Il 'ritornissimo' frappè conquista tutti (tranne chi ha fretta e si sfoga su Facebook)

Dopo anni di nostalgia, il Caffè Primo Rovis ha riaperto i battenti riportando in auge il mitico frappè che tanti triestini hanno amato. Stando alle informazioni raccolte da TriesteCafe, la bevanda simbolo di un’epoca si è guadagnata l’attenzione di tutta la città, felice di ritrovare un gusto che sembrava perduto.
Tra entusiasmo e malumori: i pochi che si lamentano
La stragrande maggioranza dei triestini si è detta più che disposta ad aspettare il tempo necessario per godersi un frappè dal sapore inconfondibile, abbinato a quell’atmosfera tipica dei caffè storici. Tuttavia, non sono mancate polemiche: un piccolo gruppo di utenti sui social ha tuonato contro i presunti venti minuti d’attesa, lanciando frasi provocatorie come «Ma gnanca se xe gratis!». Un atteggiamento che pare stridere con l’entusiasmo generale e che secondo molti sarebbe solo una forma di protesta per il gusto di protestare.
Le opinioni degli esperti… e dei “Batman”
Tra i primi a commentare la notizia, Ernesto “il Batman di Trieste”, che si è chiesto se il frappè di oggi sia davvero quello di una volta. Secondo lui, ci sono dettagli diversi nella ricetta e nella preparazione, ma nulla che giustifichi il malcontento di chi urla allo scandalo per i minuti di fila. Anche Antonio Parisi ha celebrato il ritorno del frappè come un “sorso di tradizione”, una riscoperta che merita la pazienza di chi desidera assaporarlo in tutta calma.
Un post provocatorio contro la pazienza triestina
Di sicuro, il commento sui social dove si legge «Vent’minuti de spetar? Ma gnanca se xe gratis» ha innescato un dibattito acceso, ma l’impressione è che si tratti di una provocazione isolata, una goccia che non rappresenta affatto l’umore collettivo. La pazienza, soprattutto di fronte a un prodotto tanto amato, non sembra mancare alla maggior parte dei triestini, abituati a gustarsi caffè e conversazioni senza fretta.
Attese, polemiche e amore per la tradizione
Chiunque conosca Trieste sa bene che la tradizione del caffè è un rituale quasi sacro, un momento di socialità e condivisione che non si misura certo in secondi. Se il frappè richiede qualche minuto in più per essere preparato a regola d’arte, i più accaniti estimatori rispondono con un semplice: «Semo triestini, no? Quel che xe bon, xe bon». E a giudicare dalle lunghe code sorridenti, quasi nessuno sembra pronto a rinunciare a questo piccolo pezzo di storia.
Conclusione a prova di critica
Insomma, il frappè è tornato al Caffè Primo Rovis e, insieme a lui, la voglia di tuffarsi in un passato che sa di tradizione e sapori autentici. I pochi che reclamano per l’attesa forse dovrebbero ricordare che, a Trieste, il tempo dedicato al caffè è tempo ben speso. Le provocazioni sui social di solito durano meno di un sorriso scambiato al bancone: e se qualcuno non vuole aspettare, c’è sempre un altro bar… ma l’esperienza di un frappè storico, beh, non ha eguali. Soprattutto per chi ha pazienza di gustarsi la vita.
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