Salvata all’alba da un infarto: la gratitudine di una triestina a 118, medici, amici e… la sua cagnolina

Il giorno 9 di questo mese, alle cinque del mattino, il destino ha bussato con violenza al cuore di una donna triestina. Un infarto improvviso, spietato e silenzioso, l’ha colta di sorpresa. Ma la sua forza di volontà e una catena di straordinarie coincidenze hanno trasformato quella che poteva essere una tragedia in una storia di rinascita e gratitudine.
Con un filo di energia è riuscita a chiamare il 112 e ad aprire la porta di casa, consentendo ai soccorsi di arrivare in tempo. E proprio in quel momento si è messa in moto la macchina della vita: i sanitari del 118 sono giunti tempestivamente, intervenendo con professionalità, prontezza e un calore umano che la protagonista definisce «letteralmente salvifico».
In particolare l’infermiere Marco, con competenza, dedizione e un tocco di affetto, ha rappresentato per lei una presenza rassicurante in un frangente dove la paura avrebbe potuto prendere il sopravvento. Sentirsi accudita, protetta, sostenuta: questo, racconta la donna, è stato fondamentale tanto quanto le cure mediche.
Ma a vegliare su di lei non c’erano soltanto i sanitari. Anche la sua fedele cagnolina ha dato il suo contributo: abbaiando insistentemente sulle scale, ha destato l’attenzione del vicino e grande amico Gaetano, che non ha esitato a precipitarsi da lei per prestare aiuto. Una catena di solidarietà, amicizia e amore che ha fatto la differenza.
Dopo le prime cure, la donna è stata seguita con la stessa professionalità e gentilezza nella terapia intensiva e successivamente nel reparto di cardiologia. Medici, infermieri e infermiere che con dedizione l’hanno curata e rimessa in piedi.
Il suo messaggio è oggi un inno alla vita, ma soprattutto un grido di gratitudine: «Io vi devo la mia vita! Che il Signore vi benedica».
Una storia che ricorda a tutti noi quanto sia prezioso il lavoro di chi, giorno e notte, con coraggio e cuore, è in prima linea per salvare vite. E quanto, nei momenti più bui, anche un abbaio o la premura di un amico possano diventare il segnale della speranza.
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