Stefano Rebek, “errore di comunicazione”: perché il QR code a Muggia è stato capito male (VIDEO)

Il tema centrale sollevato da Stefano Rebek in diretta su Terieste Cafe riguarda la comunicazione. Secondo l’opinionista, il problema principale del QR code introdotto al carnevale di Muggia non sarebbe la misura in sé, ma come è stata raccontata. Rebek parla apertamente di un “grave e grosso errore di comunicazione”, spiegando che il messaggio arrivato al pubblico, soprattutto giovane, è stato percepito come uno strumento “anti maranza”, un obiettivo che lui stesso definisce irrealistico.
“Così non servirà a nulla”: la percezione sbagliata tra i giovani
Rebek sottolinea che molti ragazzi hanno recepito il QR code esclusivamente come un filtro sociale. In questa chiave, spiega, è normale che il pubblico giovane reagisca negativamente, perché la misura viene vista come inefficace rispetto a ciò che promette. Non perché i ragazzi siano contrari alla sicurezza, ma perché non vedono un nesso diretto tra 10 euro e il blocco dei comportamenti problematici.
Il nodo vero, secondo Rebek: capienza e gestione
Nel suo intervento, Rebek sposta l’attenzione su quello che ritiene il punto reale: la capienza. Una piazza, afferma, ha un limite fisico di persone, esattamente come una discoteca. Superato quel limite, la sicurezza non funziona più, indipendentemente dal numero di steward o forze dell’ordine presenti. È su questo terreno che, secondo lui, la comunicazione avrebbe dovuto concentrarsi fin dall’inizio.
“Se fosse stato spiegato così, nessuno avrebbe fiatato”
Rebek afferma che, se il QR code fosse stato presentato come strumento per contingentare le presenze e garantire una gestione sostenibile dello spazio, il dibattito avrebbe avuto toni completamente diversi. A suo avviso, il sistema “fila” dal punto di vista tecnico, ma è stato indebolito da una narrazione sbagliata che ha spostato il confronto su un piano ideologico.
Una critica che non è bocciatura
L’intervento di Rebek non è una condanna della misura. Al contrario, chiarisce di essere d’accordo “al 2000%” sul principio di fondo. La sua è una critica costruttiva, concentrata sul modo in cui una scelta amministrativa viene spiegata e recepita, soprattutto in un contesto sensibile come quello del carnevale.
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