domenica 12 luglio 2026
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Cronaca

Museo della Risiera di San Sabba, Commemorazione di Sophie e Hans Scholl, martiri della Rosa Bianca

Luca Marsi·
“Il 22 febbraio di ottant’anni fa, a quest'ora, Sophie Scholl, Hans Scholl e Christoph Probst venivano uccisi a seguito di un processo sommario avvenuto la mattina del giorno stesso”. Inizia con queste parole di Alberto Pasino, Presidente dell’Associazione 2030, e con un successivo minuto di silenzio la commemorazione in ricordo deimartiri della Rosa Bianca, svoltasi oggi, mercoledì 22 febbraio, presso  il Museo della Risiera di San Sabba.
 
 
 
Presenti il Vicesindaco di Trieste, Serena Tonel, l’assessore alla cultura, Giorgio Rossi - che hanno portato i saluti del Sindaco, Roberto Dipiazza –l’Amministratore Apostolico di Trieste, Mons.Giampaolo Crepaldi, la Collaboratrice del Rettore per la terza missione e la divulgazione scientifica dell’Università di Trieste, Prof. Caterina Falbo, e il Presidente dell’Associazione Trieste 2030, Alberto Pasino.
 
 
 
Ad intervenire con collegamento da remoto anche la Presidente della Fondazione Rosa Bianca, Dr. Hildegard Kronawitter, insieme al Prof. Dr. Wolfgang Huber e al Prof. Umberto Lodovici: “Siamo molto contenti che la città di Trieste ricordi questo gruppo di resistenza tedesco e che in Italia venga messa in risalto questa storia. Sappiamo quanto Trieste abbia motivi e anche nomi da ricordare e questo è una ragione particolare di riconoscenza” sottolinea la Presidente della Fondazione. 
 
 
 
“Ringrazio per poter onorare oggi la figura di mio padre, il Professor Kurt Huber” dichiara  il Prof. Dr. Wolfgang Huber. “Mio padre era un musicologo, apparteneva al gruppo di resistenza della Rosa Bianca e ha scritto il sesto volantino contro Hitler. Per questa ragione è stato condannato a morte. La sua esecuzione ha avuto luogo il 13 luglio del 1943. Mi si domanda spesso se mi manca: rispondo di sì, mi è sempre mancato. Mi sono sempre domandato perché ha deciso di correre questo rischio estremo, pur sapendo che gli sarebbe costato la vita. Le ragioni per lui erano molte, tra i principali motivi era il mancato rispetto per la vita. La Rosa Bianca ha portato i diritti di libertà personale, di opinione, di stampa, di libertà scientifica”. Senza il loro sacrificio il testo della Costituzione tedesca oggi sarebbe diverso, e dunque il loro lascito dà senso al loro estremo sacrificio.
 
 
 
“Io sono un italiano che vive in Germania da molti anni e ho notato nel tempo questo interesse per la Rosa Bianca da parte del mio Paese di origine ed è bello che queste storie facciano da ponte tra le nazionalità.
 
Si tratta di una storia di giovani, che hanno portato un cambiamento di visione” sottolinea il Prof. Umberto Lodovici “queste commemorazioni servono per cercare nella storia un qualche strumento per guardare il futuro con nuovi occhi”. 
 
 
 
“La cristianità anche in questa vicenda non è stata un qualcosa di secondario, ma un elemento fondamentale per l’esperienza di questi ragazzi nel corso della loro lotta. Erano giovani che frequentavano l’Università di Monaco ed erano ragazzi molto formati, anche dal punto di vista della fede cristiana” dichiara il Mons.Giampaolo Crepaldi “sono due i punti che mi porto dentro della vicenda della Rosa Bianca: il primo è il primato della coscienza, che sa farci distinguere tra bene e male; il secondo è la teologia della storia nei loro volantini, che ha posto in risalto anche il ruolo di Dio”. 
 
 
 
“Giovani vite sacrificate in nome della libertà e di altri valori fondanti della nostra vita attuale” rimarca la Prof. Caterina Falbo “coscienza, dignità umana, libertà, giustizia, responsabilità. Queste sono le parole che campeggiano sulla pagina web della Fondazione Rosa Bianca Sono parole profonde tratte dagli scritti del gruppo della Rosa Bianca. Durante la loro vita universitaria, questi giovani hanno avuto il coraggio di rifiutare di sottomettersi all’ideologia imperante e oppressiva che negava la dignità della persona. Elaborarono un pensiero critico che si sviluppava attorno alla dignità dell’essere umano, coinvolgendo anche alcuni docenti. Sentivano il bisogno di agire, nel tentativo di smuovere la popolazione dall’apatia, dalla rinuncia al libero pensiero. La Rosa Bianca ha dimostrato che l’Università è e deve essere luogo di crescita personale oltre che dispensatrice di sapere e competenze”.
 
 
 
“La mostra che abbiamo organizzato e l’odierna commemorazione ci invitano a conoscere e riconoscere il valore straordinario di questi magnifici ragazzi e del Professore che concorse a ispirarne e porre in opera gli ideali. E a contemplare come dalla loro normalità ci derivi la certezza che la nostra coscienza –  temprata alla luce della verità – custodisca in sé la capacità di lottare per la libertà dello spirito e per l’onore dell’uomo, una consapevolezza che a ottant’anni di distanza dal loro sacrificio i martiri della Rosa Bianca ci donano, rendendo preziosa questa occasione di far memoria del loro sacrificio” conclude Alberto Pasino.

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