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Cronaca

Rapina Rupinpiccolo, SIULP: "100 poliziotti in meno a Trieste in 15 anni, necessari rinforzi per garantire sicurezza"

Luca Marsi ·
Pubblichiamo dal Segretario Regionale Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia Fabrizio MANIAGO
 
"All’indomani della rapina a mano armata a Rupinpiccolo che - per puro
miracolo - non è finita in tragedia, balza alla mente la sparatoria in pieno
centro del settembre 2021, l’Opel crivellata di colpi nel 2019 presso la Costa
dei Barbari, la sparatoria di Opicina dell’11 gennaio 2019 e tutti gli episodi di
violenza che con una frequenza significativa avvengono in una città che fino a
ieri consideravamo un oasi felice. Potremo ricordare ancora molto di quanto
accaduto negli ultimi anni in tema di sicurezza, con il microspaccio, il
favoreggiamento all’immigrazione clandestina divenuto oramai una costante e
taluni omicidi, ma non è questo il punto. Il punto è che queste vicende
rappresentano un grave vulnus che si sostanzia nella mancanza di investimenti
(centrali e non locali) in prevenzione. Oggi tutti a correre ai ripari, dopo
l’ennesimo gravissimo episodio; Si sprecheranno i Comitati per l’Ordine e la
Sicurezza Pubblica, si invocheranno misure draconiane, militari ad ogni angolo
delle strade, filo spinato, occhi elettronici anche dentro i bagni, controlli serrati
su tutte le arterie, posti di controllo ad ogni incrocio, gruppi speciali su ogni
terrazzo della città e le guardie di frontiera ai confini dell’impero, da Muggia a
Tarvisio. Va scritto a caratteri cubitali che l’apparato repressivo della Questura
opera benissimo perché con l’abnegazione dei Colleghi che lavorano h24 alle
Volanti ed alla Squadra Mobile, i delinquenti vengono identificati e tratti in
arresto. Ma forse sfugge – ai non addetti ai lavori - che il core business di tutti
coloro i quali hanno a che fare con la sicurezza pubblica è anche la
prevenzione. Il fatto di prendere i malviventi poco importa se, i criminali
incalliti hanno portato via i risparmi di una vita in casa (che difficilmente poi
andremo a recuperare) oppure hanno colpito un congiunto che passava
fortuitamente davanti un bar in un giorno sbagliato di ordinaria follia. Ciò che
importa invece è che la prevenzione funzioni alla stregua della repressione.
Fatto però che si scontra con una diminuzione, supremamente oggettiva, di
100 poliziotti nel solo Capoluogo di Regione negli ultimi quindici anni! Cento
Poliziotti andati in pensione e mai sostituiti oppure sostituiti con telecamere di
ultima generazione che consentono ai professionisti della sicurezza un
intervento repressivo postumo, ma mai preventivo. Non esistono telecamere
animate che possano intervenire un attimo prima del momento in cui avviene il
crimine; Forse le inventeranno in un prossimo futuro. Oggi la prevenzione si fa
ancora alla vecchia maniera. Si esce, si sta in strada, si parla con la gente, si
ascoltano le persone, si va nei bar a bere un caffè, nelle osterie, nelle palestre,
nei luoghi di incontro, nelle sale bingo, si va dove si vive e lì si permea il
tessuto sociale e si acquisisce quell’informazione necessaria a comprendere
determinati fenomeni, a capire le dinamiche relazionali tra i vari gruppi, a
veicolare le informazioni al centro di comando per impostare, in corso d’opera,
delle strategie vincenti per prevenire fenomeni criminali di cui si è venuti a
conoscenza respirando l’asfalto. Questo lavoro impegna risorse umane che non
ci sono più perché non sono state ripianate da chi pensava di sostituire le
macchine all’uomo. I poliziotti di quartiere sono il paradigma del declino
organico di tutte le forze di Polizia. Nel Capoluogo la sola Polizia di Stato ne
metteva in campo sedici che coprivano quattro zone della città, mentre oggi
non si vede più nemmeno l’ombra. Accanto a questo dobbiamo registrare che
ci sono Uffici quali l’Immigrazione che sono divenuti catene di montaggio
amministrative, di stile taylorista-fordista, Uffici ai quali, sono appena stati
sottratti i lavoratori interinali a contratto. A poco servirà un ulteriore
miilitarizzazione di facciata del territorio, perché tutto il lavoro lo fanno le forze
di Polizia che operano con totale spirito di servizio, rinunciando a ferie,
passando più ore in servizio che a casa. Colleghi che si vedono ridotti al
lumicino, schiacciati da una burocrazia imponente, che blocca quello che era il
lavoro di un tempo ovvero lo stare in mezzo alle persone, capire in anticipo i
fenomeni più pericolosi. Oggi l’unica azione possibile che si deve porre in
essere per combattere realmente la piaga della dilagante violenza è quella di
iniettare nuova linfa nelle forze di Polizia, assumendo giovani che escono da
procedure selettive rigorose, tagliando contestualmente competenze
meramente burocratiche".

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