Steward privati per la sicurezza urbana, il Silp Cgil fa muro: «I cittadini non paghino due volte»
(cs Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia, Cgil Segreteria Provinciale Trieste ) - Stiamo leggendo in questi giorni sui social network, sui media e attraverso dichiarazioni rilasciate da diversi rappresentanti istituzionali, proposte e ipotesi che prospettano il ricorso a steward o ad altre figure private quali strumenti di “sicurezza integrata” o addirittura alternative alle Forze di Polizia nella gestione della sicurezza urbana e dell’ordine pubblico. Riteniamo necessario intervenire pubblicamente perché il tema della sicurezza non può essere affrontato con slogan, scorciatoie o sovrapposizioni di ruoli che rischiano di generare confusione nei cittadini e di svilire le competenze attribuite per legge alle Forze di Polizia dello Stato. È proprio alla luce di questo dibattito che nasce il presente intervento sindacale, con l’obiettivo di riportare il confronto sul piano della legalità, della professionalità e dell’interesse pubblico. La sicurezza, a tutela dell’ordine pubblico, della convivenza democratica e della serenità sociale, è da sempre affidata per legge alle Forze di Polizia dello Stato. Le cittadine e i cittadini, contribuenti tutti, non devono essere chiamati a pagare due volte il costo della sicurezza pubblica. Lo Stato già finanzia, attraverso risorse pubbliche, l’attività delle Forze di Polizia proprio per garantire professionalità, legalità e tutela dei diritti costituzionali. Non è quindi condivisibile destinare ulteriori fondi pubblici ad attività che rischiano di sovrapporsi impropriamente a competenze attribuite esclusivamente alle Forze di Polizia, favorendo un sistema parallelo affidato a soggetti privati o società esterne. Le risorse pubbliche della Regione dovrebbero invece essere investite in progetti educativi e di prevenzione, come più volte evidenziato anche dal Sindaco, in particolare rispetto all’abuso di alcol, all’educazione alla legalità, alla sicurezza stradale e al contrasto del cyberbullismo. Percorsi di educazione e sensibilizzazione attivi da decenni stanno infatti producendo risultati concreti, contribuendo a creare maggiore consapevolezza tra i giovani sui rischi per sé stessi e per gli altri, sviluppando responsabilità sociale e civile. Esiste inoltre un tema giuridico che non può essere ignorato. La Corte di Cassazione Penale, Sezione VI, con sentenza n. 25152/2013, intervenendo su una decisione della Corte d’Appello di Bari, ha ribadito che le guardie particolari giurate possono operare esclusivamente nell’ambito della vigilanza e custodia dei beni patrimoniali e che, quando intervengono al di fuori delle loro attribuzioni istituzionali, non assumono la qualifica di pubblici ufficiali né di incaricati di pubblico servizio. La Suprema Corte ha inoltre precisato che attività riconducibili alla gestione dell’ordine pubblico o a interventi coercitivi nei confronti delle persone appartengono esclusivamente alle competenze delle Forze di Polizia, quali agenti e ufficiali di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria.
La coercizione fisica e l’uso legittimo della forza sono infatti prerogative rigorosamente disciplinate dalla legge e attribuite esclusivamente agli operatori delle Forze di Polizia nell’esercizio delle loro funzioni. Si tratta di attività estremamente delicate, regolate anche dalla Costituzione, che tutela le libertà fondamentali della persona. Per questo motivo determinate scelte devono essere attentamente ponderate. La sicurezza è una materia altamente professionale e non può essere improvvisata né sostituita da attività sussidiarie o alternative. Diversamente, si rischia di esporre lavoratrici e lavoratori privi delle necessarie tutele a responsabilità giuridiche e operative, oltre ad aumentare ingiustificatamente la spesa pubblica destinata alla sicurezza. Trieste, piuttosto, necessita da tempo di un concreto potenziamento degli organici della Polizia di Stato. Come organizzazione sindacale lo denunciamo da anni: la carenza strutturale del personale sfiora ormai le 100 unità. Una situazione già rappresentata dal Questore alla Direzione Centrale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza a Roma e che auspichiamo possa trovare risposta nelle prossime assegnazioni estive, compensando i pensionamenti e i trasferimenti verso città economicamente più sostenibili rispetto a Trieste. Come Sindacato ribadiamo con fermezza che la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia di Stato non è in discussione e non deve esserlo. Formazione, esperienza e competenze costruite in decenni di servizio sul territorio non possono essere sminuite né sostituite da modelli alternativi che rischiano di indebolire il sistema della sicurezza pubblica. Come Organizzazione Sindacale confermiamo inoltre la nostra piena disponibilità al confronto pubblico e istituzionale su questi temi, nel rispetto dei ruoli e nell’interesse esclusivo della collettività. Da sempre promuoviamo momenti di incontro e dibattito aperti, invitando ai nostri congressi, eventi e iniziative rappresentanti delle istituzioni, del mondo politico, delle realtà sociali e della cittadinanza, proprio per affrontare insieme le problematiche legate alla sicurezza sul territorio di Trieste. Riteniamo infatti che il confronto serio, trasparente e partecipato sia l’unico strumento utile per costruire soluzioni efficaci, tutelando al tempo stesso la sicurezza dei cittadini, la legalità e la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori delle Forze di Polizia.
Trieste 29/05/2026
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