Trieste, Dipiazza difende il Pedocin: “È una peculiarità della città, non toccatelaaaaaa!!!” (VIDEO)

Trieste non tocca il Pedocin. Roberto Dipiazza, ospite della diretta di Trieste Cafe dal Citybar Tergesteo condotta da Martina Vergaro, ha difeso senza esitazioni uno dei simboli più discussi ma anche più radicati dell’estate cittadina: la Lanterna, per tutti il Pedocin. Un luogo che, per il sindaco, non è soltanto uno stabilimento balneare con una sua organizzazione storica, ma una vera e propria peculiarità triestina da preservare.
Nel ragionamento del primo cittadino c’è un punto centrale: Trieste, per storia e tradizione, ha caratteristiche che la distinguono dal resto d’Italia. Dipiazza lo ha spiegato mettendo il Pedocin accanto ad altre realtà che considera uniche del tessuto cittadino, come i ricreatori e le scuole materne comunali, presentandolo quindi non come un’anomalia da correggere, ma come una specificità che appartiene all’identità locale. Per il sindaco, insomma, il Pedocin non è un reperto folkloristico né una consuetudine da giustificare a fatica: è una parte della città che continua ad avere un senso anche oggi.
“Una cosa bellissima che appartiene a Trieste”
Nel suo intervento Dipiazza ha insistito soprattutto sul valore pratico e sociale della struttura. Il Pedocin, nella lettura del sindaco, resta un luogo frequentato da nonne, mamme e bambini, uno spazio percepito come protetto e ordinato, con una funzione precisa all’interno dell’offerta balneare cittadina. Da una parte, quindi, la tradizione; dall’altra, un modello che secondo il primo cittadino conserva ancora una sua utilità concreta.
Nel confronto con Barcola, Dipiazza ha tracciato una distinzione netta: se da una parte c’è il lungomare aperto, dinamico e pieno di giovani, dall’altra c’è la Lanterna, che continua a rappresentare una dimensione diversa, più raccolta e rassicurante. Proprio questa differenza, secondo il sindaco, è uno dei motivi per cui il Pedocin va difeso: non perché debba essere contrapposto ad altri luoghi della città, ma perché offre qualcosa che altrove non c’è.
La risposta alle polemiche
Le controversie degli ultimi giorni sulla divisione storica dello stabilimento non hanno cambiato la posizione del sindaco, che anzi ha scelto di rilanciare con decisione. Il messaggio emerso dalla diretta è chiaro: il Pedocin, nella visione di Dipiazza, non è un residuo da smantellare ma un pezzo di Trieste da custodire. Anche il costo popolare dell’ingresso è stato richiamato come elemento di accessibilità e di continuità con una dimensione cittadina popolare, vissuta, quotidiana.
In filigrana c’è una linea politica e culturale precisa: difendere ciò che rende Trieste diversa. Non tutto, per Dipiazza, deve essere omologato o reinterpretato con le categorie del presente. Alcune realtà, se continuano a funzionare e a essere amate da una parte della città, meritano di restare. E il Pedocin, nel suo ragionamento, rientra pienamente in questa categoria.
Il Pedocin come simbolo dell’identità cittadina
Più che una semplice risposta a una polemica estiva, l’uscita del sindaco si trasforma così in una dichiarazione di visione sulla città. Trieste, nel racconto di Dipiazza, è una comunità fatta di tradizioni, luoghi simbolici e servizi che in altri territori non esistono. Difendere il Pedocin significa allora, in questa chiave, difendere una certa idea di città: orgogliosa delle proprie particolarità, gelosa delle proprie abitudini e convinta che non tutto debba essere modificato per forza.
La posizione del sindaco è dunque netta e destinata a far discutere ancora: la Lanterna non si tocca. Non solo perché piace, non solo perché funziona, ma perché per Dipiazza rappresenta una delle espressioni più riconoscibili di quella Trieste che continua a voler rivendicare la propria unicità.
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