Trieste, Porro difende Dipiazza: «Trieste deve superare la filosofia del “no se pol”»

Salvatore Porro, consigliere comunale del Gruppo Misto e Futuro Nazionale, prende posizione al fianco del sindaco Roberto Dipiazza nel confronto sul futuro del Porto Vecchio. In una lettera inviata alla direzione di Trieste Cafe, Porro afferma di comprendere l'esternazione del primo cittadino e individua nella storica filosofia triestina del “no se pol” uno degli ostacoli che, a suo giudizio, hanno accompagnato nel tempo diversi progetti di trasformazione della città.
Il consigliere interviene in particolare sul ricorso al TAR presentato da Legambiente, WWF e Comitato Porto Chiaro contro l'iter del project financing di Costim per la riconversione dell'area del Porto Vecchio.
La posizione espressa è netta: secondo Porro, sarebbe stato preferibile un confronto diretto con l'amministrazione comunale.
«Io sto con il sindaco»
Già l'oggetto della lettera sintetizza la posizione politica del consigliere: «Io sto con il Sindaco per lo sviluppo e il futuro di Trieste».
Porro apre il proprio intervento richiamando una celebre frase di Papa Francesco, «Chi sono io per giudicare?», per poi entrare nel merito delle recenti dichiarazioni del sindaco.
«L'esternazione del sindaco Roberto Dipiazza è un'uscita che si può comprendere», scrive.
Secondo Porro, quelle parole sarebbero nate «dalla rabbia per i continui “no se pol” di un gruppo di concittadini».
Il consigliere riconosce espressamente il diritto di questi cittadini a esprimere le proprie posizioni, richiamando l'articolo 21 della Costituzione e la libertà di espressione, ma contesta il loro atteggiamento nei confronti delle opere proposte per Trieste.
Porro: «Riserve e ricorsi contro ogni opera»
È su questo punto che la lettera assume i toni più critici.
Secondo Porro, queste persone «presentano riserve e ricorsi contro ogni opera di interesse per la città», senza, a suo giudizio, arrivare mai ad affermare: «Questa è un'opera giusta per Trieste!».
Una valutazione politica che il consigliere inserisce in una lettura storica più ampia.
Porro sostiene infatti che la contrapposizione tra grandi progetti e resistenze sia un fenomeno che accompagna Trieste da decenni, arrivando a richiamare il periodo del Governo Militare Alleato.
L'esempio della Pineta di Barcola
Per sostenere la propria tesi, Porro cita la storia della Pineta di Barcola.
Nella ricostruzione contenuta nella lettera, nel 1950 il progetto di interramento della costa destinato a creare quella che sarebbe diventata la Pineta incontrò una forte opposizione da parte di una parte dell'opinione pubblica.
Porro ricorda il progettista Duilio Cosma e racconta come questi avesse rassicurato la moglie sostenendo che le critiche dei triestini si sarebbero presto dissolte.
La Pineta, ricorda ancora il consigliere, sarebbe stata inaugurata con la sua fontana nel 1963, diventando successivamente uno dei luoghi sul mare più apprezzati della città.
Il riferimento viene utilizzato da Porro per costruire un parallelo con il dibattito contemporaneo sulle grandi trasformazioni urbane.
Il sogno della “Copacabana di Barcola”
Nella lettera compare anche un secondo esempio: quello della cosiddetta “Copacabana di Barcola”, progetto attribuito al benefattore Primo Rovis.
Secondo la ricostruzione di Porro, l'idea prevedeva la trasformazione del tratto di costa compreso tra la Pineta e il ristorante La Marinella in una spiaggia con sabbia dorata, palme e piscine, con l'ambizione di trasformare Barcola nella “Copacabana d'Europa”.
Porro ricorda inoltre che l'idea aveva ricevuto il sostegno dell'ex senatore e consigliere Francesco Russo.
Un progetto rimasto sulla carta, che il consigliere utilizza come ulteriore esempio delle occasioni e delle grandi visioni che, nella sua lettura, hanno attraversato il dibattito cittadino.
Il confronto si sposta sul Porto Vecchio
Il cuore dell'intervento riguarda però il presente e il futuro del Porto Vecchio di Trieste.
«Oggi assistiamo a una situazione simile con il Porto Vecchio», sostiene Porro.
Il riferimento è al ricorso al TAR presentato da Legambiente, WWF e Comitato Porto Chiaro contro l'iter del project financing di Costim per la riconversione dell'area.
Porro non contesta il diritto delle associazioni di assumere iniziative, ma esprime una valutazione differente sul metodo che, secondo lui, sarebbe stato più utile alla città.
«Meglio un incontro con Dipiazza»
«A mio avviso, per il bene della città e per recuperare finalmente una zona abbandonata da quarant'anni, sarebbe stato più utile chiedere un incontro con il sindaco Dipiazza», scrive il consigliere.
Secondo Porro, le associazioni avrebbero potuto presentare direttamente le proprie osservazioni al sindaco e ai dirigenti comunali, scegliendo quindi la strada del confronto preventivo.
Il consigliere sostiene che questa soluzione avrebbe potuto evitare blocchi e favorire il percorso di trasformazione del Porto Vecchio.
Porro collega inoltre la riconversione dell'area alla prospettiva, da lui indicata, della creazione di migliaia di posti di lavoro nei diversi settori. Si tratta della valutazione e della previsione espressa dal consigliere nella lettera.
Lo scontro sul futuro di una delle aree strategiche di Trieste
L'intervento di Salvatore Porro si inserisce così nel confronto politico e cittadino sul futuro del Porto Vecchio, contrapponendo alla strada del ricorso quella del dialogo diretto con l'amministrazione.
La posizione del consigliere è esplicitamente favorevole all'impostazione sostenuta dal sindaco Dipiazza e critica verso quella che definisce la filosofia del “no se pol”.
Una lettera che riporta quindi al centro del dibattito una domanda destinata ad accompagnare ancora a lungo la trasformazione del Porto Vecchio: come conciliare sviluppo urbano, partecipazione, tutela ambientale e diritto dei cittadini e delle associazioni a contestare gli atti amministrativi attraverso gli strumenti previsti dall'ordinamento.
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