Premio “Spoendlin” alla dott.ssa Spedicati del Burlo per uno studio sulle basi genetiche della perdita uditiva
All’inizio del mese di settembre, in occasione del Symposium and 57th Inner Ear Biology Workshop tenutosi a Trieste, Beatrice Spedicati, medico in formazione specialistica al quarto anno della Scuola di Specializzazione in Genetica Medica e studentessa del primo anno del Corso di Dottorato in Scienze della Riproduzione e dello Sviluppo, ha vinto il premio “Spoendlin” per giovani ricercatori. Lo studio premiato è stato svolto presso la Struttura Complessa di Genetica Medica dell’Irccs materno infantile “Burlo Garofolo” sotto la supervisione del professor Paolo Gasparini e della professoressa Giorgia Girotto.
Il premio Spoendlin per Giovani ricercatori è stato istituito in memoria di Heinrich H. Spoendlin (1927-1991), Professore Ordinario e Direttore del Dipartimento di Otorinolaringoiatria presso l’Università di Innsbruck. Scienziato di fama mondiale, è stato autore di fondamentali scoperte sull’anatomia, biologia e fisiologia dell’orecchio interno. È stato uno dei fondatori del workshop Inner Ear Biology, fortemente voluto da Spoendlin proprio come occasione di incontro e condivisione tra i massimi esperti internazionali di perdite uditive. Il premio Spoendlin è oggi riservato ai più promettenti giovani ricercatori per riconoscerne l’impegno ed il valore all’interno della comunità scientifica.
Dottoressa Spedicati, qual è il contesto del vostro studio e qual è stato l’obiettivo principale del vostro progetto?
Il nostro studio è inserito all’interno di un ampio progetto volto a identificare le basi genetiche delle perdite uditive, con particolare attenzione ai pazienti pediatrici.
L’ipoacusia congenita rappresenta il deficit neurosensoriale più comune, con prevalenza pari a circa 1:1000 nati, e in circa il 50 per cento dei casi è dovuta a cause genetiche. A oggi sono noti più di 120 geni associati a perdite uditive isolate e sono state descritte più di 400 sindromi che presentano, tra i vari sintomi, anche la perdita uditiva. È pertanto una patologia caratterizzata da variabilità genetica e clinica estremamente elevate.
In questo contesto, l’introduzione nella pratica clinica delle tecnologie di sequenziamento ad alta processività, come il sequenziamento dell’intero esoma, ha enormemente implementato la capacità dei genetisti di identificare le cause molecolari delle perdite uditive congenite.
L’applicazione di queste tecnologie ha inoltre consentito di individuare alcuni scenari particolarmente complessi, come la presenza delle cosiddette “doppie diagnosi molecolari”. In questi casi vi è la compresenza di varianti patogenetiche in due geni distinti che vengono ereditati in modo indipendente, causando l'insorgenza di due distinte malattie genetiche. Lo studio che è stato premiato ha avuto come obiettivo l’identificazione di doppie diagnosi molecolare in pazienti affetti da perdita uditiva, sia sindromica sia non sindromica
Come si è svolto lo studio e quali sono stati i risultati del progetto?
I campioni di 100 pazienti giunti all’attenzione dei genetisti medici del nostro Istituto negli ultimi 18 mesi sono stati sottoposti a sequenziamento dell’intero esoma e in tre casi sono state individuate doppie diagnosi molecolari.
È interessante notare come i pazienti affetti contemporaneamente da due malattie genetiche possono presentare quadri clinici distinti, ognuno dovuto a una delle due patologie identificate, oppure quadri clinici sovrapponibili, in cui gli stessi segni e sintomi possono essere riconducibili a entrambe le condizioni evidenziate.
In merito ai pazienti da noi analizzati, in due casi abbiamo identificato soggetti con ipoacusia e altri segni clinici in cui la perdita uditiva è spiegata dall’identificazione di una variante in un gene associato a tale quadro, mentre i rimanenti sintomi sono spiegati da una seconda variante in un altro gene associato a un fenotipo completamente diverso. Il terzo paziente, invece, era affetto da ipoacusia ed è risultato portatore di due varianti patogenetiche in due diversi geni coinvolti nelle ipoacusie genetiche.
Perché è importante studiare le basi genetiche delle perdite uditive?
In considerazione dell’alta frequenza e dell’elevato impatto sociale delle ipoacusie, risulta fondamentale individuare nei piccoli pazienti la causa molecolare di tale quadro clinico.
I risultati delle analisi genetiche sono infatti essenziali sia per poter indirizzare al meglio il percorso diagnostico e di follow-up dei pazienti affetti che per fornire alle famiglie un adeguato counselling che offra informazioni corrette e complete in merito ai rischi di ricorrenza. Tale aspetto risulta particolarmente importante e complesso nei casi in cui vengano identificate due patologie genetiche all’interno del medesimo nucleo familiare, sottolineando come la conoscenza approfondita del problema clinico sia essenziale per affrontare nella maniera adeguata i dubbi e le richieste delle famiglie.
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