Quarto Grado e il giallo di Lilly: Seba tace, gli esperti ipotizzano una difesa cauta
Il programma Quarto Grado, in onda su Retequattro e condotto da Gianluigi Nuzzi, ha dedicato un nuovo approfondimento al caso di Liliana Resinovich, la donna triestina trovata senza vita nel 2022. Durante la puntata, l’attenzione si è concentrata su Sebastiano Visintin, marito della vittima e ora ufficialmente indagato, con particolare focus su quella che è stata definita la sua “strategia del silenzio”.
A sollevare il tema è stata la giornalista Alessandra Viero, che ha evidenziato come, dopo anni di interventi pubblici, interviste e dichiarazioni – a volte anche contraddittorie – Visintin abbia cambiato completamente approccio. «Dopo tre anni in cui ci ha abituato alla sua presenza costante, oggi Sebastiano tace», è stato osservato in studio, interrogandosi sul significato di questa scelta.
A commentare l’evoluzione è stato il professor Picozzi, che ha indicato una possibile scelta dettata da valutazioni legali, ipotizzando che l’atteggiamento di riservatezza possa essere suggerito dal suo avvocato, proprio per evitare ulteriori esposizioni dannose. Secondo Picozzi, in passato Visintin avrebbe mostrato «atteggiamenti e formule del tutto diverse una volta dall’altra», rischiando così di apparire contraddittorio e poco credibile.
Il dibattito si è spostato poi su quanto questa “tattica del silenzio” possa essere letta come segnale di preoccupazione nei confronti dell’inchiesta. In qualità di indagato, Visintin potrebbe infatti scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere se convocato dalla procura.
Durante il programma si è ribadito anche un punto importante: la consulenza della dottoressa Cristina Cattaneo, spesso citata come decisiva, non è una perizia super partes, bensì una consulenza tecnica di parte, richiesta dalla procura. Un dettaglio che, secondo gli esperti presenti, mantiene aperta la necessità di una perizia indipendente che possa chiarire con maggiore oggettività alcuni aspetti fondamentali dell’indagine.
Il caso Resinovich, a oltre tre anni dai fatti, continua dunque a sollevare interrogativi e ad alimentare il dibattito mediatico. In questo scenario, il silenzio di Sebastiano Visintin non passa inosservato, diventando esso stesso elemento di analisi e riflessione pubblica.
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