Trieste, il messaggio del vescovo Trevisi alla scuola: «Restare umani nell’epoca dell’intelligenza artificiale»

Un augurio per un anno scolastico «ricco di umanità» e un invito rivolto a studenti, insegnanti, dirigenti, genitori e a tutto il personale della scuola a costruire ogni giorno relazioni fondate sulla fiducia reciproca, sul rispetto, sull’ascolto e sulla capacità di dialogare. È il cuore del messaggio che il vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, ha preparato per l’inizio del nuovo anno scolastico, datato 1 settembre 2026.
Una riflessione che parte dalla quotidianità delle aule e arriva alle grandi questioni del nostro tempo, dal rapporto tra le generazioni alla ricerca della pace e della giustizia, fino alla sfida posta dall’intelligenza artificiale. Al centro resta una parola: umanità.
La scuola come cammino nella fiducia reciproca
«Vivere la scuola significa camminare nella fiducia reciproca», scrive il vescovo, sottolineando come non possa esistere un percorso educativo e formativo realmente significativo senza una fiducia costruita giorno dopo giorno attraverso i rapporti tra le persone.
Trevisi non nasconde le difficoltà che possono attraversare la vita scolastica. Le relazioni, osserva, non sono sempre «lineari e idilliache», ma persino nelle giornate più complicate può esserci spazio per qualcosa di positivo.
«Anche dentro le giornate nuvolose filtra sempre un po’ di luce», ricorda il vescovo. Anche nei rapporti più faticosi, dunque, resta possibile preservare il rispetto, l’ascolto sincero e la volontà di perseguire progetti alti.
È proprio questa dimensione, secondo Trevisi, a dare significato alla scuola intesa non soltanto come luogo nel quale acquisire conoscenze, ma come comunità educante e protagonista di cultura.
L'invito a «restare umani» nel cambiamento d'epoca
Nel suo messaggio il vescovo richiama le parole di papa Leone XIV rivolte ai giovani nel contesto del «cambiamento d’epoca» che la società sta attraversando.
«Voglio affidare a tutti voi una missione: essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili», sono le parole del Pontefice riportate da Trevisi.
Un richiamo a persone capaci di cercare la giustizia, desiderare una vita onesta e retta e comportarsi con gli altri secondo quella stessa attenzione che vorrebbero ricevere.
Il riferimento indicato dal Papa è Gesù Cristo, nel quale, ricorda il vescovo, i cristiani riconoscono «la bellezza e il compimento dell’umanità».
Agli adulti il compito di trasmettere molto più delle nozioni
Una parte significativa del messaggio è dedicata agli adulti che ogni giorno vivono la scuola.
Trevisi augura agli insegnanti di trasmettere le proprie discipline «con passione e con competenza» e a tutto il personale di testimoniare con professionalità il proprio ruolo all’interno della comunità scolastica. Ma la responsabilità educativa, nella riflessione del vescovo, va oltre.
Agli adulti viene affidato il compito di comunicare a bambini, ragazzi e giovani quei punti di riferimento che possono aiutarli «a districarsi nelle complesse vicende umane», dentro e fuori dalla scuola.
«Non si tratta di indottrinare», precisa Trevisi, ma di testimoniare valori umani che ogni nuova generazione deve riuscire a riconquistare.
Dignità, pace e solidarietà: valori da riconquistare
Il vescovo distingue tra il progresso delle conoscenze e quello dei valori. Le nozioni, osserva, possono accumularsi nel corso del tempo e ogni epoca può partire dalle conquiste precedenti per raggiungere nuove scoperte. Per i valori fondamentali dell'essere umano, invece, il percorso è differente.
Ogni generazione deve farli propri nuovamente, attraverso la propria libertà e la propria esperienza.
Trevisi richiama parole come dignità umana, diritti inviolabili della persona, giustizia, pace, solidarietà, compassione e amore. Concetti che non possono essere semplicemente ereditati, ma devono trovare un contenuto concreto nella vita di ciascuno.
È qui che la scuola assume una funzione che supera i confini dell'aula: diventare un luogo nel quale sostenersi reciprocamente nella «ricerca di umanizzazione del mondo», tanto nei rapporti personali quanto nelle relazioni tra i popoli.
Le difficoltà dei giovani tra amicizia, fallimenti ed empatia
Nel messaggio trova spazio anche uno sguardo sulle fragilità che possono accompagnare la crescita.
Il vescovo invita a pensare alla fatica che ragazzi e giovani, ma anche gli stessi adulti, possono incontrare nel vivere l'amicizia, nell'accettare i piccoli fallimenti e nel riuscire a provare empatia verso chi attraversa una situazione di sofferenza.
