Triestino chiede il sigillo trecentesco per l’Imbriaghela: “Simbolo della città”

Una proposta singolare ma dal sapore profondamente triestino arriva da un cittadino che, con passione e orgoglio locale, ha formalmente chiesto al Comune di attribuire il “Sigillo trecentesco della città di Trieste” all’Imbriaghela, la maschera popolare più amata e rappresentativa del Carnevale triestino.
L’iniziativa, nata spontaneamente sui social e poi tradotta in una richiesta ufficiale, punta a riconoscere l’Imbriaghela come patrimonio culturale cittadino. Figura goliardica e bonaria, l’Imbriaghela è parte integrante dell’immaginario collettivo triestino: simbolo di ironia, umanità e della sana autoironia che da sempre contraddistingue la città.
«È molto più di una maschera – spiega il promotore della proposta – è un modo di essere triestini. L’Imbriaghela rappresenta la nostra storia, la nostra leggerezza, ma anche la nostra capacità di ridere di noi stessi e di affrontare la vita con un bicchiere di vino e un sorriso. È tempo che anche le istituzioni lo riconoscano ufficialmente».
Il Sigillo trecentesco, una delle più alte onorificenze conferite dal Comune di Trieste, viene tradizionalmente assegnato a personalità o enti che abbiano contribuito a diffondere il nome e i valori della città in Italia e nel mondo. Da qui, l’idea di dedicare il riconoscimento non a una persona, ma a un simbolo, incarnato nell’immortale figura dell’Imbriaghela, erede della tradizione popolare e del teatro di strada triestino.
La proposta ha già suscitato curiosità e simpatia tra i cittadini e nel mondo della cultura locale. Non pochi vedono nell’iniziativa un modo per dare nuova linfa alla cultura popolare triestina, spesso trascurata rispetto alle celebrazioni ufficiali.
«Trieste – aggiunge ancora il proponente – ha bisogno di valorizzare ciò che la rende unica. L’Imbriaghela è la voce del popolo, quella che scherza, critica, ride e brinda. È il nostro modo di stare al mondo».
Non è escluso che il Comune possa valutare la proposta nelle prossime settimane, magari inserendola nel contesto delle celebrazioni culturali cittadine del 2026.
Un’iniziativa ironica, certo, ma anche affettuosa e profondamente triestina: quella di rendere immortale, con il sigillo d’oro della città, la maschera che da sempre ne incarna l’anima più autentica e sorridente.
foto sebastiano visintin
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