Statua del presepe decapitata e pietre spostate: furia Dipiazza contro chi “spacca tutto” (VIDEO)

Nel corso della diretta di Trieste Cafe, il sindaco Roberto Dipiazza ha richiamato con forza il tema del rispetto dei beni pubblici, partendo da un episodio simbolico: la statua decapitata del presepe. Racconta di aver ricevuto la segnalazione e di essersi mosso immediatamente, insieme alla signora Graziella, molto legata a quell’allestimento, e a un ragazzo del bar vicino. In pochi minuti, la statua è stata rimossa e messa al riparo all’interno del portone dove il sindaco entra con il numero 5 in piazza Unità, di cui ha le chiavi.
Per Dipiazza è un esempio concreto della sua mentalità da imprenditore: non rinviare, non cercare alibi, ma intervenire subito. Meno telefonate, meno scaricabarile, più azioni immediate per ridurre il danno e restituire decoro ai luoghi simbolici della città.
“Perché rompere una statua se non ci guadagni nulla?”
Il sindaco non si limita a descrivere il fatto, ma pone una domanda diretta a chi compie questi gesti. Se qualcuno ruba, sottolinea, almeno esiste un (sbagliato) tornaconto personale. Ma chi danneggia una statua del presepe, chi rompe senza motivo, chi scrive sui muri o sposta pietre solo per vandalismo, che cosa ottiene? Secondo le sue parole, non c’è alcun guadagno, solo un danno alla città, alla comunità, all’immagine dei luoghi condivisi.
Dipiazza inserisce in questo elenco anche le scritte sui muri e i piccoli ma continui atti di vandalismo che portano a “spaccare sempre tutto”. Ricorda che, ad Opicina, ha trovato delle pietre spostate senza alcuna logica, un gesto che non lascia nulla se non il segno di una volontà distruttiva fine a sé stessa.
La città come patrimonio di tutti e il rifiuto della cultura del danno gratuito
Il messaggio del sindaco è semplice ma netto: la città è di tutti e va trattata come una casa comune. Toccare un presepe, deviare pietre, imbrattare muri non rende nessuno più forte, più coraggioso, più “ribelle”. Produce soltanto costi, disagi, degrado visivo e una sensazione di mancato rispetto verso il lavoro di chi si impegna per allestire, decorare, pulire.
In questo senso, l’azione rapida sulla statua decapitata diventa una risposta non solo pratica ma anche simbolica: il sindaco che prende in mano la situazione, chiama a raccolta chi è lì vicino, chiede aiuto a un ragazzo del bar e, senza attendere altri, ripristina il decoro. È il contrario della cultura del danno gratuito: dove qualcuno rompe, qualcun altro si assume la responsabilità di rimediare.
L’intreccio fra decoro, sicurezza percepita e rispetto reciproco
Dipiazza collega questi casi anche alla percezione più generale di sicurezza e di ordine. Non è solo una questione estetica, ma di clima complessivo: una città curata, dove presepi, pietre e arredi vengono rispettati, è una città in cui i cittadini si sentono più responsabili e più sicuri.
L’invito finale del sindaco è diretto a chiunque sia tentato da gesti di vandalismo: fermarsi un attimo a pensare. Dopo aver spostato una pietra, rotto una statua o imbrattato un muro, che cosa si è ottenuto? Nelle sue parole, “non hai guadagnato nulla”, e proprio per questo è meglio non farlo. Un appello alla coscienza civile, rivolto in particolare ai più giovani, ma valido per tutti.
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