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Cronaca

Sterpin in diretta a Dentro la Notizia: “Non smetterò di denunciare ciò che non è stato fatto per Lilly”

Luca Marsi·
Sterpin in diretta a Dentro la Notizia: “Non smetterò di denunciare ciò che non è stato fatto per Lilly”

Nella puntata di martedì 2 settembre del programma pomeridiano di Canale 5 Dentro la notizia, condotto da Gianluigi Nuzzi, si è tornati a parlare del caso dell’omicidio di Liliana Resinovich. Ospite in collegamento, l’“amico speciale” Claudio Sterpin, che ha espresso senza mezzi termini la sua amarezza per le mancanze investigative e per le ombre che ancora avvolgono la vicenda.

Al centro del dibattito la questione del cellulare di Sebastiano, il marito di Liliana, che sarebbe stato prima resettato e poi regalato. Su questo dettaglio Sterpin è netto: «Mi interessa meno di zero, perché non è compito mio. Questo era un compito che spettava alla Procura». Un passaggio che, a suo avviso, evidenzia le carenze delle indagini iniziali, condotte quando il fascicolo era stato aperto come suicidio.

«Il procuratore dell’epoca – ha ricordato Sterpin – ha lavorato un anno e mezzo per convincere tutti che Liliana si fosse suicidata. Io per primo non ci ho creduto, e oggi siamo di fronte a un vaso colmo di rabbia».

Il collegamento ha toccato anche altri aspetti rimasti in sospeso, come gli oggetti di cui Sebastiano si è liberato dopo la scomparsa della moglie: non solo il telefono, ma anche un hard disk con fotografie di coltelli, una GoPro e una macchina fotografica. Secondo alcuni consulenti in studio, gesti che potevano alimentare sospetti, anche se – hanno precisato – la polizia postale avrebbe verificato la coerenza dei dati della GoPro con quanto dichiarato dall’uomo.

Sterpin non ha nascosto la sua frustrazione per ciò che non è stato fatto: «La Procura non ha voluto analizzare i pallini gialli trovati addosso a Liliana, classificandoli come semplice materiale di riempimento. Eppure potevano essere altro, forse polline. E in quel punto non c’erano api».

In chiusura, un’amara constatazione: «Di rabbia ne ho da vendere. Quelle che chiamano “zone d’ombra”, per me, sono buchi neri, come in un viaggio nell’intergalassia. Non smetterò mai di ripeterlo».

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