"Ennesimo mega rintraccio a tempo di migranti che in mattinata sfiora le 130
Persone ed è destinato a salire.
Ennesima beffa ai controlli di frontiera, ai muri, al filo spinato, alle pattuglie
miste, ai militari, alle tanto declamate normative internazionali, tirate per la
giacca da una parte e dall’altra. Mentre la bibbia ci insegna che le migrazioni
dei popoli si datano alla notte dei tempi, mentre s’infiamma la polemica tra
soggetti istituzionali, corpi sociali intermedi e politica, in barba a tutti
continuano inesorabili gli ingressi. La gravissima situazione che sta colpendo il
Friuli Venezia Giulia in questa lunga estate senza fine, non è per niente nuova
tanto che, già da alcuni anni avevamo coniato il neologismo della “perenne
emergenza” che ancora una volta ci mostra con tutta la sua semplicità come
dalle parole ai fatti vi sia un solco incolmabile. La profezia di un’ondata massiva
di arrivi è scolpita, nero su bianco, su molteplici pagine cartacee ed on line di
numerose testate giornalistiche; Analisi la cui scaturigine segue l’abbandono da
parte degli USA dall’Afghanistan già lo scorso anno. Chiunque si occupa di
questa materia aveva ampiamente pronosticato un incremento del flusso in
ingresso con ampio anticipo. Un dato su tutti; In questa dimenticata provincia
del nord est siamo passati negli ultimi dieci/quindici anni da 120 richiedenti
asilo all’anno ad oltre 6000 (SEIMILA), mentre il numero di personale, le
strutture, la logistica, l’organizzazione generale non ha visto incrementi di
sorta (SIC!). Il Friuli Venezia Giulia per orografia è la porta naturale della rotta
balcanica e pensare di mettere un cancello di chiusura è fuori da ogni logica.
Altro invece è chiedere legalità e rispetto delle regole internazionali perché il
Regolamento Dublino è chiaro come il sole. Il primo Stato di approdo
nell’Unione Europea è lo Stato competente alla disamina dell’istanza di Asilo,
fornendo assistenza al richiedente durante l’iter procedurale. Allora a meno di
non aver inventato il teletrasporto, la competenza alla disamina della legittima
istanza di protezione internazionale, non può radicarsi in seno allo Stato
Italiano e su questo non ci può essere alcun dubbio. La riammissione è altresì
un istituto legittimo che deve compiersi attraverso un percorso chiaro e legale
di regole condivise. Queste regole esistono, ma all’interno del Regolamento
Dublino sono troppo lunghe e farraginose motivo per cui, si dava applicazione
all’accordo intergovernativo del 1996 tra Italia e Slovenia. Oggi più che mai il
decisore politico deve spingere in seno all’Unione Europea per armonizzare i
due atti normativi in modo da avere uno strumento efficace alla gestione dei
flussi migratori. È sacrosanto chiedere il rispetto delle regole e questo rispetto
non può essere unidirezionale. Il fenomeno migratorio deve essere affrontato a
livello globale e non può essere scaricato su una Regione minuscola rispetto al
mondo." A riferirlo il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia