Zona Bianca, vacanze social e overtourism: quando gli influencer danneggiano il turismo

Nel corso dell’ultima puntata di Zona Bianca, programma di approfondimento in onda su Rete 4, è stato affrontato un tema sempre più attuale: quello delle “vacanze social” e del ruolo degli influencer nel plasmare – e talvolta stravolgere – il turismo in Italia.
Il servizio ha mostrato come, oggi, la scelta della meta per le vacanze passi sempre meno da agenzie di viaggio o guide cartacee e sempre più da Instagram, TikTok e altre piattaforme social. Basta digitare una parola chiave – per esempio “Puglia” – per trovare decine di profili di travel influencer pronti a consigliare luoghi da visitare, ristoranti e hotel.
Un mercato, quello dell’influencer marketing legato ai viaggi, che a livello mondiale quest’anno potrebbe raggiungere un valore di 33 miliardi di dollari. Solo in Puglia, una delle regioni più amate dai turisti, il settore è cresciuto del 15% rispetto al 2024.
Ma il fenomeno ha anche un lato oscuro. Il servizio di Zona Bianca ha ricordato casi emblematici, come quello di Roccaraso, dove un singolo hashtag ha attirato oltre 10.000 persone in un solo giorno, causando traffico, affollamento, rifiuti e disagi. Oppure l’episodio della Grotta della Poesia in Salento, che da luogo quasi sconosciuto è diventato meta presa d’assalto fino a richiederne la chiusura temporanea da parte del sindaco.
Gli influencer possono anche creare tensioni con gli operatori locali, come dimostrato dallo scontro social tra una nota influencer e il pizzaiolo napoletano Enrico Porzio, nato da una richiesta di “collaborazione” in cambio di visibilità anziché pagamento.
Secondo Emanuela Vitulli, travel influencer pugliese intervistata nel servizio, per un singolo post si può arrivare a guadagnare anche 7.000 euro, ma è fondamentale lavorare “con etica”, evitando di contribuire al fenomeno dell’overtourism.
C’è anche chi rifiuta questo approccio: Onofrio, ristoratore pugliese, ha raccontato di aver ricevuto decine di proposte da influencer disposti a soggiornare e mangiare gratis in cambio di pubblicità social. “A mio avviso – ha dichiarato – non portano alcun beneficio reale alla città o al turismo”.
Il messaggio finale del servizio di Zona Bianca è chiaro: i social sono ormai strumenti centrali nel turismo, ma il loro utilizzo richiede responsabilità per evitare che la promozione di un luogo si trasformi nella rovina della sua bellezza e vivibilità.
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