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Cronaca

“Son de Trieste e no me lamento’: la provocazione social che divide e fa discutere la città

Luca Marsi·
“Son de Trieste e no me lamento’: la provocazione social che divide e fa discutere la città

Una frase breve, scritta in dialetto, apparentemente leggera. Eppure capace di scatenare reazioni, commenti, condivisioni e qualche inevitabile polemica. Sui social sta circolando in queste ore il post di una triestina che recita: “Si son de Trieste ma no me lamento, no me servi niente e stago pure ben”. Poche parole che, come spesso accade, vanno ben oltre la loro semplicità.

La provocazione non è urlata, non cerca lo scontro diretto. Anzi, si presenta con il tono asciutto e disarmante tipico di una certa triestinità, fatta di understatement, ironia e una punta di disincanto. Proprio per questo ha colpito nel segno, diventando uno specchio in cui molti si sono riconosciuti, mentre altri si sono sentiti chiamati in causa.

Una frase che divide tra orgoglio e rassegnazione

Per alcuni utenti il messaggio è un inno all’autosufficienza, alla capacità di arrangiarsi, al non pretendere sempre qualcosa in più. Un modo di dire: sto bene così, non chiedo favori, non alzo la voce, non faccio vittimismo. Una filosofia di vita che affonda le radici nella storia di una città abituata a cavarsela, spesso in silenzio.

Per altri, invece, la frase suona come una resa. Un’accettazione passiva di disservizi, mancanze, problemi irrisolti. C’è chi legge in quelle parole il rischio di normalizzare tutto, di trasformare la sopportazione in virtù, di rinunciare a chiedere ciò che spetterebbe di diritto, dai servizi alla qualità della vita.

Il dialetto come chiave emotiva

A rendere il post ancora più potente è l’uso del dialetto triestino. Non è solo una scelta linguistica, ma emotiva e identitaria. Il dialetto qui non addolcisce il messaggio, lo rende più diretto, più vero, quasi impossibile da ignorare. È una frase che potrebbe essere detta al bar, sul bus, in fila al supermercato. Ed è forse proprio questa familiarità a renderla così divisiva.

Trieste tra ironia e autocritica

La forza della provocazione sta nel non dare risposte, ma nel porre una domanda implicita alla città: è giusto non lamentarsi mai? È un segno di maturità o un alibi collettivo? Trieste, da sempre sospesa tra orgoglio e malinconia, tra sarcasmo e introspezione, si ritrova ancora una volta a discutere di sé attraverso una battuta che, come spesso accade, contiene più verità di quanto sembri.

Alla fine, il post non pretende di insegnare nulla. Ma ha ottenuto ciò che ogni vera provocazione riesce a fare: costringere a fermarsi un attimo e pensare. Anche solo per decidere se sentirsi d’accordo o profondamente in disaccordo.

foto sebastiano visintin

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