In questa prospettiva, «abitare la scuola» significa costruire uno spazio autentico di dialogo, capace di aiutare ciascuno a rileggere le proprie esperienze, comprendere di essere parte di una storia condivisa e superare quelle semplificazioni che rischiano di impoverire la comprensione della realtà.
La scuola può così diventare il luogo nel quale ogni persona viene incoraggiata a offrire il proprio contributo originale.
«I giovani hanno diritto ad adulti che li accompagnino»
Trevisi affida poi agli adulti una responsabilità precisa: accompagnare le nuove generazioni senza nascondere le fragilità e gli errori che appartengono alla storia.
«I più giovani hanno il diritto di essere accompagnati da adulti che non temono di raccontare le fragilità e gli errori della storia», scrive il vescovo, ma anche da persone capaci di indicare quei riferimenti riconosciuti come importanti per costruire una vita adulta e matura.
Una maturità che, nelle parole del vescovo, significa anche una vita «bella e ricca di significato», nella quale cultura ed educazione procedono insieme.
Imparare a convivere con i limiti
Educare, prosegue Trevisi, significa anche confrontarsi con i propri limiti e con quelli degli altri, senza considerarli necessariamente un ostacolo alla possibilità di essere felici.
Richiamando san Francesco e la sua «perfetta letizia», il vescovo sottolinea come proprio i limiti possano diventare uno spazio nel quale riscoprire la possibilità della felicità.
Trevisi cita inoltre Leone XIV e la Magnifica humanitas, ricordando che i limiti incontrati durante la vita possono condurre alla paura e all'ansia oppure trasformarsi in un'occasione di crescita.
A fare la differenza sono quelle capacità che rendono grande l'umanità: l'ascolto, l'incontro autentico, la perseveranza nella ricerca della verità e del bene, la solidarietà, la gentilezza e il rispetto.
Lo scambio tra generazioni che rigenera anche gli adulti
Il rapporto educativo, nel messaggio del vescovo di Trieste, non procede però in una sola direzione.
Anche gli adulti possono ricevere molto dai bambini e dai ragazzi che incontrano quotidianamente. Trevisi parla della «freschezza delle domande di senso», della gioia legata alle nuove scoperte e del desiderio di giustizia e di pace presente nel cuore dei più giovani.
Uno scambio capace quasi di rigenerare quotidianamente chi insegna, educa e lavora nella scuola.
Il vescovo racchiude questa esperienza in un'immagine particolarmente intensa: «le vertigini del generare umanità».
La sfida dell'intelligenza artificiale e l'augurio alla scuola
È proprio sull'umanità che si concentra la conclusione del messaggio per il nuovo anno scolastico.
In un tempo nel quale l'intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo crescente nella società e inevitabilmente anche nel mondo della formazione, Trevisi individua ciò che rimane profondamente legato all'incontro fra le persone.
«Auguro a tutti un buon anno scolastico, ricco di umanità», conclude il vescovo, aggiungendo un riferimento diretto alla trasformazione tecnologica in corso: «ciò che l’Intelligenza artificiale non può dare ma che insieme possiamo di nuovo far risplendere sul volto di ciascuno».
Un augurio che consegna alla scuola di Trieste una sfida che va oltre programmi, lezioni e risultati: continuare a essere un luogo nel quale conoscenza ed educazione possano incontrarsi e nel quale, attraverso le relazioni quotidiane, sia possibile continuare a costruire umanità.
Articoli correlati
CronacaMartedì sera su Rai5 il film 'La ragazza ha volato', film interamente girato a Trieste
Nadia è un'adolescente inquieta che cresce nella periferia di Trieste , sospesa tra l'affetto della famiglia e una profonda solitudine. L'incontro con un ragazzo più grande la porterà fuori dal suo isolamento, cambiando per sempre il suo sg
CronacaTrieste, si accampa sul Canal Grande in pieno giorno: Ponterosso ostaggio dell’inciviltà (VIDEO)
Una scena di inciviltà e scarso rispetto del decoro urbano nel cuore di Trieste, proprio in uno dei luoghi più frequentati e fotografati da cittadini e turisti. Nel primo pomeriggio di lunedì 31 agosto, una persona si è sistemata sul lato d
CronacaViale Campi Elisi. Lampioni accesi sotto il sole cocente, i residenti: "Spreco inutile"
Non c'è tregua sul fronte dello spreco energetico segnalato dai cittadini. Questa volta la segnalazione, carica di indignazione, arriva da viale Campi Elisi, dove un residente ha immortalato una scena che definire paradossale è poco. Come m
CronacaBarcola e Sistiana, si conclude il piano estivo della Polizia: oltre 800 persone controllate e diversi interventi in mare
Si conclude oggi il periodo di potenziamento dei servizi di vigilanza e controllo della riviera di Barcola e della baia di Sistiana, avviato dal 1° luglio scorso, che ha visto un significativo impiego di personale della Questura e di altri
