alimentari e le dinamiche delle comunità in cui il proteo è presente e quelle in cui non c'è, ci aspettiamo - aggiunge - di capire quanto sia importante il suo ruolo di regolatore dei flussi di energia e delle pressioni ambientali". (ANSA). BG-COM 

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