Quarto Grado, Frattura alla vertebra T2: aggressione o errore medico? Il caso Liliana si complica

Durante l’ultima puntata di Quarto Grado, andata in onda su Retequattro e condotta da Gianluigi Nuzzi, si è tornati a parlare della controversa frattura alla faccetta superiore della vertebra T2 riscontrata sul corpo di Liliana Resinovich. Una lesione che potrebbe rappresentare un elemento chiave nella ricostruzione delle ultime ore di vita della donna, ma che oggi si trova nuovamente al centro di dubbi e contraddizioni.
Barisani e Cattaneo: ipotesi a confronto
Il primo a sollevare il sospetto che quella frattura non fosse il risultato diretto di un’aggressione, bensì di una manipolazione post-mortem del corpo, fu il dottor Raffaele Barisani, consulente della famiglia di Sebastiano Visintin. Un’ipotesi che sembrava in contrasto con quanto emerso nella seconda autopsia firmata dalla professoressa Cristina Cattaneo, secondo cui la lesione aveva caratteristiche compatibili con un evento perimortale – ovvero avvenuto poco prima o subito dopo il decesso.
Il colpo di scena: la confessione del preparatore anatomico
A riaccendere il giallo è stata una dichiarazione sconcertante rilasciata in questura da parte del preparatore anatomico che aveva affiancato il medico legale durante la prima autopsia dell’11 gennaio 2022. L’uomo ha ammesso che potrebbe essere stato lui stesso a causare involontariamente la frattura maneggiando il corpo. Ma il dubbio è ancora più profondo: se la frattura era già visibile nella TAC dell’8 gennaio 2022, com’è possibile che sia stata provocata tre giorni dopo?
Frattura già presente l’8 gennaio?
Secondo la ricostruzione di Quarto Grado, la consulenza Cattaneo include le immagini della TAC eseguita l’8 gennaio, in cui sarebbe già visibile un’intaccatura alla vertebra, tale da far ipotizzare che la frattura fosse già presente. Dunque, appare improbabile che sia stata causata successivamente, durante l’autopsia dell’11 gennaio.
Un trauma compatibile con l’aggressione?
Oltre alla vertebra, la Cattaneo ha riscontrato lesioni su diverse parti del corpo di Liliana, tra cui il volto (fronte, palpebra destra, radice del naso, mento e orecchio destro), le mani (palmo, indice e anulare), e alcune infiltrazioni nei tessuti molli sopra l’orecchio e al labbro. Secondo la dottoressa, questi segni sono localizzati in sedi tipiche da difesa e sarebbero compatibili con un’aggressione. Per l’esperta, Liliana sarebbe stata aggredita e poi soffocata, e la frattura alla vertebra potrebbe rientrare in questo contesto violento.
Il nodo centrale: quando è stata provocata davvero la frattura?
Se la frattura è avvenuta prima o subito dopo la morte, il 14 dicembre 2021, non può essere attribuita a un errore avvenuto quasi un mese dopo, durante l’autopsia. Ma se invece fosse davvero stata causata accidentalmente dal preparatore anatomico, cambierebbe radicalmente la lettura del quadro lesivo e la sua valenza giudiziaria.
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