domenica 12 luglio 2026
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Cronaca

Sfogo social sui triestini: “Vi vantate di essere aperti, ma chiudete cuore e occhi”

Luca Marsi·
Sfogo social sui triestini: “Vi vantate di essere aperti, ma chiudete cuore e occhi”

Un post apparso nelle ultime ore in un noto gruppo Facebook dedicato ai triestini sta facendo discutere e sollevando reazioni contrastanti. Una donna, che si definisce triestina di padre istriano e madre barese, ha voluto affidare ai social un durissimo sfogo contro la città e i suoi abitanti, accusati di vivere nell’ipocrisia e di tradire l’immagine di apertura e accoglienza che Trieste ama attribuirsi.

Nel messaggio, che in poche ore ha raccolto numerosi commenti, la cittadina scrive: “Vi vantate di vivere in una città di confine, di cultura e di apertura, eppure siete i primi a chiudere il cuore, le porte e perfino gli occhi”. Una critica diretta a chi, a suo avviso, si considera superiore senza avere realmente consapevolezza della storia e del ruolo che Trieste dovrebbe incarnare.

La donna richiama anche la memoria della Risiera di San Sabba, definendola “un museo muto, non una coscienza viva”, per sottolineare quanto, secondo lei, la città non tragga veri insegnamenti dal proprio passato. “Vi piace definirvi sinceri, quando in realtà siete solo crudeli, diretti quando siete soltanto maleducati, orgogliosi quando siete soltanto provinciali”, aggiunge in un passaggio particolarmente duro.

Lo sfogo si conclude con parole destinate a far discutere: “Trieste non merita i suoi triestini. E se mai un giorno la città avrà un riscatto, sarà perché qualcuno finalmente non vi assomiglia”.

Le reazioni non si sono fatte attendere: da chi appoggia lo sfogo ritenendolo una fotografia cruda ma reale della città, a chi lo respinge con forza difendendo l’identità e il carattere dei triestini.

Un post che, nel bene e nel male, ha toccato corde profonde e che, ancora una volta, conferma quanto Trieste sia una città in cui il senso di appartenenza, il confronto e anche lo scontro identitario restano vivi e accesi.

Foto Sebastiano Visintin 

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